ERBOLARIO
Definizione di CODA CAVALLINA
Coda cavallina.
(Equisetum arvense L.) (Equisetum maximum Lmk.)
EQUISETACEE.
Questo vegetale bizarro, chiamato comunemente Coda di cavallo, Brusca, e in francese Coda di volpe, Coda di capra, dai suoi stessi nomi si capisce che deve essere una specie di pennacchio, ed esso apparirebbe come la più anodina delle erbe, se si badasse solo al suo aspetto gracile, alla mancanza di profumo e al quasi suo nessun sapore. Si tratta nondimeno di piante che hanno molta importanza e che è necessario conoscere.
Le due Code di cavallo, dotate delle medesime proprietà, hanno un punto in comune: all'inizio della primavera il loro rizoma profondo emette dei fusti fertili, rossastri, semplici, involuti, a distanze regolari, in guaine svasate. Questi fusti recano alla loro sommità una spiga composta di diversi organi fatti a scudo, muniti sulla loro faccia inferiore di sporangi allungati. Questi fusti scompaiono dopo la produzione delle spore (al microscopio si può vedere che si tratta di spore particolari: esse recano quattro nastri arrotolati su se stessi con tempo umido, che si distendono come molle col tempo asciutto favorendone la dispersione) e lasciano il posto a fusti sterili, verdi, molto ramificati. Il fusto principiale fatto di segmenti imbussolati gli uni negli altri, porta ad intervalli regolari, numerosi ramoscelli sottili, verticillati, essi stessi segmentati. (Per la biologia delle Crittogame vascolari, vedere la voce Felci).
Esistono altre specie di Equisetum, alcune a fusti semplici, altre a fusti ramificati: salvo l'Equisetum dei boschi, molto raro alle basse latitudini, esse non hanno che un solo tipo di fusto, sempre verde, che ha la spiga alla sommità. Poiché non hanno le stesse proprietà, noi ci accontenteremo delle due specie qui sotto descritte, che voi potrete differenziare così: Fusti fertili (primaverili):
Spiga sottile: fusto che ha delle guaine profondamente divise in otto denti Equisetum arvense
Spiga grossa: fusto che ha delle guaine munite da venti a trenta denti
Equisetum maximum Fusti sterili (primaverili-estivi):
Sottili, verdi, oltrepassano raramente i 50 centimetri. Ramicelli tetragoni in coppa Equisetum arvense Fusti molto robusti, oltrepassano spesso un metro, color bianco avorio; ramicelli molto sottili e molto lunghi, ad otto angoli in coppa
Equisetum maximum
La Coda di cavallo è molto diffusa nei terreni umidi, sui margini delle strade, comune dal mare alla zona montana. L'altra specie, Equisetum maximum, è pure comune qua e là sulle rive dei fossi, nelle zone palustri, intorno alle sorgenti, ma non in tutte le regioni. Si cercherà di evitare di confondere la Coda cavallina, con la specie palustre, che ha delle spighe sui suoi fusti verdi e che cresce generalmente con le radici in acqua: essa sarebbe un po' velenosa.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La Coda cavallina è, per uso interno, diuretica, emostatica, rimineralizzante, e all'esterno, soprattutto fresca, è detersiva e cicatrizzante. Il suo principio attivo principale è l'acido silicico: la pianta è molto ricca di silicio, anche quando cresce su terreni calcarei. Nelle sue ceneri se ne trova fino al settanta per cento. La sua azione rimineralizzante, a dire il vero, benché verificata da secoli di tradizione, rimaneva inesplicabile, fino ai recenti lavori di Luigi Kervran che ha posto in luce la possibilità, propria agli organismi viventi, di operare delle vere trasformazioni della materia. La chimica organica quanto la medicina, ricaveranno senza dubbio, negli anni futuri, un immenso profitto da queste scoperte. «Solo il silicio organico», dice Kervran (in «Nature et Progrès», Bollettino dell'Associazione Europea di Agricoltura e di Igiene Biologica, 1965, n. 3, p. 22), «è un silicio che può ricalcificare. L'esperimento è stato fatto in Francia su dei topi: gli si è spezzato il femore, poi sono stati radiografati. Si trattava di topi sottoposti a un regime rachitigeno da un collega del Consiglio di Igiene, e la foto ha dimostrato che alla fine di dieci giorni, c'era già un inizio di riparazione della frattura somministrando loro del silicio, mentre col calcio non si verificava nessun miglioramento. Al termine di diciassette giorni, il callo era estremamente chiaro, la frattura completamente saldata, mentre col calcio essa appariva appena agli inizi della riparazione callosa».
Uso interno.
