ERBOLARIO
Definizione di ANGELICA O ARCANGELICA
Angelica o Arcangelica.
Angelica Archangelica L.
OMBRELLIFERE.
L'Angelica o Arcangelica non è stata posta per nulla sotto la protezione degli angeli. Coltivata dalla fine del Medio Evo nei nostri paesi, questa grande e robusta ombrellifera, originaria da quelli dell'Europa del Nord, non cresce spontaneamente da noi, ma essa è facilmente coltivabile e i suoi impieghi sono talmente numerosi che si deve considerarla come una tra le migliori delle nostre buone erbe. Essa è parente di una specie selvatica comune, l'Erba angelica, che ha pressappoco le stesse proprietà della prima, però meno pronunciate. Ne parlerò più avanti.
La sua grande altezza (talvolta più di due metri) le sue larghe foglie frastagliate a foglioline ovali dentellate, a picciolo inguainante, e soprattutto il suo odore particolare, assai penetrante, fanno riconoscere subito l'Angelica. Viene coltivata largamente qua e là per la pasticceria ma, purtroppo, oggi viene sofisticata con dei succedanei colorati (a volte vengono perfino usate le rape!) che tingono le focacce del commercio con inquietanti tonalità. Tutta la pianta viene utilizzata, dai semi alla radice: quest 'ultima sarebbe la parte più attiva dell'Angelica.
RACCOLTA .
Le semenze vanno raccolte come quelle dell'Aneto; i fusti saranno tagliati fra giugno e luglio, di buon mattino e preparati al più presto. Si può anche tagliarli a pezzi e metterli ad essiccare in un luogo molto asciutto e ben aerato, all'ombra, come le foglie, le quali vanno colte prima della fioritura. Le radici verranno divelte in autunno dalle piante vecchie d'un anno lasciate intatte. Esse saranno troncate a pezzi, asciugate al sole se il tempo lo consente e conservate in scatole ben chiuse (vedere anche più avanti, quando parlerò della coltivazione).
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
L'Angelica è tonica, stimolante, stomatica, espettorante. Le vengono riconosciute anche proprietà sudorifere, emmenagoghe, carminative; essa viene utilizzata con successo nei casi di debilitazione più diversi, e non ci sono convalescenti, esauriti, clorotici e dispeptici che non possano trarre beneficio dal suo uso. Olivier de Serres, non dice forse che essa «serve a tenere la persona lietamente»?
Uso tonico-stomatico.
Al pari di un certo numero di medicamenti vegetali, l'Angelica non è specifica di uno stato particolare, e l'insieme delle sostanze complesse che essa contiene stimola diverse funzioni dell'organismo che tutte concorrono, in grado diverso, alla guarigione. Non è possibile separare l'azione benefica della nostra pianta sul sistema digestivo, dalle salutari ripercussioni del suo impiego sull'economia generale dell'organismo; difatti l'Angelica attiva l'insieme delle secrezioni cutanee, renali, ecc... favorisce il lavoro muscolare, l'equilibrio e l'energia dei nervi. L'inappetenza da astenia generale (convalescenza, anemia ecc...), intestinale, oppure di origine psichica, sparisce. Il lavoro digestivo viene favorito, le fermentazioni scompaiono. Essa è dunque particolarmente consigliata ai nervosi soggetti ai disturbi della digestione, e alle persone debilitate sulle quali le medicine del commercio non raggiungono spesso un felice effetto. In caso di emicranie di origine digestiva, di spasmi gastrici, si può associarle il Trifoglio fibrino come segue: Trifoglio fibrino pianta intera 15 grammi; Angelica (di preferenza le radici), 15 grammi, per ogni litro d'acqua bollente. Lasciar infondere per mezz'ora. Una tazza dopo ogni pasto. Quando si tratta di risollevare il tono generale dell'organismo, si può accompagnare all'Angelica qualche tonico amaro, come Genziana, Centaurea, Achillea, Artemisie, ecc.
Uso bechico-espettorante.
Ciò che ho detto prima a proposito della diffusione dei principi attivi dell'Angelica in tutto l'organismo, deve essere tenuto presente quando si cerca di spiegare i suoi effetti salutari nelle affezioni del sistema respiratorio. Le bronchiti acute e croniche, le pleuriti, le polmoniti, le febbri catarrali, traggono beneficio dal suo impiego sotto forma di infusione al trenta per cento, alla quale si associerà, se necessario, il Marrubio in una infusione così dosata: radice di Angelica, 15 grammi; sommità fiorite di Marrubio, 15 grammi per ogni litro di acqua bollente. Lasciare infondere tra i dieci e i quindici minuti. Prenderne da tre a quattro tazze al giorno. I malati e coloro che stanno bene apprezzano questo punch di Angelica: Radice di Angelica sminuzzata: 30 grammi Acquavite: 4 centilitri Zucchero: 100 grammi Acqua bollente: 1 litro Succo di Limone e buccia di arancia.
Quando si possiede un giardino, è preferibile usare l'Angelica fresca (fusto e radice), sia per il suo sapore più pronunciato, quanto per le sue proprietà intatte. La radice può essere raccolta durante tutto l'inverno.
USI DIVERSI.
