ERBOLARIO

Definizione di ARNICA

Arnica.
Arnica montana L. 
COMPOSITE.

Questa superba Composita si riconosce immediatamente dai suoi grandi capolini arancione, generalmente solitari, molto larghi (fino ad 8 centimetri), aromatici, dalle sue foglie a base ovale, con le nervature longitudinali sporgenti al di sotto (di qui il suo nome di Piantaggine delle Alpi), ma soprattutto dalle due piccole foglie opposte a metà del fusto che bastano per distinguerla dalle Doroniche e dalle diverse Composite di montagna, con le quali essa è sovente scambiata (e che spesso servono a falsificare le erbe che si trovano dagli erboristi).

RACCOLTA E CONSERVAZIONE.
L'Arnica è assai comune al di sopra dei 600 metri nei prati poveri e nei boschi radi delle zone montane delle Alpi e dell'Appennino parmigiano, sui terreni silicei dove fiorisce alla fine della primavera e al principio dell'estate. Si raccolgono i capolini al mattino, di preferenza in luglio, prima che siano sbocciati poiché, come fra la maggior parte delle Composite, i fiori trovano a sufficienza materiali nutritivi nel ricettacolo per continuare a crescere dopo la raccolta, e finiscono con lo staccarsi. Bisogna farli seccare al più presto possibile, onde mantengano il loro colore e il loro profumo, indizio di una buona conservazione dei principi attivi. In seguito vanno custoditi in scatole ben chiuse.
I capolini d'Arnica, come quelli di molte Composite, hanno di frequente come parassita una mosca speciale, di cui si nutrono le larve nere. Ho raccolto nel Massiccio centrale, verso la fine del luglio 1964, sui 1000 metri d'altitudine, un centinaio di capolini d'Arnica che erano tutti infestati, mentre nella stessa epoca, ma nel 1965, nell'Ariège, a 1100 metri, una quantità pressappoco uguale di fiori completamente sani. È dunque preferibile esaminare qualche capolino sbocciato, prima di incominciarne la raccolta. Benché la larva della Trypeta arnicivora possa essere tolta facilmente, e che i capolini infestati possano essere curati dopo la pulizia, certi autori dicono che è molto tossica, mentre altri l'accusano di privare la pianta delle sue proprietà.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
L'impiego dell'Arnica per uso interno, specialmente come febbrifugo spetta solo ai medici di prescriverla, poiché si tratta di una pianta velenosa e pericolosa in mani inesperte. Io mi limiterò a parlare qui del suo uso esterno, tanto popolare nelle contusioni, le ecchimosi, i traumi più vari, tanto che si è meritata il nome di Erba delle cadute. L'impiego dell'Arnica per uso esterno richiede qualche precauzione, generalmente ignorata, che conviene esaminare per primo: impiegata pura, la tintura dei fiori può procurare qualche eruzione cutanea, talvolta grave, ed è necessario allungarla con almeno un pari volume d'acqua. Liégeois consiglia la seguente miscela: Tintura d'Arnica: 20 grammi Glicerina: 50 grammi Acqua (bollita o distillata): 60 grammi. La tintura d'Arnica si ottiene facendo macerare per quindici giorni in un vaso tappato dei capolini seccati (si può anche usare la pianta intera) in dieci volte il suo peso nell'alcool a 90°. Filtrare accuratamente con la carta bibula e conservare in bottiglie ben chiuse. È preferibile diluirla solo al momento dell'uso.
La farmacia familiare è tenuta a conservare questa tintura, la cui eccellenza non ha bisogno d'essere dimostrata. Tutti i traumi con travasi sanguigni o sierosi, traggono beneficio dalla sua applicazione in compresse, come le slogature. Diversi fitoterapeuti ne hanno anche osservato i buoni effetti sui foruncoli e le piaghe atone. Nella pratica corrente, è preferibile usare l'Arnica solo sui traumi senza piaghe aperte. In caso di necessità, tuttavia, essa può essere adoperata sulle escoriazioni e i tagli. L'Arnica può essere associata, nel trattamento delle contusioni, alla decozione di radici di Primavere (al dieci per cento), che risolve rapidamente i travasi sanguigni.

COLTURA.
Contrariamente a quanto affermano diversi autori, l'Arnica non si accontenta di terreni qualsiasi e la sua coltivazione, almeno per l'erboristeria, non è possibile altro che in terreni generalmente preferiti dalla pianta, ad una certa altitudine. Essa ha tuttavia un fiore così bello che si può tentare di acclimatarlo nei giardini, a condizione di disporre di una terra silicea, leggera, ricca di humus (terra d'Erica per esempio) e parecchio umida. Si seminano in marzo-aprile i grani raccolti in luglio-agosto da piante selvatiche, e si trapianta alla fine dell'estate. Si può anche tentare il trapianto di piedi e di pezzi di piede d'Arnica selvatica. Queste coltivazioni non presentano nessun interesse fitoterapeutico.

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