ERBOLARIO
Definizione di ASSENZIO
Assenzio.
Artemisia Absinthium L.
COMPOSITE.
Comunemente cresce lungo le strade, presso le abitazioni dal mare alla zona montana di tutta la penisola e si trova anche nello stato subspontaneo nelle vicinanze dei giardini, dove una volta era abitualmente coltivato. È una pianta vivace, elegante, che raggiunge un metro d'altezza, dalle foglie molto dentellate, vellutate e grigiastre (la pianta intera sembra argentata) che regge numerosi grappoli di piccoli capolini pendenti, quasi sferici, nei quali sono riuniti numerosi fiori gialli intubati. Essa è aromatica e di sapore molto amaro. Se ne utilizzano le sommità fiorite, colte al mattino, in luglio-agosto, all'inizio della fioritura e vanno seccate all'ombra, appese in ghirlande o in fastelli. Se l'essiccazione è ben fatta, la pianta conserva il suo profumo e le sue proprietà abbastanza a lungo e come medicinale se ne potrà fare l'uso descritto qui di seguito.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
L'Assenzio, se ha dato il suo nome a una bevanda alcolica molto nociva, della quale i personaggi di Zola fanno un grande uso, è nella pratica medica, l'Erba Santa degli antichi, uno fra i nostri migliori tonici amari; esso è inoltre diuretico, febbrifugo, emmenagogo, vermifugo e antisettico. È una pianta che nella farmacia di famiglia non deve mancare, e che deve essere sempre presente nell'angolo riservato ai Semplici, sia in giardino, sia in granaio. Se la sua amarezza può far fare delle smorfie, va ricordato il vecchio detto: «Amaro in bocca, dolce al cuore».
Uso tonico-stomatico.
L'Assenzio provoca l'appetito, combatte l'atonia digestiva, la dispepsia dei nervosi. Esso è particolarmente indicato ai convalescenti, agli esauriti, ai doratici, nei quali stimola le funzioni digestive, combattendo la stitichezza. Poiché la sua estrema amarezza rende l'infusione imbevibile, se ne prepara un vino, versando su 10 grammi di foglie e di sommità fiorite secche un litro di buon vino bianco: si lascia il miscuglio per una notte a 30° di temperatura e, dopo averlo filtrato, è pronto all'uso l'indomani. Se ne prende un bicchierino da liquore al giorno, prima del pasto di mezzogiorno. Questo vino non si conserva a lungo, ed è preferibile prepararlo in piccole quantità. L'Assenzio è controindicato in tutti i casi di irritazione dello stomaco e dell'intestino, come ai grandi nervosi e ai temperamenti sanguigni. In dosi troppo elevate, la pianta può diventare tossica, e le cure devono essere brevi, con intervalli tra l'una e l'altra per evitare appunto che da pianta benefica diventi nociva.
Uso come febbrifugo.
Nel trattamento delle febbri intermittenti, l'infusione vinosa d'Assenzio, ha reso grandi servizi agli antichi fitoterapeuti, ed è stata efficace nei casi in cui l'impiego della Chinina non riusciva a impedire le recidive. In tali casi se ne prendono 60 grammi al giorno, aumentando progressivamente fino a 150 grammi, sempre che le condizioni delle vie digestive lo consentano. Si può anche usare il succo delle foglie fresche, all'inizio dell'accesso febbrile, ma l'amarezza di questo preparato è difficilmente sopportabile a meno che uno sia avvezzo a sapori poco gradevoli.
Uso come emmenagogo.
L'Assenzio guarisce rapidamente l'amenorrea, specialmente quella delle giovinette, quando la scomparsa dei mestrui proviene da uno stato di debolezza generale o da inerzia uterina. Esso è parimenti indicato nelle leucorree atoniche. In questo caso lo si impiega mescolato con la scorza del Salice bianco, ricavata da rami di due anni: 30 grammi di questa, 50 grammi di Assenzio, in infusione in un litro di vino bianco. Se ne prende uno o due cucchiai da minestra, tre, quattro volte al giorno, secondo la gravità del caso.
