ERBOLARIO

Definizione di BRIONIA

Brionia.
Bryonia dioica L. 
CUCURBITACEE.

La Brionia, comune in tutte le siepi, soprattutto nelle regioni calcaree, è una pianta erbacea vivace, completamente irta di peli rigidi, a fusti fragili e rampicanti, muniti di viticci opposti a foglie a cinque lobi, che ricordano un poco quelli della vite. I suoi fiori sono dioici, vale a dire che il loro piede sostiene sia dei fiori maschili a stami, sia dei fiori femminili, che non posseggono che uno stilo suddiviso in tre parti. I fiori maschili hanno tre stami, di cui due sembrano doppi del terzo (in realtà ci sono cinque stami, di cui quattro uniti due a due dal loro filetto). I fiori, di un color giallo verdastro, hanno cinque petali uniti tra loro, congiunti alla loro base al calice e alternando dinanzi le cinque divisioni più o meno profonde di quest'ultimo. I fiori maschili hanno un calice svasato a forma di campana, quello dei fiori femminili è molto più chiuso. Essi sono disposti a piccoli grappoli sorretti da un peduncolo comune con le ascelle delle foglie. I frutti sono delle bacche lisce, che diventano rosse alla maturazione. La radice è enorme e carnosa.
L'altra cucurbitacea che vive in Italia, l'Echallium Elaterium L., detto Cocomero asinino o Sputaveleno ha dei fiori monoici (vale a dire che i fiori con pistilli e quelli a stami si trovano sullo stesso piede), è privo di viticci e i suoi frutti rassomigliano un po' ai cetrioli, ma che hanno la curiosa proprietà di proiettare i loro semi a distanza, quando sono giunti a maturazione. È una pianta velenosa, usata un tempo come purgante, e impiegata ancora ai nostri giorni, in dosi minime, dai medici.
Le Cucurbitacee ci danno un certo numero di legumi, Meloni, Zucchine, Cetrioli, e le molto decorative Coloquintidi.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Definita da Thore, botanico e medico a Dax nel 1803 «una medicina feroce» la Brionia richiede di essere adoperata con prudenza. In Francia ha dei nomi popolari sinistri come Navet du diable, Feu ardent, Vigne du diable, mentre da noi è conosciuta come Barbone, Vite bianca, Zucca marina, Sputaveleno, e ciò significa che abbiamo a che fare con una pianta che non è da tisana. La radice, che viene utilizzata fresca nella maggioranza dei casi è, per uso interno, a seconda delle dosi, purgativa, emetica, diuretica, espettorante, e per uso esterno risolutiva. Questa radice è profonda e difficile da strappare: la raccolta deve essere fatta in autunno o, meglio, in primavera. Per uso diuretico la si impiega secca, la si taglia in fette sottili (usando dei guanti perché può irritare la pelle) che si stendono sopra un graticcio o si appendono in ghirlande. Per gli altri usi esterni ed interni, dato che l'essiccazione le fa perdere una parte delle sue proprietà, si deve conservare durante l'inverno in cantina, sepolta nella sabbia. Nella pratica, in caso di bisogno, basta prendere una zappa e dissotterarla. Bisogna tener lontani i bambini dai frutti pericolosi della Brionia.

Uso interno.
Deve essere prudente e progressivo (vedere il N.B. più avanti). Nelle stitichezze ostinate, le ostruzioni intestinali, l'uso della Brionia deve essere posto sotto la sorveglianza del medico, poiché le dosi elevate divengono presto drastiche ed emetiche. Per una purga più dolce, ma sicura, si utilizza un metodo molto impiegato una volta in campagna, e che consiste nello scavare in una radice raccolta di fresco, una cavità, riempiendola di zucchero alla sera; così si ottiene l'indomani mattina uno sciroppo, di cui si prendono due cucchiai da minestra al giorno (di preferenza diluiti in una infusione) e che purga senza eccedere. Alcuni antichi autori affermano che la Brionia è anche vermifuga e Bartholin (XVII secolo) non ha esitato a dire che delle lucertole, dei rospi e delle ranocchie sono state vomitate in seguito ad assunzione di qualche cucchiaio d'infuso di Brionia o di Giaggiolo! Diuretica e diaforetica, la Brionia riesce veramente efficace nell'idropisia, soprattutto nelle forme che succedono alle febbri palustri, nell'anasarca, nei reumatismi cronici. Si utilizzerà a questo scopo il vino di Brionia, preparato facendo macerare da 50 a 60 grammi di radice secca in un litro di vino bianco, da prendersi alla dose di uno o due bicchierini da liquore al giorno. Per completare il trattamento antireumatico, vedere anche più avanti l'impiego della Brionia per uso esterno. Nelle affezioni di petto, specialmente nell'asma, le malattie croniche dei bronchi, nella tosse asinina, la Brionia si dimostra un buon espettorante: la si utilizza in questi casi sotto forma di ossimiele preparato come segue:
Radice di Brionia pestata: 45 grammi Aceto: 750 grammi Miele: 500 grammi
Far bollire per una mezz'ora, e somministrare da uno a due cucchiai da dessert di due ore in due ore, oppure due o tre cucchiai da minestra al giorno.
N.B. - La Brionia è assolutamente controindicata nei casi di infiammazione delle vie digestive, negli esaurimenti e nella gravidanza.

Uso esterno.
La polpa delle radici pestate si usa vantaggiosamente contro i dolori della gotta, quelli reumatici, negli edemi sinoviali, nei gonfiori glandolari, nelle contusioni: essa si dimostra calmante e fortemente risolutiva. Queste applicazioni possono irritare la pelle in modo violento ed è consigliabile di spaziarle, usando una quantità ridotta di polpa mescolata a sugna. L'unguento ottenuto mescolando in parti uguali la polpa, la sugna e dello zolfo, sarebbe ottimo contro la scabbia.

SUPERSTIZIONI.
La Brionia, la cui radice assume alle volte vagamente quella di una forma umana, era cara ai maghi che la utilizzavano per fabbricare la Mandragora, piccolo mostro il cui possesso assicurava fortuna e ricchezza (tuttavia la vera Mandragora è una Solanacea velenosa vicina alla Belladonna. Una quantità di riti macabri erano collegati a questa operazione magica che il Piccolo Alberto descrive dettagliatamente).

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