ERBOLARIO

Definizione di ANICE

Anice.
(Pimpinella Anisum L.). 
OMBRELLIFERE.

Al pari dell'Angelica, l'Anice nei nostri paesi è esclusivamente coltivato: la sua origine è d'altronde sconosciuta e, come alcune piante coltivate o ospiti delle coltivazioni, non la si trova in nessuna parte del mondo allo stato selvatico. È una pianta di media taglia, vellutata, odorosa in ogni sua parte, ma soprattutto nelle sue semenze, che sono le sole a essere impiegate. I suoi fiori bianchi, ad ombrelle piuttosto rade, sbocciano in luglio e vengono sostituiti da piccoli frutti ovoidali, fibrosi, anch'essi vellutati. Le sue foglie sono di due forme, le inferiori a lobi arrotondati, quelle del fusto a foglioline acute ristrette alla base, e il suo odore caratteristico la differenziano facilmente dalle Ombrellifere selvatiche rassomiglianti. Una volta l'Anice veniva coltivato estensivamente in Francia, nei dintorni di Angers, di Bordeaux e nella Alsazia, tanto che in molti giardini ne veniva piantato per ricavarne dei liquori. I semi si raccolgono, come quelli dell'Aneto, di preferenza al momento della rugiada: la data del raccolto è stabilita dalla caduta dei semi dall'ombrella centrale, che è la prima a fiorire e i cui frutti sono più odorosi.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Le sue virtù stomatiche non sono usurpate, e ne corroborano le proprietà stimolanti e sedative, riconosciute da Cadéac e Meunier nel 1889. Il suo effetto sull'organismo è simile a quello dell'Angelica. Quando i disturbi gastrointestinali non provengono da uno stato irritativo, in caso di perdite dell'appetito, di spasmi dolorosi delle vie digestive (fra i nervosi e gli esauriti) l'infusione di semi di Anice, nella dose di un cucchiaino da caffè in una tazza di acqua bollente, si mostra molto efficace. Essa è ugualmente indicata nelle coliche accompagnate da flatulenze e in quelle dei bambini che apprezzano il suo benefico aroma (addolcito se necessario con un po' di miele). Si può adoperare ugualmente l'Anice, mescolandolo in parti uguali con le altre Ombrellifere aromatiche, facendone un'infusione molto utile in tutti i casi di atonia degli organi digestivi. Aggiunto all'Aneto, si usa contro il singhiozzo e i vomiti.
«L'Anice», dice Chomel, «è buono per i bambini che vanno soggetti agli incubi». Infatti si è dimostrato efficace nei disturbi nervosi leggeri: vertigini, giramenti di capo, emicranie, palpitazioni, ecc... Si tratta dunque di una pianta degna di essere tenuta nella farmacia di famiglia, e la si impiegherà, come detto più sopra, in tutte le indisposizioni che hanno come prima causa un disordine intestinale. Lo sciroppo d'Anice, preparato aggiungendo una buona quantità di zucchero (rosso di preferenza) in un'infusione concentrata di semi, è apprezzato dai bambini più piccoli, ai quali calma i dolori (da 30 a 60 grammi al giorno, somministrati a cucchiaini).
L'Anice favorisce la secrezione lattea. Lo si metterà in infusione con i semi di Finocchio e di Cumino, essi stessi galattogeni sperimentati. Il suo impiego, attraverso il latte delle nutrici che lo prendono, calma le coliche dei lattanti; il latte acquista il profumo della pianta. Il sapore gradevole dell'infusione di Anice serve a mascherare quelli spesso assai meno delicati di un gran numero di Semplici. Lo si può utilizzare al pari dell'Angelica, della Liquerizia o della Menta, per facilitare l'assunzione delle tisane di piante stomachiche o pettorali, che molti ammalati non possono sorbire senza arricciare il naso.

USI DIVERSI.
Al pari della sua cugina, l'Angelica, l'Anice entra in un gran numero di preparazioni culinarie, la più nota delle quali è senza dubbio l'anisette, antico buon liquore di famiglia, le cui ricette sono innumerevoli. Eccone uno schema: per un litro di acquavite, da 40 a 50 grammi di sementi tritate, e mezzo chilo di zucchero, al massimo. Vi si aggiunge abitualmente della Cannella (da 1 a 2 grammi), della Vaniglia (mezzo baccello), della Noce moscata (1,5 grammi) ecc. e variatelo a vostro piacere. Si lascia macerare per cinque o sei settimane, zuccherando come per la seconda ricetta del liquore di Angelica. È un digestivo sperimentato.
Il vespetro.
Il vespetro (da vesse, peto e da rot, rutto), è un ratafià digestivo e carminativo, il cui nome non deve far allibire la brava padrona di casa. Difatti che cosa non si perdonerebbe a questo soave infuso di semi di Ombrellifere aromatiche: Angelica, Anice verde, Coriandolo, Sedano, Pinocchio (10 grammi per ciascuno delle due prime, 8 grammi delle tre altre, per un litro di alcool) che si accompagna al sapore aspro delle bucce di Limone e di Arancio?
Il rossolis.
L'Anice entrava nel XVII e XVIII secolo, nella formula di una bevanda aromatica francese, il rossolis, che non ha beninteso nulla in ,comune con la Drosera. Eccone la ricetta: «Bisogna prendere tre libbre di zucchero e due pinte (2 litri) di buon vino bianco, nel quale farete fondere lo zuccchero in luogo della solita acqua. Bisogna poi prendere altre due libbre di zucchero ben macinato e pulito, 125 grammi di Pistacchi schiacciati, 125 grammi di Uva di Corinto, e 60 grammi circa di Anice. Bisogna mettere il tutto a bollire in una caldaia, e per conoscere quando sarà giunto il momento di toglierla dal fuoco, basterà osservare che il liquido sia diminuito di un terzo. A questo punto versate il tutto in un vaso verniciato ben pulito, lasciandolo riposare tappato per quattro ore, poi lo passerete, e lo porrete in cantina. Filtrandolo, ci si può mettere un grano (5 centigrammi) di muschio o di ambra per il profumo».

Pasticceria e confetteria.
Anche la pasticceria fa gran uso di Anice. Il vero panpepato ne contiene. È molto facile preparare il delizioso biscotto all'Anice: mescolate 250 grammi di farina, 175 grammi di zucchero, 50 grammi di burro e 15 grammi di Anice, (uno o due cucchiai d'acqua solamente se necessari).
Stendete la pasta ottenuta col matterello a uno spessore di 7 o 8 centimetri; tagliatela in quadratini o mediante uno stampo, e cucinate a fuoco dolce nel forno tra due piastre imburrate. Rivestiti di zucchero, i semi si trasformano in eccellenti piccole chicche, ghiottoneria popolare nel secolo scorso, che veniva chiamata semplicemente anici.

COLTIVAZIONE.
L'Anice richiede una terra ricca e leggera e una buona esposizione. Il clima meridionale è quello nel quale meglio prospera. Lo si semina chiaro, a spaglio, dopo gli ultimi geli, su un terreno ben dissodato e unito, e le sementi devono essere state conservate durante l'inverno mescolate con sabbia umida (all'aria perdono presto le facoltà germinative); il terreno seminato va lievemente ricoperto e rullato. Quando sono spuntate le pianticine, e talvolta ci mettono parecchio tempo, vanno schiarite, conservando i piedi migliori, ad una ventina di centimetri uno dall'altro. Dopo di che la piantagione non richiede che qualche sarchiatura: in tempo di siccità è necessario qualche annaffiamento. Le sementi si trovano in commercio, ma spesso dotate di scarso potere germinativo.

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