Dopo essere stata usata un tempo in una quantità di medicinali, come l'Elixir Pestilentiel di Crollius, la Fleur des Cordiaux di Batoeus, o l'Acqua celeste di Sylvius Déléboé, l'Angelica è comunemente conosciuta oggi per l'uso che ne fa la pasticceria e la liquoristica. Essa entra nell'Acqua di Melissa dei Carmelitani, nella Benedictine, nella Chartreuse, ecc. Io mi limiterò a dar qui qualche ricetta compatibile con la pratica domestica.
Metodo per candire l'Angelica.
Prendete dei fusti freschi ben mondati, tagliateli in pezzi lunghi una dozzina di centimetri, gettateli nell'acqua bollente e lasciateli bollire per una mezz'ora; poi toglieteli dall'acqua, sgrondateli e levate con precauzione i filamenti della corteccia. Fatto ciò, rimetteteli in ebollizione fino a quando i fusti diventino teneri sotto la pressione delle dita: a questo punto saranno diventati bianchi e, se volete farli tornare verdi, gettate un pugno di sale nell'acqua prima di toglierli. Passate quindi i fusti nell'acqua fresca, sgrondateli e rimetteteli al fuoco in uno sciroppo che deve contenere il loro peso in zucchero; fate bollire a fuoco vivo durante una mezz'ora, poi versate il tutto in una terrina. Il giorno dopo separate lo sciroppo facendolo bollire a parte, e gettatelo sui fusti: questo per tre giorni di seguito. Infine fate seccare al forno i pezzi cosparsi di zucchero in polvere, conservandoli in scatole ben chiuse, o collocateli in vasi di maiolica, ricoprendoli con sciroppo ben cotto, nel quale l'Angelica potrà conservarsi per anni senza perdere nulla del suo aroma.
Liquore d'Angelica.
(digestivo e aperitivo).
Ne esistono diverse ricette, ed eccovene una: Fusti verdi di Angelica tagliati a pezzetti: 50 grammi Noce moscata grattata: 1,5 grammi Cannella grattata: 1,5 grammi Acquavite fine: 1,250 centilitri Zucchero: 1 chilo Acqua di fonte: 1/2 litro.
Fate prima di tutto macerare l'Angelica, la Noce moscata e la Cannella nell'acquavite, e quattro giorni dopo aggiungete lo sciroppo, ottenuto con le dosi sopra indicate di zucchero e acqua: lasciate macerare almeno per altri otto giorni, filtrate e conservate in bottiglie ben tappate tenendole al fresco. Questo liquore è eccellente nei disturbi digestivi citati prima, in dosi evidentemente moderate.
La signora Laugier, di Forcalquier, mi ha consigliato quest'altra ricetta (crema di Angelica): Pezzi di Angelica candita: 250 grammi Cannella: 2 grammi 4 chiodi di Garofano Acquavite: 3 litri.
Dopo un mese e mezzo di macerazione, filtrate; fate sciogliere al fuoco 3 libbre e mezza di zucchero in un litro d'acqua; dopo due o tre bolliture, schiumate, togliete dal fuoco e aggiungete l'acquavite a questo sciroppo. Lasciate raffreddare e poi imbottigliate. Altre ricette consigliano di usare i semi di Angelica assieme a quelli di Finocchio e di Anice, oppure di far macerare in parti uguali pezzi di fusto di Angelica e Mandorle amare tritate, in proporzioni come sopra. Quest'ultimo liquore deve essere delizioso, ma non lo consiglierei perché la Mandorla amara è un veleno molto forte (essa contiene l'acido cianidrico) che rende talvolta tossico l'innocente amaretto dei pasticceri. Come per tutte le ricette di liquori, io credo che sia bene saper improvvisare: procedendo a tentativi con una quantità ridotta di acquavite (che costa cara), la brava padrona di casa deve giungere a creare dei deliziosi elixir, ricordandosi nondimeno delle mortificazioni del bravo padre Gaucher!
I lapponi e gli islandesi usano l'Angelica bollita nel latte come legume. Nei loro paesi l'Angelica è una pianta assai comune e raggiunge taglie considerevoli.
COLTIVAZIONE.
Se voi volete usare l'Angelica, è quasi indispensabile coltivarla poiché fresca è introvabile.
L'Angelica richiede un terreno fresco, smosso, non argilloso, bene esposto. Preparate il terreno con parecchie vangature, o con la zappa, smottando bene le zolle fino a 20 centimetri di profondità. Nel corso dell'ultima zappatura unitevi del terriccio o del letame ben maturo. Il letame fresco da un cattivo sapore alla pianta e la fa crescere troppo in fretta. Si deve seminare folto, come si fa nei vivai in piena terra, sia in marzo, sia in settembre; in quest'ultimo caso, che è da preferirsi, si copre leggermente con terriccio il seminato, e poi si trapiantano nella primavera seguente i piedi più belli (grossi quanto un dito), lasciando circa un metro di spazio attorno ad ogni piede, in un terreno uguale a quello del semenzaio. L'Angelica chiede di essere annaffiata di frequente se vi è siccità e quando si ripetono le sarchiature. Il primo anno vanno colti i fusti secondari, rispettando quello centrale che darà, la seconda annata, un altro raccolto (ricoprire la pianta con un po' di terriccio dopo l'appassimento delle foglie). La pianta muore al terzo anno. Occorre raccogliere i semi quando sono maturi, e seminarli quasi subito dopo, poiché essi perdono presto le loro facoltà germinative. Le case di orticoltura forniscono anche le mazze.
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