ERBOLARIO

Definizione di BARDANA

Bardana.
Arctium Lappa L. e Arctium Minus L. 
COMPOSITE.

La Bardana (dovrei dire le Bardane, poiché ne esistono diverse specie molto simili - io ho dato i nomi latini delle due più importanti - ma le loro proprietà come i loro caratteri botanici sono molto simili, tanto che è permesso comprenderle in un solo nome) è una Composita ben conosciuta che si può descrivere brevemente: tutti infatti devono aver notato questa pianta, alta talvolta come un uomo, con le foglie della base molto grandi, con i piccoli capolini quasi sferici dai fiori porpurei, irti di brattee uncinate, proiettili molto apprezzati dai bambini, che si appiccicano tanto fortemente agli abiti che talvolta occorre sminuzzarli per levarli dalla stoffa (qualche volta bisogna tosare parzialmente gli animali il cui pelame se n'è infestato). Le Bardane crescono comunemente nei luoghi abitati, cercando come il Marrubio e l'Ortica, i terreni ricchi di nitrati delle stradicciole, strade ampie, tra le macerie, nei terreni incolti, dove fioriscono da luglio a settembre. Se ne utilizza principalmente la radice e le foglie. Le radici vanno divelte, per essere conservate, al principio della primavera della seconda annata, ma è preferibile utilizzarle sempre fresche, e perciò riservare un piccolo angolo del giardino se la pianta non cresce nei dintorni di casa; si può così raccoglierla in ogni stagione, salvo la pianta di tre anni che è molto legnosa e meno ricca di principi attivi. Anche le foglie vanno usate fresche, di preferenza.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La Bardana, la Lappola del popolo, è una pianta assai preziosa che la medicina familiare non può ignorare. Essa è d'altronde uno dei rimedi tradizionali più usati, specialmente per uso esterno nelle dermatosi, le ulcere, i bubboni. I fito terapeuti moderni più autorevoli hanno verificato l'efficacia di questi impieghi tradizionali.

Uso interno.
La radice fresca, presa in infusione oppure in decozione nella dose da 30 a 60 grammi per 1000 d'acqua (far cuocere a fuoco dolce fino a ridurre a metà; zuccherare con miele) è diuretica e, dalle ricerche di Piotrowski (1935) ipoglicemizzante. Se la sua esatta efficacia nel diabete non è stata ancora ben stabilita, le sue reali virtù depurative, facilitando la diuresi, accrescono l'efficacia dei trattamenti esterni. È stata vantata anche contro la gotta, specialmente da Hill, medico inglese, che scriveva nel 1755: «Ho avuto un attacco di gotta con febbre. Ho preso un'infusione di Bardana in dose doppia, ed ho emesso una enorme quantità di renella. Il dolore e la febbre cedettero dopo ventiquattro ore, e otto giorni dopo potevo uscire di casa». (Paul Fournier disse malignamente che ciò non gli impedì di morire di questa malattia nel 1758!). I lavori di Savini, nel 1918, hanno verificato l'efficacia della pianta per accrescere la diuresi e le secrezioni epatiche; è dunque un rimedio che gli artritici, i reumatizzati non devono trascurare, tanto più che le foglie cotte sotto la cenere, oppure in un po' d'acqua assieme a crusca, e applicate in cataplasmi caldi sui punti doloranti, diminuiscono il dolore e possano evitare le enfiagioni. Anche i semi avrebbero un effetto diuretico molto pronunciato.
Le grandi foglie, leggermente stropicciate e unte, per impedire che si attacchino, si applicano sul petto e sulla schiena, nelle malattie delle vie respiratorie, procurando grande sollievo.

