ERBOLARIO

Definizione di CARVI

Carvi.
Carum Carvi L. OMBRELLIFERE

Il Carvi, più comunemente detto Cumino dei prati o Cornino tedesco, cresce nell'Italia del Nord ed è una pianta assai diffusa che voi riconoscerete tra le Ombrellifere, apparentemente così prossime le une alle altre, rompicapo dei botanici apprendisti, dai seguenti caratteri: le foglie della base sono più dentellate di quelle della Carota. Le foglie caulinare, sempre meno folte, recano sul loro punto d'attacco col fusto, due foglioline molto dentellate, che lo abbracciano come false stipule. L'ombrella è costituita da otto a sedici raggi molto ineguali, essa non ha in generale né involucro grande o piccolo: i fiori sono piccoli e bianchi. Il fusto è striato, diritto (da 30 a 60 centimetri), ramificato. La radice somiglia a quella della Carota selvatica, e ne ha il profumo. Il Carvi è biennale e fiorisce da maggio a luglio, negli stessi luoghi della Carota. Vengono utilizzati i semi raccolti, come quelli dell'Aneto. Il frutto intero è ovoidale ma, in commercio lo si trova generalmente separato in due parti (mericarpi) che sono glabri, leggermente arcuati, lunghi da 5 a 6 millimetri, e striati longitudinalmente.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Le stesse di quelle dell'Anice e del Finocchio. I semi del Carvi sono stimolanti, stomatici e carminativi. L'infusione di una presa di semi in un bicchiere d'acqua, è molto utile nella debolezza delle vie digestive, la mancanza d'appetito, nelle coliche infantili. Coloro che soffrono di aerofagia, apprezzeranno gli effetti di una tazza di questa infusione, dal sapore eccellente, dopo i pasti. Antispasmodico, però meno dell'Anice, il Carvi è utile negli stati nervosi leggeri, nelle cardialgie, negli spasmi delle vie digestive. Chomel da questa curiosa ricetta contro la colica, con flatulenze: «Si prenda un pane appena uscito dal forno tutto caldo, lo si polverizzi con semi di Carvi tritati, lo si annaffi con buona acquavite e lo si metta sul basso ventre». Veramente un pezzo di pane sciupato! Si è impiegato il seme di Carvi anche per la preparazione di un olio contro il ronzio degli orecchi. Al pari di tutti i semi delle Ombrellifere aromatiche, quelli del Carvi possono accrescere il latte alle nutrici.

USO ALIMENTARE.
Spesso confusi con quelli del vero Cumino (da noi non cresce spontaneo), che hanno tra i solchi numerosi peli stellati, i semi di Carvi sono del tutto glabri, e vengono impiegati in una quantità di preparazioni culinarie, soprattutto nell'Est della Francia, in Germania e nell'Europa centrale. Vengono usati nelle minestre, nei ragù di carne, nei crauti, in salumeria, con i legumi stufati, nel munster e altri formaggi fermentati. Nell'Europa centrale, dove le cuoche non temono, con ragione, di usare una quantità di aromatizzanti (gli ungheresi non fanno forse dolci eccellenti riempiti di semi di Rosolaccio?), si cosparge il pane con i semi di Carvi. Le persone soggette all'aerofagia dovrebbero impiegare molto il Carvi nella loro alimentazione, solo o accompagnato col Coriandolo, l'Aneto e il Finocchio.
D'altronde, i semi di Carvi si impiegano come quelli d'Anice in pastiglie, biscotti e confetture: vedere le ricette che ho dato a proposito di quest'altra Ombrellifera.
Il liquore di Carvi, o «Kummel» (nome tedesco della pianta) si ottiene facendo macerare a temperatura tepida per quindici giorni, da 40 a 70 grammi di semi in un litro di buona acquavite. Trascorso questo tempo, si filtra e si aggiungono, per ottenere un liquore più o meno sciropposo, da 200 a 500 grammi di zucchero candito e macinato.

USO VETERINARIO E AGRICOLO.
I semi di Carvi, al pari di quelli dell'Anice, sarebbero velenosi per gli uccelletti, ma essi sono molto apprezzati dai piccioni, e si consiglia di porme insieme alle altre granaglie che si danno loro, per affezionarli alla piccionaia. Soli o in miscela con quelli di Anice, Aneto e Finocchio, possono combattere il meteorismo dei ruminanti, in infusione nel vino bianco. Essi vengono pure indicati, mescolati alla profenda dei cavalli nella dose di un cucchiaio da minestra, per riattivare il loro appetito, favorendone la digestione e l'assimilazione, perturbate da qualche malattia.
Il Carvi fa parte di quelle piante aromatiche che ogni coltivatore che badi a preservare, con mezzi naturali, la buona salute del suo bestiame, deve mescolare alle Graminacee e alle Leguminose dei prati irrigui. La pianta secca è molto apprezzata dalle mucche e dalle pecore: essa facilita loro la digestione, combatte le fermentazioni e favorisce la secrezione lattea.

COLTIVAZIONE.
Pianta biennale, il Carvi si semina di preferenza alla fine dell'estate, dopo la raccolta dei semi, che in tal modo non perdono nulla del loro potere germinativo. La pianta cresce talvolta nel primo anno, ma occorre abitualmente l'estate del secondo anno per effettuare il raccolto. Il Carvi richiede una terra e delle cure simili a quelle chieste dall'Anice: vedere quindi le istruzioni a tal voce.

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