ERBOLARIO
Definizione di CENTAUREA MINORE
Centaurea minore.
Centaurium umbrellatum Gilbert (Erythraea Centaurium Pers.).
GENZIANACEE.
Questa graziosa piccola pianta, si dice che sia stata scoperta, stando alla leggenda, dal Centauro Chirone, che la impiegò per medicare una ferita, è sparsa comunemente nei pascoli, nelle brughiere, nei luoghi erbosi, dal mare alla zona montana dell'Italia, preferendo i terreni calcarei o sabbiosi, dove fiorisce durante tutta l'estate. La si nota subito per i suoi fiori rosa, raramente bianchi, a cinque petali più o meno disposti al di sotto di un tubo assai lungo, che circonda un calice a cinque strette divisioni, tuboliformi alla base. I cinque stami recano delle antere, che si torcono in spirale quando è giunta la maturità. Questi fiori sono disposti regolarmente, come i bracci di un candeliere, sulla sommità dei rami, due fiori peduncolati circondano un fiore sessile su ogni divisione terminale del fusto. Questa infiorescenza, detta "cima dicotoma", si allarga sulla cima di un fusto quadrangolare assai sottile, che raggiunge alle volte i 60 centimetri di altezza, ma che è alto più sovente da 10 a 30 centimetri, ed ha delle foglie sessili, acute e strette, mentre quelle della base sono ovali, ottuse e disposte a rosetta. La pianta è glabra, biennale e presenta un certo numero di varietà e di sottospecie, sempre riconoscibili, che hanno le stesse proprietà medicamentose. Vengono utilizzate le sommità fiorite colte al momento della fioritura, al mattino. L'essiccazione nel granaio deve essere rapida. Conservata con cura in vasi o in sacchetti di carta ermetici, la Centaurea minore conserva a lungo le sue proprietà. Quest'erba è assai diffusa, tanto da fornire il necessario per le farmacie domestiche. La sua coltivazione d'altronde è assai delicata.
I fiori della Centaurea minore una volta facevano parte di un miscuglio di fiori secchi conosciuto col nome di Vulnerario svizzero o Faltrac, composto da erbe dalle proprietà abbastanza contrastanti.
USO TINTORIO.
Secondo Gaston Bonnier, il decotto -della Centaurea minore tinge la lana in giallo-verdastro, con l'aggiunta di allume in giallo limone, e con solfato di ferro in bruno-verdastro.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La pianta deve alla sua amarezza l'antico nome di "Fiele della terra", alle sue virtù quello di "Erba da febbre" e di "China francese". In italiano è nota con i nomi volgari di Biondella e Cacciafebbre. Essa è prima d'ogni altra cosa tonica, aperitiva, stomatica. Le sue proprietà febbrifughe, trascurate dai medici moderni, non sono da disprezzare se si presta fede alle osservazioni fatte nello scorso secolo da Nepple e da Roque. Essa può dunque sostituire in parte la Genziana. La Centaurea minore (che non bisogna confondere con le grandi Centauree, composite tubuliformi il cui tipo è dato dal Fiordaliso) in infusione (molto amara) da dieci a venti parti in mille d'acqua, o meglio sotto forma di vino (infondere durante dodici ore da 50 a 60 grammi di pianta secca in un litro di buon vino bianco; filtrare; un bicchiere zuccherato prima d'ogni pasto), è eccellente per combattere l'atonia intestinale, con costipazione o diarrea, la mancanza di appetito, i mali di stomaco, l'iperacidità. Essa è in modo particolare raccomandabile ai convalescenti, agli esauriti, ai quali è importante restituire le forze e l'appetito. Per il suo felice esito sulla funzione gastrointestinale, essa favorisce l'asisimilazione e combatte le manifestazioni cutanee dei dispeptici, come l'orticaria. I vecchi autori la consigliavano alle ragazze giovani «che hanno i colori pallidi». La si aggiungerà utilmente all'Assenzio e al Trifoglio fibrino (15 grammi di ogni erba, trattati come si è detto sopra) per la preparazione di un vino amaro, digestivo e tonico nelle stesse affezioni.
N.B. - L'uso prolungato della Centaurea minore può provocare un'irritazione delle mucose intestinali. Come per la maggior parte dei tonici amari, occorre distanziare le cure e non prolungarle per più di 12 giorni.
Uso esterno.
«Quest'erba colta di fresco, pestata e applicata sulle grandi piaghe, le richiude, e tutte le vecchie ulcere vengono rimarginaate» dice Olivier de Serres, fidandosi senza dubbio dall'uso fattone dal centauro Chirone ferito da una freccia di Ercole. Parecchi sperimentatori, da allora, hanno ottenuto buoni risultati nel trattamento delle ulcere atoniche, scrofolose e scorbutiche. Se queste affezioni, frequenti una volta nei luoghi insalubri delle città e delle campagne per mancanza di igiene e di regole dietetiche elementari, non sono più frequenti, non occorre tuttavia (chi sa mai, la nostra civiltà è fragile...) trascurare il Semplice, che può essere associato con molto successo all'indispensabile trattamento interno.
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