ERBOLARIO

Definizione di DULCAMARA

Dulcamara.
Solarium Dulcamara L. 
SOLANACEE.

Chiamata volgarmente anche Corallini, Morella legnosa, Solatro legnoso, la Dulcamara è una graziosa liana vivace, comune nei luoghi umidi, sulle rive dei corsi d'acqua, sulle siepi, talvolta sui muri e nelle dune marittime. Essa appartiene allo stesso genere della Patata e ha, come quest'ultima, dei fiori a stella a cinque lobi, in mezzo ai quali sorgono le antere. I fiori della Dulcamara sono violetti a cuore giallo: riuniti in piccoli corimbi irregolari sorretti da un comune peduncolo, essi producono alla maturazione delle bacche rosse ovoidali, tossiche secondo alcuni, inoffensive secondo altri. Le foglie sono alternate con picciolo, un po' pelose, intere, generalmente di un ovale acuto, quelle superiori talvolta a forma di punta di alabarda. Questa pianta può raggiungere i due metri ed è diffusa in tutta Italia, e fiorisce durante l'estate.

RACCOLTA.
La medicina utilizza soltanto il fusto, pieno di midollo, che si raccoglie in primavera, oppure alla fine dell'estate, dalle piante di annata. La si monda delle foglie appassite, la si taglia in pezzi di 5 centimetri che si spartiscono nel senso della lunghezza e che si essiccano al più presto possibile. Occorre scegliere le piante cresciute nei luoghi asciutti e bene esposti e, se possibile, utilizzarli freschi. I rami secchi non devono essere conservati per più di un anno.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Non dimenticare che la Dulcamara a forti dosi può essere velenosa, e che il suo impiego incontrollato può essere pericoloso. Fatte tali riserve, questa Solanacea è prima d'ogni cosa un depurativo efficace, utile nelle dermatosi, anche gravi, nell'eczema, erpete, impetigini di diverse specie. Cazin nel 1850 ha guarito in due mesi, con la decozione di Dulcamara, un eczema che si estendeva per due terzi della gamba, e che aveva resistito per un anno ad altri trattamenti. L'uso di questo decotto può cagionare all'inizio della cura qualche disturbo senza gravità: emicranie, vertigini, stordimenti, diarrea, che in genere scompaiono poco dopo (ma se persistono è meglio interrompere il trattamento); si constata inoltre un aggravamento temporaneo della malattia, con sudori notturni che precedono l'attenuazione dei disturbi. Le dosi sono le seguenti: decotto: da 8 a 30 grammi di fusto secco in un litro di acqua bollente, incominciando con la dose di 8 grammi aumentandola progressivamente, senza oltrepassare i 50 grammi; lasciare in infusione la pianta durante alcune ore, poi ridurre il tutto d'un terzo con l'ebollizione: tre tazze al giorno (diminuendo la dose in caso di disturbi). Sciroppo (Ledere): in 1.500 grammi di acqua far infondere per sei ore 100 grammi di Dulcamara. Filtrare, spremendo; lasciar riposare, decantare, aggiungere 180 grammi di zucchero ogni 100 grammi di liquido ricavato; far bollire per qualche minuto, filtrare nuovamente: da 3 a 5 cucchiai da minestra al giorno.

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