ERBOLARIO

Definizione di COCLEARIA

Coclearia.
Cochlearia officinalis L. 
CROCIFERE.

Quest'erba biennale e vivace è caratteristica delle terre salate delle coste marittime. I suoi tratti distintivi sono i seguenti: fiori bianchi, assai grandi, a grappoli, che producono delle piccole silique ovali, zebrate in tutti i sensi: foglie un po' carnose di due tipi: le inferiori molto peduncolate, intere o un poco frastagliate, pressappoco larghe quanto sono lunghe, semilunate alla base e incavate a cucchiaio (in Francia viene perciò comunemente chiamata Erba dai cucchiai), mentre le foglie superiori sono sessili, e avvolgono il fusto con due orecchie. La si trova assai frequentemente sui limiti superiori delle spiaggie, sulle rive degli estuari, vicino alle lagune salate, dove fiorisce in primavera. Ha il sapore del Crescione.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La Coclearia è, dopo il Rafano, il migliore dei nostri antiscorbutici. Viene impiegata con gran successo nello scorbuto, anche se giunto allo stadio più avanzato. Cazin (1850) cita un caso molto interessante, sia dal punto di vista medico che dietetico: un garzone macellaio, di venticinque anni, che si nutriva quasi esclusivamente di carne, si fratturò la tibia cadendo da cavallo. Malgrado l'arto fosse mantenuto nell'immobilità, nessuna saldatura si manifestò dopo quaranta giorni. Cazin diagnosticò uno stato scorbutico (allora non si sospettava l'esistenza delle vitamine, ma l'importanza della alimentazione vegetale per combattere ciò che noi oggi chiamiamo le " avitaminosi " era perfettamente conosciuta) corroborata dallo stato delle gengive, sanguinanti e tumefatte, ordinò l'astensione totale della carne, un regime composto esclusivamente di patate e di legumi, e l'assunzione quotidiana di succo di Coclearia, di Trifoglio fibrino e di Crescione in parti uguali, cominciando da 90 grammi portati progressivamente a 200 grammi. Quaranta giorni dopo, la frattura era guarita e il malato in perfetta salute (1). Un simile esempio illustra assai bene l'estrema importanza delle piante verdi nell'alimentazione e consente d'affermare, se ce ne fosse bisogno, che coloro che pongono al primo posto la carne nella loro alimentazione, si espongono a malattie da carenza, tanto più gravi in quanto esse rimangono per molto tempo ignorate.
D'altronde, la Coclearia si impiega come il Crescione, nel catarro cronico, nelle tossi con espettorazione, nell'anemia, l'idropisia, negli ingorghi atonici dei visceri e in alcune malattie cutanee. Come uso esterno si applica sulle ulcere atoniche e scorbutiche. Al pari del Crescione, la Coclearia perde le sue proprietà essiccandola e facendola bollire. Essa è anche controindicata negli stati infiammatori e congestizi (per moderare i suoi effetti irritanti viene raccomandato di assumerla assieme a latte o ad altro emolliente). Il succo verrà preso nella dose da 50 a 100 grammi al giorno, o sotto forma di sciroppo (1 parte di succo in 2 di zucchero) nella dose di 20 a 60 grammi al giorno. Sulle rive del mare, specie nelle zone di coste basse o di estuari, è facile raccogliere la Coclearia per uso immediato, ma poiché non è diffusa su tutte le spiagge e che è quasi del tutto assente all'interno, si può, in caso di bisogno, coltivarla nell'orto. La coltivazione è molto semplice. La pianta esige un terreno fresco e frequenti annaffiature. Seminarla in fila molto poco sotto terra, ad una distanza di una trentina di centimetri. I semi germinano presto. Sarchiare alla comparsa delle foglie. Non raccogliere altro che in caso di bisogno, e conservare qualche pianta per avere altri semi.
(1) Nel suo «Trattato dello Scorbuto» Bachstrom riporta che un marinaio affetto da scorbuto, abbandonato su una spiaggia deserta della Groenlandia, nel più deplorevole stato, guarì ben presto con l'uso della Coclearia, unica pianta che, privato com'era dell'uso delle gambe, giungesse a brucare in quei luoghi inospitali.

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