ERBOLARIO
Definizione di CAROTA SELVATICA
Carota selvatica..
Daucus Carota L.
OMBRELLIFERE.
Nei prati, sui margini dei viottoli, sugli argini, sui pendii, la Carota selvatica leva le sue piccole coppe bianche alla salute degli insetti d'un giorno. Ben presto i petali cadranno e gli ovari matureranno in frutti dittici, irti di punte uncinate. Le ombrelle saranno circondate alla base da un involucro di brattee lunghe e filiformi. Alla maturazione, i raggi si raddrizzano, dando all'ombrella l'aspetto assai caratteristico di un piccolo nido di uccello. Le foglie sono finemente dentellate, come quelle della Carota coltivata. La radice è a fittone, un po' legnosa, biancastra, ed emana un odore che è quello che tutti conosciamo. I fiori sono bianchi, talvolta rosa, ed è frequente che un unico fiore porpureo segni il centro dell'ombrella. La Carota selvatica è una pianta polimorfa: ne troverete sulle dune marittime, in cima a certe scogliere, di forma tarchiata e coriacea che, sul momento, sembrano assai diverse dalla svelta compagna dei nostri passi.
La Carota selvatica fiorisce alla fine della primavera e al principio dell'estate. Se ne utilizza la radice e soprattutto i semi, raccolti alla maturazione (vedere la voce Aneto).
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
I semi sono diuretici e carminativi. Vanno impiegati in infusione, 15-20 grammi in 1000 d'acqua (un cucchiaio da caffè per tazza) nelle idropisie, le ritenzioni d'orina, le digestioni difficili, le flatulenze. Nella ritenzione d'orina, Lehameau assicura che basta somministrare un mezzo bicchiere, ogni dieci minuti dell'infusione, ottenuta con quattordici o quindici ombrelle in un litro d'acqua bollente, e, egli dice, «l'orina verrà emessa prima della completa assunzione del litro di tisana». I semi di Carota coltivata sono meno attivi.
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