ERBOLARIO

Definizione di CARLINE

Carline.
Carlina Acaulis L.
e Carlina Acanthijolia Allioni.
COMPOSITE.

Le Carline sono senza dubbio le più belle Composite tuboliformi delle nostre zone. Queste piante vicine ai Cardi, spesso senza fusto, il cui fiore enorme si apre sul suolo in mezzo ad una rosetta di foglie pungenti, sono oggi vendute assai care dai fioristi, o sotto una cupola di vetro, ritornata di moda, dai negozianti di regali. È un grande onore per un fiore, che i contadini poveri di qualche regione mangiavano come se fossero dei Carciofi, ancora non molti anni fa. Senza essere rare, le Carline crescono di preferenza nei luoghi erbosi
o boschivi della zona montana e submontana della penisola, preferendo i terreni calcarei assolati.
Non è necessario essere un botanico di vaglia per riconoscere le Carline: sul pendio erboso e magro che stiamo scendendo verso una improbabile sorgente, in una fine d'estate ancora calda, noi ci dimentichiamo subito della sete e della fatica, se i nostri passi s'imbattono in una costellazione di Carline fiorite tra le pietre. L'intera pianta è un fiore: a che servirebbe l'aiuto insignificante di un fusto, quando ci si è ingranditi fino a raggiungere quella dell'astro venerato? Sulla collina arida, le Carline sono gli occhi puri della vita vegetale, così avidi di sole da averne preso la forma, tenendo lontano d'intorno a loro, mediante le foglie vulneranti, il terrestre (direbbero gli alchimisti) della loro condizione di mortali.
La più bella è la Carlina a foglie di Acanto. Il suo capolino raggiunge talvolta i 15 centimetri di diametro, e sboccia sempre a livello del suolo. Le foglie sono vellutate, almeno sulla loro faccia inferiore, ampiamente dentellate e bordate di spine. Delle brattee argentate o gialle pallido, talvolta gialle {Carlina Cynara Pourret) si irradiano intorno a] capolino.
La Carlina acaule ha foglie glabre, più minutamente dentellate, con capolini generalmente meno larghi, circondati da brattee argentate, di frequente sorretti da un fusto alto tra i 20 e i 30 centimetri (malgrado il suo nome significhi "senza coda"). Questi capolini hanno la facoltà di chiudersi col tempo umido, riaprendosi quando è asciutto: essi possono dunque, come le pigne del Pino, servire da barometro. Le due Carline fioriscono tutta l'estate. La fine della fioritura è il momento migliore per raccogliere i capolini destinati a usi decorativi. La Carlina vulgaris L., assai comune nelle sodaglie e i prati asciutti, mai acaule, i cui fusti reggono uno o due capolini larghi al massimo 4 o 5 centimetri (a brattee interiori gialle e raggianti, molto acute), possiede le medesime qualità medicamentose delle sue due grandi sorelle.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La Carlina, di cui si impiega la radice (di sapore amaro) assai lunga, raccolta in autunno e seccata nel forno oppure al sole, è prima d'ogni cosa un tonico-stomatico (come quello di parecchi Cardi veraci) e diaforetica. La si impiega in infusione, da 30 a 60 grammi per 1000 di acqua nella mancanza d'appetito, l'atonia delle vie digestive, gli stati febbrili e l'influenza (in quest'ultimi casi infondere la radice finemente triturata nel vino bianco: tre, quattro bicchieri al giorno). All'esterno, la pianta decotta nel vino si è dimostrata utile nelle impetigini e in diverse dermatosi. Impiegare la radice fresca, di preferenza.

USI ALIMENTARI E DECORATIVI.
Le Carline, parenti prossime del Carciofo, possono essere mangiate nella stessa maniera. Cogliete i capolini prima della maturazione e fateli bollire nell'acqua salata, dopo aver tolto le foglie più lunghe. Il loro ricettacolo carnoso è eccellente, soprattutto quello della Carlina a foglia d'Acanto. L'altra specie è più amara. I contadini di certi cantoni poveri delle Cévennes, una volta li mangiavano comunemente e facevano pure seccare i capolini per l'inverno. Alcuni golosi li apprezzavano, una volta, canditi nel miele o nello zucchero. Le foglie fresche o secche si possono usare per far cagliare il latte. Se anche voi volete gustare "il Carciofo selvatico" non ne cogliete troppi alla volta: le Carline sono piante assai poco comuni, già minacciate in certi luoghi dalla moda dei mazzi di fiori secchi, e che meritano protezione, tanto più che è quasi impossibile coltivarle anche nei climi e nei luoghi in cui invece crescono spontaneamente. Possano coloro che acquistano questi fiori senza spesso sapere che sono selvaggi, ritrovarvi un po' di quel simbolo solare al quale una volta pensava forse oscuramente il contadino, inchiodandoli sulla porta dei granai, dove a volte, anche adesso, essi dardeggiano il loro occhio luminoso, terrore delle creature dell'ombra e delle forze nefaste.

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