ERBOLARIO

Definizione di AGRIMONIA

Agrimonia.
Agrimonia Eupatorio L. e A. Odorata Miller.
ROSACEE.

Questa pianta, assai comune nei luoghi soleggiati, sui margini dei campi, sulle scarpate, lungo i bordi delle strade di campagna, nelle schiarite dei boschi e nei prati, appartiene con le Pimpinelle e le Alchimille, alla più modesta tribù delle nostre Rosacee. Voi la riconoscerete ben presto dalla sua magra spiga di fiori gialli a cinque petali stretti, che raggiunge perfino un metro d'altezza, e tuttavia colpisce meno lo sguardo della pianta maturata, i cui calici fruttiferi induriti, a dieci scanalature, incoronati da spine uncinate, diventano volentieri i passeggeri clandestini dei nostri cappelli e berretti (è questo un mezzo spesso usato di dispersione delle piante). Le foglie sono alternate e spartite in segmenti assai grandi, disposte su due ranghi, smerlati, divisi in segmenti molto più piccoli.
Più rara dell'Agrimonia Eupatoria, l'Agrimonia odorosa è assente nel mezzogiorno, e cerca soprattutto le stazioni ombrose; essa rassomiglia parecchio alla prima, ma i suoi fiori e le sue foglie sono odorose, mentre che l'Agrimonia Eupatoria deve accontentarsi solo del profumo delicato dei suoi fiori.
Le due specie hanno le medesime proprietà; l'Agrimonia odorosa è forse più attiva. Le loro foglie e le loro sommità vengono raccolte all'inizio della fioritura, di preferenza nei luoghi asciutti e soleggiati, sebbene la loro conservazione noccia presto alle loro virtù.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La sua infusione rosata, di sapore gradevole, ha fatto dare all'Agrimonia anche i nomi di Tè dei boschi e di Tè del nord (i contadini di diverse regioni settentrionali, specie in Francia, in Svizzera ecc, l'impiegano correntemente): essa viene principalmente usata nelle malattie croniche del fegato.
«Agrimonia», dice un antico autore, Olivier de Serres, «è stata chiamata Eupatorium, dal nome di Eupator Roy, che per primo le diede fama: e anche perché il fegato è chiamato he par, per il quale questa erba costituisce un particolare rimedio» : vale a dire che i medici pratici moderni non hanno innovato nulla trovandola utile nella insufficienza epatica, la litiasi biliare, l'itterizia. Bere da tre a cinque tazze al giorno dell'infusione, ottenuta da 30 grammi dell'erba secca in un litro d'acqua bollente.
Presa alla fine dei pasti, quest'infusione è efficace nell'atonia intestinale, e nei disturbi intestinali accompagnati da diarrea. L'Agrimonia è utile usandola in gargarismi frequenti, nell'angina, nella faringite granulosa e nei comuni mal di gola. Si può aggiungere all'infusione di Agrimonia foglie di Rovo: 50 grammi di ciascuna pianta per un litro d'acqua, fino a ridurre di un terzo la decozione, addolcendola poi col miele o con sciroppo di More di Gelso. Ledere ha ottenuto buoni risultati utilizzando «per la medicazione di ulcere varicose e di piaghe nelle quali la presenza di fungosità ritarda la cicatrizzazione», un vino ottenuto facendo bollire per cinque minuti e poi lasciando in infusione per un'ora, 200 grammi della pianta secca in un litro di vino rosso.

ALTRI USI.
I Cosacchi si servivano in passato della decozione di Agrimonia contro i parassiti intestinali del loro bestiame. «I fusti e le foglie bolliti danno una bella tintura di color giallo dorato, assai vivace e duratura.» (J. Roques).

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