L'uso di questa pianta come tonico, febbrifugo o vermifugo è sconsigliato nel corso della gravidanza e dell'allattamento o comunque durante ogni periodo di debilitazione.
Uso come vermifugo: ossiuri.
È l'uso senza dubbio più noto, che richiama il nome popolare sovente dato alla pianta, Erba da vermi. In questo caso si utilizza l'Assenzio per uso esterno, tritato e bollito nel latte con qualche spicchio di Aglio tritato, sotto forma di cataplasmi applicati sul ventre dei bambini, oppure per uso interno, sotto forma di vino o di birra (10 grammi di foglie macerate per dodici ore in un bicchiere di vino o di birra, per cinque giorni di seguito). I ragazzi preferiranno la ricetta di Ledere, che consiste nel somministrare ogni mattina a digiuno, per cinque giorni, 2 o 3 grammi di polvere di foglie d'Assenzio, associate a 2 grammi di polvere di Liquerizia o 0,50 grammi di polvere d'Anice, il tutto amalgamato con polpa di Susine. Nell'uso come antielmintico dell'Assenzio, si possono associargli le sementi polverizzate di Atanasia, 1 o 2 grammi di ciascuna polvere nel miele, nella marmellata, nella polpa di Susine, eccetera. Si consiglia di accompagnare questo trattamento con purghe leggere.
Uso esterno.
Le proprietà antisettiche dell'Assenzio giustificano il suo impiego, un tempo molto frequente, sulle ulcere, le piaghe suppuranti e cancrenose. Si impiegherà in medicazioni il succo fresco, la decozione concentrata e salata, oppure la tintura, ottenuta facendo macerare la pianta in due volte il suo peso in alcool.
USI DIVERSI.
L'Assenzio allontana gli insetti. Se ne può collocare qualche ramoscello nell'armadio per scacciarne le tarme, o stendersi sul corpo del succo fresco della pianta, o della sua decozione, durante il periodo delle zanzare, o per lavorare intorno a un alveare, ecc.
Lémery (1737) da questa ricetta «per far morire le pulci del cane»: prendete un pugno di Assenzio, fatelo bollire nell'acqua per un'ora e mezza, poi togliete dal fuoco; raffreddatasi quest'acqua, prendete l'erba, strofinate con essa il cane a contropelo, poi lavatelo con l'acqua della bollitura. Le pulci moriranno infallibilmente.
COLTIVAZIONE.
L'Assenzio chiede un terreno mobile, argillo-calcareo, fertile e una buona esposizione al riparo dai grandi freddi. Nel giardino di casa lo si può piantare come bordura decorativa. La sua moltiplicazione per semi è aleatoria, e conviene meglio procedere con pezzi di radici (butture) di piante selvatiche o coltivate. Si possono mettere in terra in ottobre, a 30 centimetri d'intervallo su file distanti 50-60 centimetri, ma è preferibile far loro trascorrere il primo inverno in vivaio, poiché sono assai delicati, ricoprendoli con paglia nei tempi freddi, e poi piantarli in aprile-maggio dell'anno seguente («con luna nuova d'ottobre, di febbraio o di marzo» dice Olivier de Serres) mondando le radici e i fusti. Sarchiare di quando in quando, e annaffiare durante i gran caldi. Si ottengono facilmente delle margotte da trapiantare rincalzando i ceppi. Le piante coltivate sono spesso meno attive di quelle raccolte allo stato selvaggio. Quelle delle zone elevate sono le migliori. Le case ortofrutticole forniscono le barbatelle.
Non sarà inutile ricordare qui che l'infusione di Assenzio è, per il giardino, un insetticida da non trascurarsi, utilizzabile contro gli afidi verdi e neri, i bruchi, i parassiti alati, da usarsi sia aspergendola con l'innaffiatoio, sia polverizzandola con la pompa (Kabish). Contro l'abuso dei «pesticidi» chimici, veleni per l'uomo e gli animali, si deve opporre la ricerca di mezzi naturali di protezione contro i parassiti.
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