ENCICLOPEDIA MEDICA

Definizione di ALIMENTAZIONE DEL BAMBINO

Alimentazione del bambino: 

Alimentazione che deve essere adeguata alle sue capacità di digerire e di metabolizzare, cioè di trasformare e utilizzare gli alimenti; la qualità e la quantità quindi di essi devono variare col variare di tale capacità digestiva e metabolica. Nei primi mesi l'alimentazione è data dall'allattamento materno o artificiale. Durante il periodo dell'allattamento, che prevede all'inizio sei o sette pasti, è necessario prevenire le carenze vitaminiche e minerali mediante la somministrazione di ferro e vitamine. Il passaggio da un'alimentazione lattea a una mista deve avvenire gradualmente durante il divezzamento. In seguito si dovrà abituare il bambino a variare ulteriormente la sua dieta. Alla fine del primo anno il numero dei pasti è ridotto a quattro e il latte è bene somministrarlo solo a colazione e a merenda con l'aggiunta di biscotti, di pane tostato ecc. 
I pasti principali saranno costituiti da minestrine vegetali o di vitello magro con aggiunta di pastina o semolino, 4 g di olio o burro e mezzo tuorlo d'uovo; l'uovo è bene somministrarlo senza l'albume, in questo periodo si possono dare formaggi bianchi non fermentati, carni tenere lesse e tritate, pesce lesso ecc; inizialmente la carne va data in piccola quantità (10-15 g per pasto), in seguito essa avrà un'importanza sempre maggiore nell'alimentazione del bambino. Al compimento del primo anno di vita si potrà cominciare a modificarla gradualmente, rendendola sempre più simile a quella dell'adulto, considerando però che le capacità digestive di un bambino sono più limitate e che il suo organismo in fase di sviluppo ha determinate esigenze alimentari, sia nel senso di un aumentato apporto calorico, sia nel senso di cibi ben specifici, quali, ad esempio, quelli ricchi di proteine. Nel bambino gli alimenti sono indispensabili per la sua crescita, cioè per la costruzione di nuove cellule; per questo la quantità di calorie introdotte per m2 di superficie corporea deve essere maggiore che nell'adulto (1350 C/m2 al giorno per un bambino di 2 anni; 1300 C/m2 per uno di 6 anni e 1250 C/m2 per uno di 10 anni, poiché nei primi anni di vita lo sviluppo è più rapido). Inoltre, soprattutto nella fase di forte sviluppo (dai 2 ai 7 anni) è notevole il fabbisogno di proteine (3-4 g al giorno per kg di peso), che per 2/3 devono essere di origine animale (carne, pesce, formaggio e uova), perché più facilmente assimilabili. I grassi devono coprire 1/3 del fabbisogno calorico totale: una parte è contenuta nel latte, nelle uova, nella carne, il rimanente è dato da burro, olio, margarina, formaggio. Poiché in questo periodo l'apporto di proteine e grassi è veramente notevole, il consumo di idrati di carbonio (pane, pasta, riso, dolciumi) deve essere limitato; aumenterà via via che il bambino cresce, contemporaneamente al diminuito apporto di grassi, Anche l'apporto di vitamine e sali minerali deve essere superiore rispetto a quello dell'adulto. Dopo aver dato queste indicazioni generiche, diremo che non è possibile stabilire un'alimentazione rigorosamente fissa, che vada bene per ogni bambino, in primo luogo perché il fabbisogno energetico varia da soggetto a soggetto, secondariamente perché i gusti sono molto variabili; tuttavia si può tracciare una dieta-base, ricca dal punto di vista qualitativo e contenente proteine, idrati di carbonio, grassi, vitamine e sali minerali in quantità sufficiente e in perfetto equilibrio; su questa traccia si potrà impostare l'alimentazione più adatta al bambino. A volte, nonostante la dieta sia perfetta, i risultati sono deludenti: il bambino non cresce regolarmente, rifiuta spesso di mangiare, è stanco e svogliato. La causa di questo stato di cose, che in alcune famiglie assume un aspetto addirittura drammatico, è da ricercarsi in errori facilmente rimediabili con l'aiuto di semplici norme di educazione alimentare: variare il più possibile la composizione dei pasti e rendere più appetibili i piatti presentandoli in modo invitante; dare la preferenza ai cibi che sono particolarmente graditi al bambino; evitare che mangi fuori pasto (gelato, brioche, panino imbottito); anzi, le è necessario, eliminare lo spuntino del mattino e la merenda. Soprattutto nella prima infanzia è bene limitare, se non evitare, i dolciumi, troppo spesso causa di fastidiose gastroenteriti; evitare discussioni e litigi al momento dei pasti; non fare drammi se il bambino mangia poco e, dopo un primo inutile tentativo, non insìstere perché termini il pasto: è controproducente; dopo il gioco o lo studio è opportuno un breve riposo prima di mettersi a tavola. Infine è bene non rimpinzare il bambino oltre misura, con il pretesto che per crescere deve mangiare molto: in molti casi egli non mangia, non perché soffre di inappetenza, ma perché è sazio.

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