ERBOLARIO
Definizione di BIANCOSPINO
Biancospino.
Crataegus oxyacantha L. e C. monogyna Jacq.
ROSACEE.
Benché io debba per ragioni di spazio rimandare lo studio degli alberi e degli arbusti ad un'opera ulteriore, non posso passare sotto silenzio il Biancospino, una delle piante medicinali più importanti della nostra flora.
Il Biancospino è il vicino botanico del Pero, del Melo, del Cotogno, tutte Rosacee, caratterizzate dallo sviluppo del ricettacolo congiunto all'ovario, che diventa carnoso alla maturazione. Due Biancospini sono comuni da noi: il Crataegus oxyacantha, i cui fiori hanno due o tre stili, le cui foglie sono poco frastagliate, e il C. monogyna, che ha solo uno stilo e le cui foglie sono profondamente lobate. Queste piante fioriscono entrambe in maggio, la seconda una quindicina di giorni dopo la prima. Fra questi due Biancospini, le cui proprietà sono identiche, esiste una quantità di tipi intermedi che sono da trascurare. Il Biancospino, il cui legno è molto duro, può vivere diversi secoli. Se ne conoscono in Normandia alcuni bei fusti isolati (Gadeau de Kerville nel libro «I vecchi alberi della Normandia», cita a Bouquetot, nell'Eure, un Biancospino che aveva, alla fine del secolo scorso, tra i 510 e i 560 anni, e la cui circonferenza del tronco, a un metro dal suolo, era di 2 metri e 21 centimetri.
N.B. - Si fa frequentemente confusione tra il Biancospino e lo Spino nero (Prunus spinosa L.). Quest'altro arboscello spinoso, molto comune ovunque, ha i fiori dinanzi alle foglie e il suo frutto è di un color nero azzurro.
I fiori del Biancospino appaiono nettamente fra il fogliame, e i suoi frutti sono rossi.
RACCOLTA.
La fioritura è molto breve i suoi fiori vanno colti quando sono ancora in bocciolo, o appena all'inizio dello sbocciare. Più tardi, i petali si separano mentre si fanno seccare. Non si raccolgono che i corimbi, che è meglio sbarazzare dalle foglie attigue (sebbene l'erborista li venda non mondati). I fiori saranno messi a seccare in un luogo bene areato, all'ombra, distesi in uno strato sottile su di una tela. Essi devono ingiallire appena dopo l'essiccazione e conservare il loro profumo delicato. È preferibile conservarli in sacchetti di carta robusta, ben chiusi, o in scatole di legno, piuttosto che in recipienti di vetro o di ferro.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La storia terapeutica del Biancospino è particolarmente interessante. Quasi per nulla impiegato una volta (veniva usata la scorza dei rami giovani come febbrifugo e i frutti come astringenti), esso ha avuto dalla fine del secolo scorso un'improvvisa notorietà, dopo le ricerche dei medici americani Jennings (1896) e Clement (1898). In Francia, dal 1897, Ledere, incuriosito da un opuscolo anonimo del 1695 e dall'uso popolare della pianta che si faceva in Lorena, contro l'insonnia e le palpitazioni, iniziò i suoi esperimenti.
Il Biancospino, che Binet definisce la «Valeriana del cuore», è uno fra i nostri migliori antispasmodici, e contrariamente alla maggior parte delle droghe in commercio, fra le quali i troppo famosi «tranquillanti», è sprovvisto di ogni tossicità. Esso trova il suo impiego in un gran numero di affezioni cardiache e nervose.
Tonico cardiaco potente, il Biancospino regola la circolazione sanguigna, agendo simultaneamente sul muscolo cardiaco e i vasi attraverso il sistema nervoso. La maggior parte dei loro disturbi funzionali si attenuano, spariscono in seguito all'uso di questa pianta, la cui azione è lenta, ma sicura. La sua infusione, che ha un sapore delizioso (un cucchiaio da minestra di fiori secchi in ogni tazza d'acqua bollente, due o tre volte al giorno, tre settimane al mese), consente dopo un certo tempo di correggere l'ipertensione o l'ipotensione, l'aritmia, la tachicardia, di dominare le numerose manifestazioni della debolezza di cuore: palpitazioni, insonnia, irritabilità, emotività, ansietà, ecc. I disturbi della menopausa «trovano sovente», dice Ledere, «nel Biancospino un mezzo terapeutico di reale efficacia». Quanto agli arteriosclerotici, ai malati che soffrono di angina pectoris, essi hanno un potente alleato in questo fiore delle siepi, col quale, senza alcun timore, possono compiere delle cure. Nei primi, il Biancospino allarga e ammorbidisce le arterie. Essi potranno associarvi un Semplice dal sapore non meno soave, il Tiglio (un buon cucchiaio da tavola di fiori mondati dei loro peduncoli e delle loro grandi brattee, per ogni tazza d'acqua bollente) la cui azione si traduce in una diminuzione della viscosità del sangue. I secondi terranno lontane le crisi, mediante l'uso regolare della semplice infusione.
Henri Ledere ha veduto il Biancospino «agire in una maniera apprezzabile fra i malati soggetti a turbe nervose (angoscia, insonnia, vertigini, ronzii d'orecchio) dei quali né il cuore né i vasi sanguigni potevano essere incriminati». Questa azione antispasmodica è particolarmente netta nell'insonnia, quando una sola tazza di infusione può spesso por fine ad una penosa successioni di notti passate in bianco (vedere alla voce Marrubio la ricetta di una tisana composta). Il Biancospino è una pianta della quale si dovrebbero ricordare anche gli esauriti, coloro che soffrono di spasmi dolorosi dello stomaco di origine nervosa, e di dolori reumatici. Infine il Biancospino è anafrodisiaco.
Il frutti, leggermente astringenti, si adoperano in gargarismi contro il mal di gola.
ALTRI USI.
In campagna, attorno ai prati permanenti, come altrettanto bene nei giardini, il Biancospino è l'arbusto ideale per alzare delle siepi fitte e durature, dove andranno a nidificare i passeracei, i più sicuri alleati dell'agricoltore e del giardiniere. Si può moltiplicarlo seminando i frutti interi alla fine d'autunno, ma la nascita molto lenta (talvolta più di un anno), rende preferibile la piantagione dei virgulti, da effettuarsi in settembre in un terreno soffice. Le fila di questi arbusti dovrebbero ovunque sostituire i reticolati che imbnittiscono le campagne, e che non hanno sul suolo e sulle piante l'efficacia protettrice delle siepi vive.
Dai piccoli frutti rossi del Biancospino, che in Francia vengono chiamati un po' dovunque «Poires d'Oiseau» oppure «Poires à bon Dieu», si ricava una bevanda fermentata molto inebriante, e sembra gradevole; essa differisce di poco dal sidro di pere. Nel Mezzogiorno, una specie molto vicina, il Lazzeruolo (Crataegus Azerolus L.), viene coltivato per le sue frutta commestibili, più grandi di quelle del Biancospino, le Lazzezuole, deliziose sia fresche che in gelatina. Diverse varietà a fiori rosa vengono piantate nei giardini e nei parchi.
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