ERBOLARIO

Definizione di BORSA DI PASTORE

Borsa di pastore.
Capsella Bursa pastoris L. Mediku.s 
CRUCIFERE.

La Borsa di pastore, chiamata anche Borsacchina ed Erba raperina, deve il suo curioso nome alla particolare forma dei suoi frutti, a cuore rovesciato, somiglianti ad una saccoccia, è una tra le nostre piante più comuni. Questa piccola Crucifera, fiorisce ovunque e durante tutto l'anno nei giardini, nelle terre incolte o coltivate, tra le macerie, sui muri, lungo i margini dei sentieri, non solo in tutta l'Europa, ma nell'intero mondo. È il tipico esempio della pianta cosmopolita, che si acclimata dovunque e su ogni terreno, e gli autori del Medio Evo si meravigliavano già della sua proliferazione.
La Capsella mette in mostra da gennaio a dicembre il fusto gracile, alto non più di 40 centimetri, che termina in un piccolo mazzolino di fiori bianchi sotto i quali i frutti, che maturano alla svelta, allungano i loro peduncoli, staccandosi dal fusto in tutti i sensi. Alla base c'è una rosetta di foglie più o meno profondamente frastagliate. Quelle del fusto sono sessili e avvolgenti. Viene utilizzata la pianta fresca che si trova ovunque.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Dopo Matthiole, nel XVI secolo, la Borsa di pastore è reputata per le sue proprietà emostatiche. Difatti essa è di un'indiscutibile utilità per fermare le emorragie, specialmente quelle delle donne con mestrui non regolari, siano esse di giovine età oppure si trovino nell'epoca critica della menopausa. Parecchi fitoterapeuti moderni hanno riconosciuto alla pianta il potere di regolarizzare notevolmente il flusso mestruale, in special modo quando i disturbi sono legati ad uno stato di debolezza generale. Nella dismenorrea, vale a dire quando le regole sono irregolari e dolorose, l'infusione di cento parti di pianta fresca in mille di acqua bollente (si deve lasciare in infusione due ore, somministrando tre o quattro tazze al giorno), oppure il vino, ottenuto facendo macerare durante una settimana 180 grammi di pianta fresca e tritata in un litro di vino bianco (due o quattro bicchieri da vermut al giorno) regolarizzano a colpo sicuro i mestrui, purché si abbia cura di prendere regolarmente queste pozioni durante gli otto o dieci giorni che precedono la loro comparsa normale. Certi autori affermano di aver constatato come i mestrui si siano regolarizzati normalmente, dopo l'uso della Borsa di pastore durante due o tre mestruazioni consecutive. Nelle metrorragie si deve prendere d'urgenza: l'infusione, alla dose di un litro al giorno; il vino, un cucchiaio da minestra ogni ora; oppure il succo appena spremuto nella dose di un cucchiaino da caffè ogni ora, in una infusione aromatica.
L'uso di questa pianta non produce nessun effetto secondario. Altre malattie possono ugualmente giustificare l'uso della Capsella. Quando il sangue stenta a coagularsi, quando le contusioni tendono a sanguinare, quando esiste una tendenza generale alle emorragie. In questi casi è raccomandabile fare delle cure periodiche di vino o di succo fresco della pianta, prendendo un bicchierino del primo o un cucchiaio da caffelatte del secondo, in un decotto di Coda cavallina, ogni mattino durante una dozzina di giorni al mese. In caso di urgenza (per esempio epistassi abbondante o perdita di sangue dalle gengive) somministrare un cucchiaio da caffè di succo d'erba ad ogni ora (si può anche alternare il succo di Borsa di pastore con quello di Ortica). Alla Borsa di pastore, pianta banale e poco attraente, del tipo delle malerbe, che il buon giardiniere strappa sdegnato, noi accorderemo talvolta uno sguardo di riconoscenza. Sotto al suo umile aspetto tante volte ricordato, sappiamo scorgere più che un assieme di sostanze chimiche che favoriscono la guarigione, uno degli innumerevoli sorrisi della clemenza universale.

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