ERBOLARIO
Definizione di ANICETO O ATANASIA
Aniceto o Atanasia.
Chrysanthemutn Tanacetum Visiani (Tanacetum vulgare L.).
COMPOSITE.
Questa grande Composita vivace, talvolta coltivata nei giardini, cresce in macchie piuttosto vaste nei terreni incolti, sugli scarichi di macerie, lungo le scarpate delle ferrovie, delle strade, sugli argini, nella maggior parte d'Italia, dal mare ai monti. Diversi segni particolari permettono di darle il nome senza rischio di confusioni: dei piccoli capolini giallo oro, numerosi, formano un corimbo alla sommità dei fusti, vale a dire che tutti i fiori raggiungono pressappoco la stessa altezza, benché i loro peduncoli nascano a livelli differenti; le foglie, a lobi su due ranghi, sono finemente frastagliate e, quando si stropicciano, esse emanano un forte odore, dapprima gradevole, ma che poi stordisce un po'. L'Atanasia fiorisce tutta l'estate; si raccolgono le sue sommità all'inizio della fioritura, i semi alla maturità dei capolini. Seccata in ghirlande o in mazzetti, la pianta conserva molto bene il suo sapore e le sue proprietà.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Precisiamo anzitutto che quest'erba, a forti dosi, può diventare eccitante e tossica. Benché del tutto innocua alle dosi medicinali, i soggetti nervosi faranno bene ad astenersene. L'infusione delle sommità (15-30 grammi per litro di acqua bollente) o col vino (30-50 grammi per litro di vino bianco da macerare per una settimana) si impiega per uso interno, nello stesso modo delle medesime preparazioni a base di Assenzio (vedere questa voce).
I semi, per di più, sono particolarmente vermifughi: essi hanno valso all'Atanasia, come all'Assenzio, il nome popolare di Erba da vermi. La loro infusione (4 o 5 grammi per 100 grammi di acqua bollente, al mattino a digiuno per qualche giorno) riesce molto efficace contro gli ossiuri e gli ascaridi: si possono anche somministrare in polvere, con del miele o con della gelatina (da 2 a 4 grammi per i bambini, 8 grammi per gli adulti). I clisteri, (da 15 a 30 grammi in decozione nell'acqua bollente da filtrare e iniettare a 35°), sono raccomandabili contro gli ossiuri. Si possono associare all'Atanasia altre Composite vermifughe: Assenzio, Assenzio marittimo, Santolina, ecc. Spesso basta, ai bambini, applicare la pianta sotto forma di cataplasmi caldi sul ventre, per scacciare i parassiti (e si può aggiungere dell'Aglio tritato).
Uso esterno.
L'Atanasia è di impiego tradizionale nei dolori reumatici (cataplasmi di pianta bollita nell'acqua o nel vino); la sua decozione è utile nelle ulcere. Hercole de Saxe la raccomandava nelle screpolature delle mani. Nelle slogature e nelle storte, una volta si usavano cataplasmi di Atanasia macinata assieme a burro.
USI DIVERSI.
I semi di Àtanasia servono anche come condimento; si può provarli con discrezione sulle carni, la selvaggina, nei paté, nei dolci. Macerati nell'alcool, essi forniscono un liquore assai simile alla Chartreuse, ma è poco raccomandabile date le proprietà convulsivanti della pianta. Le foglie, molto odorose, tengono lontano gli insetti. Una volta se ne mettevano nei letti; posti nelle cucce dei cani e dei gatti, scacciano le loro numerose pulci.
COLTIVAZIONE.
L'Atanasia, rustica e vivace, cresce molto facilmente nelle terre fresche e fertili, piuttosto leggere. La si moltiplica piantando pezzi di radice o seminando i grani in primavera, in luoghi bene esposti. I suoi fusti diritti, che sorpassano alle volte il metro e mezzo di altezza, le sue belle foglie, i suoi numerosi capolini dorati ne fanno una pianta assai decorativa. È consigliabile tagliare le sommità fiorite prima che si sgranino, perché l'Atanasia è una pianta che si diffonde facilmente. La Santolina [Santolina charmaecyparissus L.) ha delle proprietà assai simili all'Atanasia. I suoi capolini, e soprattutto le loro sementi, sono un vermifugo assai efficace, da utilizzarsi nello stesso modo dell'Atanasia. La Santolina è legnosa, i suoi fusti molto ramificati (quelli d'annata, erbacei, portano solo delle numerose piccole foglie, lineari, dentellate, biancastre e vellutate, e dei capolini emisferici gialli, solitari, a fiori tuboliformi) formano dei cespi grigi, molto odorosi, alti al massimo 50 centimetri, lungo le pendici aride e nelle pietraie mediterranee, soprattutto nei terreni calcarei. La si coltiva spesso come bordura, per il suo bel fogliame persistente, i suoi numerosi capolini e il suo profumo. La si può collocare negli armadi per tener lontani gli insetti, farne degli eccellenti vini stomatici e stimolanti (15-30 grammi di sommità per litro).
Botanicamente vicino all'Atanasia il Piretro {Chrysanthemum cinerariae folium (Trev.) Vis.), è una pianta che ha grande importanza per il coltivatore. Se la farmacia utilizza i suoi estratti (piretrina) a deboli dosi come vermifugo per gli uomini, gli orticoltori e i frutticoltori competenti conoscono l'efficacia della polvere di Piretro nei trattamenti antiparassitari degli alberi fruttiferi e degli ortaggi. In un tempo in cui i «pesticidi» di sintesi, altamente tossici per l'uomo e gli animali a sangue caldo, stanno diventando un importante fattore delle «malattie della civilizzazione», (1) e provocano un po' dappertutto la diminuzione della fauna utile convivente delle coltivazioni agricole, ponendo, su scala mondiale un problema che, appena avvertito oggi, risulterà un giorno come un fatto di criminologia pura e semplice, non si saprà trascurare nessun mezzo di lotta biologica, nell'attesa di trovare i sistemi di cultura che limiteranno l'assalto dei parassiti. Il Crisantemo insetticida è di una riconosciuta efficacia contro la maggior parte degli insetti predatori, ma deve essere impiegato più fresco che sia possibile. Gli agricoltori del Meridione, dove il Piretro può crescere sulle terre più povere, avrebbero un grande vantaggio se lo coltivassero per i loro fabbisogni. Questa pianta graziosa, che somiglia un po' alla Margherita, può essere moltiplicata in questo modo (Emile Perrot): i frutti, molto piccoli, devono essere seminati a fine marzo in un terreno leggero e fertile; li si copre con appena un centimetro di terra, e si protegge il seminato con paglia o foglie secche, onde evitare che le piogge portino via i semi. Si annaffia leggermente alla sera, quando il tempo è asciutto e caldo, diserbando con cura. In settembre-ottobre, si trapianta in un terreno ben preparato, lasciando fra le piantine uno spazio di 30-40 centimetri intorno, e se necessario annaffiando un poco. Il primo raccolto importante si ottiene due anni dopo, e può essere rinnovato per alcuni anni: non si devono cogliere i fiori altro che quando sono sbocciati completamente, e li si secca con le precauzioni abituali (i fusti e le foglie sono molto povere di principi insetticidi).
(1) Col pretesto di conservare la freschezza delle Arance e dei Limoni, oggi li si presenta involti in una carta con la scritta "Trattati al difenil", come una garanzia di qualità. È bene che si sappia che questo prodotto è tossico e che rende improprie al consumo alimentare le bucce di questi frutti.
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