ERBOLARIO

Definizione di CALENDOLA

Calendola.
Calendula officinalis L. e C. arvensis L.
COMPOSITE.

La bella Calendola (C. ojficinalis) è conosciuta da tutti e dovunque coltivata. La sua cugina campagnola (C. arvensis) viene spesso confusa, nella folla di Composite a fiori gialli con le Enule, i Crisantemi, ecc. Essa è tuttavia facilmente identificabile dalle sue foglie oblunghe, intere o molto poco dentellate, quelle superiori arrotondate alla base e quasi avvolgenti, dai suoi capolini color giallo pallido, larghi appena uno o due centimetri, che danno a maturità frutti di tre forme, grossi e verdi, alcuni ricurvi e bordati di larghe ali, non sormontati da setole come in quelli di numerose altre Composite. Questa pianta annuale, alta più di 30 centimetri è comune nelle zone marittime fino a quelle montane e nelle isole italiane.
La calendola dei giardini e quella campagnola hanno le stesse proprietà, ma è preferibile scartare le varietà coltivate, inodori. Si raccolgono i loro capolini proprio all'inizio dello sboccio, li si secca in un luogo asciutto e arcato, li si conserva in boccalli, in scatole di legno o di cartone. Vengono utilizzate anche le foglie, fresche di preferenza.

PROPRIETÀ MEDICINALI.
«Pianta eccellente, molto usata come emmenagogo domestico» (Pey-rithe, 1804), la Calendola, sia quella campestre sia quella coltivata, è una pianta preziosa nella medicina familiare. Nelle amenorree, nelle dismenorree questa pianta, assunta di preferenza sotto forma di tintura (macerazione dei fiori in cinque volte il loro peso in alcool: da dieci a venti gocce al giorno) durante la settimana che precede l'epoca del ritorno dei mestrui, conduce il più delle volte alla loro ricomparsa e alla ripresa del loro corso normale, attenuando i dolori e i disturbi diversi collegati alle loro alterazioni. Ledere la raccomanda principalmente ai nevropatici e agli anemici. L'infusione di 50 grammi di fiori per un litro d'acqua bollente (due tazze al giorno) può sostituire la tintura. L'infusione di Calendola è sudorifera, e viene utilizzata con vantaggio nella influenza, la bronchite, la polmonite, allo stesso modo dell'infuso di Borragine (vedere a questa voce).

Uso esterno.
Eccellente cicatrizzante, la Calendola viene usata all'esterno sulle piaghe, le scottature, i geloni gravi, i foruncoli, l'impetigine, l'eczema, le contusioni, le ulcere, come sulla maggior parte delle alterazioni cutanee, delle quali affretta la cicatrizzazione notevolmente. Si può impiegare in questi casi sia la decozione concentrata della intera pianta, sia la tintura, sia l'unguento ottenuto mescolando il succo fresco con lo strutto. Con l'Arnica per le contusioni e la Calendola per le ferite, la farmacia familiare può far fronte a parecchi mali. Tragus nel XVI secolo, consigliava l'acqua distillata di Calendola contro l'infiammazione degli occhi, e la pratica popolare seguita ad usare questo Semplice nelle oftalmie croniche nelle quali «produce un buon effetto», dice Cazin, «quando non sia controindicato da una irritazione troppo accentuata della congiuntiva». Le foglie fresche, schiacciate o, meglio, i fiori macerati nell'aceto, possono anche, in breve tempo, far scomparire le verruche. Diciamo ancora, ma non per consigliarlo, che Césalpin «faceva iniettare il succo della Calendola nelle orecchie per far morire i vermi»!

COLTIVAZIONE.
Ecco un Semplice le cui virtù medicinali uguagliano quelle decorative. Molto rustica, di facile coltivazione, la Calendola va seminata in febbraio-marzo in letti tiepidi, con trapianto, oppure va seminata in marzo-aprile direttamente in terra. Per l'uso medicinale, date la preferenza alle varietà semplici e odorose. «La cura maggiore che richiede la loro coltivazione», dice Olivier de Serres, «è di sfrondarle spesso dei loro rami superflui, poiché così liberate possono produrre i loro bei fiori grossi e doppi.» La Calendola, che fiorisce fino ai grandi freddi, spesso si diffonde da se stessa.
I fiori in boccio, canditi all'aceto, danno un condimento gradevole, utile a chi ha perduto l'appetito.

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