ENCICLOPEDIA MEDICA
Definizione di ALCOOLISMO (O ETILISMO)
Alcoolismo (o etilismo):
Eccessiva ingestione, in genere volontaria, di alcool etilico (detto anche nelle forme acute, etilismo acuto). In forma cronica è una condizione di esasperato bisogno che porta all'abuso di bevande alcooliche (derivate dalla fermentazione di prodotti naturali o dalla distillazione di prodotti già fermentati) ed al conseguente decadimento fisico e psichico dell'individuo. Concorrono a determinarlo fattori costituzionali, abitudini di vita, l'ambiente sociale, molto spesso uniti ad un'instabilità del temperamento che induce a rifugiarsi nell'alcool per sfuggire all'ansietà conseguente alle difficoltà della vita sociale. L'alcoolismo è diffuso soprattutto negli individui di sesso maschile e di mezza età. Il tipo di bevanda impiegato è in stretto rapporto con le condizioni economico-sociali del soggetto. In Italia, a differenza dei Paesi anglosassoni, è comune l'uso del vino anche se va sempre più diffondendosi il consumo di bevande a maggior gradazione alcoolica. In ambienti sociali molto poveri o tra alcoolisti particolarmente dipendenti, invece delle usuali bevande a base di alcool etilico (vino, liquori secchi e dolci ecc.) vengono consumati spiriti industriali a base di alcool metilico, meno costosi, ma molto più dannosi, con sintomi oculari gravissimi fino alla cecità e talvolta morte rapida. Gli effetti lesivi dell'alcool etilico sono dovuti sia a vera e propria intossicazione con fenomeni di assuefazione sia a deficienze nutritive e vitaminiche dovute ad interferenza nel metabolismo e nei processi digestivi dell'individuo. L'assorbimento dell'alcool si verifica prevalentemente a livello del primo tratto dell'intestino tenue. La velocità e l'entità di tale assorbimento dipendono da numerosi fattori: quantità della bevanda assunta e suo tenore in alcool; stato di replezione dello stomaco; natura dell'alimento eventualmente presente in esso. Passato nel sangue, l'alcool viene distribuito in tutto l'organismo dalla circolazione ematica con un assorbimento che è variabile da tessuto a tessuto, ma che, per determinati tessuti, entro certi limiti, è direttamente proporzionale al grado di irrorazione degli stessi. Fegato, rene e cervello, ad esempio, sono organi che rapidamente lo assorbono e sui quali estrinseca altrettanto rapidamente i suoi effetti citotossici, dalla entità dei quali dipende una più o meno vasta gamma di sintomi clinici. Questi ultimi, in genere, sono direttamente proporzionali alla concentrazione ematica di alcool (livello alcoolemico) e mostrano soprattutto l'interessamento prevalente del tessuto cerebrale. Si sogliono, così, distinguere schematicamente, diverse fasi di una sindrome clinica, nota come intossicazione acuta da alcool, dipendenti dalle corrispettive concentrazioni ematiche percentuali di alcool. Per concentrazioni ematiche al disotto di 0,2 g per 1000, si ha una fase subclinica, senza, cioè, particolari modificazioni. L'individuo è normale ad un esame clinico superficiale e, solo con particolari mezzi di indagine, è possibile rilevare lievi mutamenti.