Uso esterno.
Foruncoli: le foglie di Bardana e la polpa fresca della radice, ci danno certamente il migliore tra i nostri topici indigeni nel trattamento delle malattie cutanee. Esse portano a «maturazione» ben presto i foruncoli, e l'autore di queste pagine se n'è servito personalmente per trattare un foruncolo, assai doloroso, formatosi a poca distanza dalla commessura delle labbra, con febbre e gonfiore di metà della faccia, il quale, dopo solo un giorno di applicazioni di polpa di radici e di giovani foglie cotte, molto calde, maturò, lasciando uscire il pus, con sparizione della febbre e del dolore. È interessante comunicare qui che recenti ricerche hanno portato ad isolare dalle foglie della Bardana un principio antibiotico, che forse varrebbe a spiegare la loro evidente azione contro lo stafilococco.
Altre dermatosi: se si può attribuire alla nostra pianta la qualifica di specifico della foruncolosi, essa è ugualmente efficace nella maggior parte dei trattamenti delle affezioni cutanee. Il suo nome popolare in Francia di Erba dei tignosi spiega la stima in cui fu tenuta a tal proposito. Veniva adoperata la radice, tritata o in decozione sulle pustole e gli eczemi, vale a dire sopra gran parte delle dermatosi. È preferibile scegliere la decozione concentrata (60-100 grammi in 1000 d'acqua) per evitare i rischi di qualche infezione, e questo trattamento se eseguito regolarmente può riuscire benefico nell'acne, la sicosi, le croste dei poppanti, l'eczema squamoso o impetiginoso. Ulcere: «Le sue foglie tritate e applicate su vecchie ulcere, le guarisce e ostacola anche il veleno che si prende dai morsi dei cani arrabbiati, dai serpenti e da altre bestie maligne», dice Olivier de Serres. Queste affermazioni del vecchio maestro non sono senza fondamento, poiché, duecentocinquanta anni più tardi, Percy metteva la Bardana come base di un unguento contro le ulcere varicose. Questo unguento ottenuto rimestando a lungo mezzo bicchiere di succo di foglie con palline di piombo in un vaso di stagno, si presenta sotto l'aspetto di una pomata verde che contiene un po' di ossido di piombo, che aggiunge le sue proprietà a quelle della pianta. Lo si stende su garza che viene applicata sulla parte malata, e che poi si ricopre con una foglia della pianta: «È raro», dice Percy, «vedere (le ulcere) resistere a questo topico potente.» Lo si è sovente impiegato con successo anche nelle piaghe scrofolose aperte.
Morsi di serpenti, punture d'insetti: la scienza moderna ha riconosciuto alla Bardana un potere antivelenoso assai pronunciato, che verrebbe spiegato con un'azione ossidante sul veleno. In caso d'urgenza, aspettando il siero sempre indispensabile, si può dunque applicarla sulle morsicature preventivamente incise con una lama. Io l'ho impiegata spesso contro le punture delle vespe nel corso delle mie peregrinazioni: esso calma presto il dolore e diminuisce il gonfiore.

USO ALIMENTARE E COLTIVAZIONE.
La Bardana è un eccellente legume selvatico: i suoi giovani butti si possono mangiare cotti come gli Asparagi, oppure in insalata. Il fusto stesso, il cui sapore ricorda quello del Cardo, è assai buono cucinato nell'acqua salata, dopo avergli tolta la scorza; ci si aggiunge le costole delle foglie, e si serve con la salsa verde, o con la salsa bianca.
Con tanti meriti la coltivazione di questa buona pianta è consigliabile soprattutto in medicina e per uso alimentare.
Per uso medico, si seminano in settembre i semi raccolti da poco in un terreno ben concimato, profondo, assai smosso, preferibilmente argillo-calcareo, conficcando a 4 centimetri di profondità quattro o cinque semi in buchi distanziati di una ventina di centimetri; zappatura e sarchiatura abituali. Lo sradicamento è assai difficile e, per questa ragione, il terreno deve essere ben preparato, facendo precedere una zappatura alla 'semina. Per l'uso alimentare, si trapianta un mese dopo la nascita, e le giovani radici saranno commestibili, come le Sassifraghe, due o tre mesi dopo. Si può anche seminare al principio della primavera. La Bardana prolifica presto, perciò è necessario tagliare la sommità dei suoi fusti prima che maturino i capolini.

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