Diuretico, ben noto fino dal XVI secolo e forse anche da prima, la Coda cavallina riesce di una riconosciuta utilità nell'idropisia, la renella, le diverse affezioni dei reni e della vescica. Secondo Lenhossek (Vienna 1827) l'uso della pianta non avrebbe alcun effetto nocivo. Cazin l'ha utilizzata nella nefrite calcolosa, e negli stati edematosi conseguenti alle febbri intermittenti. In questo caso si userà il decotto: .50 grammi di pianta secca in 500 di acqua, facendo bollire per mezz'ora. Da prendersi a tazze nel corso della giornata: da uno a due cucchiai da minestra ogni due ore ai bambini.
Emostatica, la Coda cavallina si utilizza con successo nelle emorragie di diversa natura: epistassi, perdite emorroidali, emottisi. Tragus (1552) l'ordinava nelle ematurie. In questo caso, prendere sia il decotto indicato più sopra, sia la polvere di pianta secca (da mezzo a un grammo quattro o cinque volte al giorno lontano dai pasti) se lo stomaco la tollera. Contro il sangue da naso persistente, impiegare sia la decozione per uso interno, sia il succo fresco introdotto nelle narici mediante batuffoli di cotone imbevuti in esso (e in mancanza di succo fresco, aspirare il decotto).
Le qualità astringenti della Coda cavallina ne consigliano l'uso anche nella dissenteria e nella diarrea.
Rimineralizzante, questa pianta è il nostro Semplice più efficace nel trattamento della tubercolosi polmonare: essa induce un vero consolidamento del tessuto dei polmoni a detrimento del processo di formazione delle caverne, oltre a provocare la degenerazione dei bacilli, risolleva il tono generale dell'individuo con ritorno dell'appetito, scomparsa della febbre e dei sudori notturni, e aumento di peso. In questi casi si impiegherà di preferenza la polvere della pianta secca nella dose di 1 o 2 grammi prima del pasto di mezzodì e quello della sera; (questo potere antitubercolare rimarchevole è stato ben studiato dai fisioterapeuti contemporanei, ma Tabernaemontanus, nel 1588, faceva di già mescolare della polvere di Coda cavallina nel cibo dei malati. Quest'esempio prova bene che l'empirismo, malgrado certi eccessi, merita ben più che la dimenticanza o il disprezzo). Questa medesima prescrizione sarebbe raccomandabile nei casi di carenza di calcio-fosforo: rachitismo, fragilità ossea, saldatura troppo lenta delle fratture, senza dimenticare, beninteso, il trattamento parallelo delle carenze nutritive che, da vicino o da lontano, ne sono la causa.
Uso esterno..
Il decotto di Coda di cavallo si usa efficacemente sulle ulcere, le piaghe, e diverse malattie della pelle. In gargarismi è eccellente contro mal di gola, e per irrigazione nelle metrorragie. In campagna, il succo fresco sostituirà vantaggiosamente il decotto nel trattamento delle ulcere e delle piaghe.
Nella fattoria.
La Coda cavallina è tra le piante più preziose. Può essere molto utile aggiungerla, polverizzata, nella razione degli animali rachitici, che presentano tendenza alle emorragie, che stentano a tenersi in piedi (in questo caso bisogna associarla al Crescione, al Cavolo verde, o a qualunque altra Crucifera antiscorbutica). Il decotto si usa con successo nelle ematurie del bestiame.
I praticanti del metodo di agricoltura biodinamico, quello che senza dubbio opera col massimo rispetto per la terra, la utilizzano sotto forma di decotto o di macerazione contro diverse malattie delle piante coltivate: peronospera, ruggine, cancro; con lo 0,3 per cento di sapone nero contro gli afidi. Il decotto si ottiene facendo bollire al minimo 150 grammi di pianta secca in quindici litri d'acqua, durante un'ora. Mescolata con la macerazione di Ortica (vedere a questa voce) la macerazione di Coda cavallina si è dimostrata efficace polverizzata contro i ragni rossi. Infine, impiegata come acqua da annaffiare il decotto di Coda cavallina è fertilizzante e previene le malattie.
ALTRI USI.
Le Code cavalline, per la durezza dei loro tessuti impregnati di silicio sono state per molto tempo impiegate (soprattutto l'Equisetum hiemale L. a fusto rigido e spoglio di ramicelli) per levigare il legno e perfino il metallo. Olivier de Serres (1600) dandoci la giusta etimologia, ci informa che l'Aspresla (in italiano Asprella) per la sua asprezza e ruvidezza era usata da molti artigiani per pulire le loro delicate opere lignee o metalliche. Se ne faceva ancora commercio nel secolo scorso a questo scopo (la si può adoperare, ben secca, per forbire le casseruole). I giovani germogli fertili (raccolti molto presto, perché essi non tardano a impregnarsi di silicio, diventando coriacei) vengono canditi all'aceto in certi paesi nordici, e sono molto apprezzati. Matthiole ricorda che ai suoi tempi, i contadini li mangiavano in tempo di quaresima, prima facendoli bollire, poi, dopo averli cosparsi di farina, friggendoli nell'olio, in sostituzione del pesce.
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