Tra 0,2 e 0,5 g per 1000, iniziano nella quasi totalità degli individui manifestazioni cliniche apprezzabili anche ad un esame superficiale, quali senso di calore, arrossamento del viso, espansività eccessiva. Tra 0,5 e 1,0 g per 1000 si ha la cosiddetta fase dell'euforia, caratterizzata da diminuzione delle inibizioni e dei poteri di critica, lieve incoordinazione nei movimenti, risposte agli stimoli indebolite. Sono interessati i centri corticali inibitori. Con l'aumento della concentrazione ematica (1,0-1,5 per 1000) si estende l'influenza dell'alcool anche ai centri motori. L'individuo è notevolmente euforico, impacciato nei movimenti e con andatura vacillante. Notevoli sono i disturbi dell'equilibrio. Anche l'attenzione è marcatamente diminuita. Tra 1,5 g e 2,5 per 1000 si ha la fase dell'ubriachezza conclamata, caratterizzata dall'accentuazione dell'incoordinazione muscolare, linguaggio scurrile, notevole instabilità emotiva, diminuzione della sensibilità dolorifica, alterazione delle sensazioni, indebolimento marcato dei riflessi. Tra 2,5 e 3,5 g per 1000, l'alcool agisce sulla quasi totalità del tronco encefalico. È la fase del pre-coma. Accanto ai disturbi della sfera emotiva (pianto, riso, disperazione, irascibilità) si osservano disturbi neurovegetativi, quali nausea, vomito, sonnolenza, stato stuporoso. Compaiono fenomeni di iniziale paralisi. Tra 3,5 e 4,5 g per 1000, si ha la fase del coma con gravi fenomeni, quali ipotermia, polmonite da stasi, collasso periferico che mostrano l'iniziale interessamento del bulbo cerebrale. Il trattamento si basa su somministrazione per via intramuscolare di caffeina e benzoato di sodio, eventualmente respirazione artificiale e con molta precauzione analettici, inoltre vitamine del complesso B. Può essere utile la lavanda gastrica ed è necessario riscaldare il paziente. Se la concentrazione ematica d'alcool sale, sopravviene la morte per paralisi dei centri cardio-respiratori. L'alcoolemia massima sopportata oscilla tra i 4,5 e 5,0 g per 1000. L'intossicazione cronica da alcool si manifesta dopo un lungo periodo di assunzione abituale di bevande alcooliche. È caratterizzata da un progressivo decadimento delle facoltà psichiche dell'individuo e da una ingravescente diminuzione delle resistenze dell'organismo. L'uso cronico di notevoli quantità di alcool sviluppa il fenomeno della dipendenza, la necessità cioè di ingerire quantità sempre maggiori per ottenere gli stessi effetti di piacere e soddisfazione. La tolleranza all'alcool varia da individuo a individuo; tuttavia nell'alcoolista è in genere alta all'inizio e diminuisce successivamente nel tempo. Si arriva fatalmente a dosi sempre più vicine a quelle letali; l'astinenza brusca da esso provoca serie reazioni la cui intensità dipende dal grado e durata di intossicazione raggiunto. Dopo un singolo episodio di ubriachezza anche discreta quello che resta è una sorta di stato angoscioso, disturbi gastrointestinali, tremori più o meno passeggeri. Ma se l'astensione brusca dal bere alcoolici segue un periodo superiore a 2 settimane di forte intossicazione, si ha lo scatenamento di convulsioni e di delirio (delirium tremens) per ipereccitabilità cerebrale di rimando. La sintomatologia comincia poche ore dopo l'ultima ingestione di alcool con tremori, nausea, sudorazione, ansietà, debolezza, vomito. I tremori man mano aumentano ed impediscono ogni coordinazione di movimenti, il paziente è insonne, dice di vedere qualcosa, all'inizio quando chiude gli occhi, ma poi anche ad occhi aperti (allucinosi acuta alcoolica) ; man mano diventa più agitato, disorientato, vede immagini terrificanti che lo perseguitano. Siamo al terzo giorno di astensione; a questo punto si instaura collasso cardiovascolare; può seguire la morte oppure miglioramento della sintomatologia, a volte con atteggiamenti residui schizofrenici, e comunque resta a lungo nell'organismo il segno dello stress della severa sindrome di astensione. La terapia dell'alcoolismo tende a disassuefare il paziente dall'alcool e si avvale anche dell'impiego di tranquillanti e della psicoterapia; specialmente tra le popolazioni anglosassoni buoni successi sta ottenendo un tipo particolare di psicoterapia «aperta» (senza l'analista) attuata dalla cosiddetta Alcoholic Anonymous. Risultati incerti, almeno non durevoli, si hanno con l'Antabuse, una sostanza che induce un riflesso condizionato di disgusto all'ingestione di alcool. A causa del continuo controllo necessario sul paziente, è consigliabile eseguire la terapia in ambiente sanitario. L'alcoolismo non è ereditario; la percentuale di aborti tra le donne dedite all'alcool è maggiore, ma solo perché è più alto il numero di gravidanze e minore il senso di responsabilità. Da un punto di vista medico-legale i problemi inerenti all'intossicazione acuta da alcool sono legati all'accertamento di tale stato di intossicazione, in quanto collegato a quello dell'imputabilità. Per quello che riguarda tale accertamento bisogna sottolineare che questo viene fatto con metodiche particolari atte a determinare l'alcool nel sangue o nei tessuti (alcoolimetria) dell'aria espirata; tali metodiche, però, molto diffuse all'estero, sono permesse in Italia solo sul cadavere e non sul vivente, in quanto la Costituzione protegge l'integrità della persona vivente, per cui non è possibile, in mancanza di una legislazione adeguata, ma auspicabile, effettuare il prelievo di sangue o qualsiasi altro tipo di prova.
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