ERBOLARIO

Definizione di EDERA TERRESTRE

Edera terrestre.
Glechoma hederaceum L. 
LABIATE.

Benché l'Edera terrestre sia una delle "Erbe di San Giovanni" essa fiorisce all'inizio della primavera, ed è raro trovarne ancora in fiore all'epoca del solstizio. Si tratta di una graziosa piccola erba, assai comune in tutta l'Italia, e una delle tre Labiate più facilmente riconoscibili. L'Edera terrestre è una pianta vivace a fusto coricato, strisciante, che mette radici ai nodi ed emette dei fusti portanti fiori, eretti, semplici, alti da 5 a 25 centimetri, che ha delle foglie quasi rotonde, in cuore alla base, picciolate, dentellate, spesso rossastre, alla cui ascella sono disposti, generalmente a due o tre insieme, dei fiori intubati, lunghi da 2 a 3 centimetri che sormontano per un bel tratto un calice a tubi diritto e a cinque denti uguali. Un carattere supplementare per la determinazione della pianta, consiste nella particolare disposizione degli stami: l'Edera terrestre, unica fra le Labiate, mostra difatti sotto il labbro superiore della corolla delle antere ravvicinate che formano tra loro quattro, due piccole Croci di Sant'Andrea, situate una sotto l'altra. Questa pianta evidentemente non ha nulla in comune, tranne il nome, con l'Edera rampicante, ornamento degli alberi e dei vecchi muri. L'Edera terrestre è molto diffusa nelle siepi, nei sottoboschi, i frutteti e i giardini, e talora si fa invadente. Il suo odore è assai forte, poco gradevole: in infusione il suo sapore è un po' resinoso, un po' amaro, ma assai piacevole.

RACCOLTA.
Alla comparsa dei fiori, raccogliete i fusti dell'Edera terrestre, di buon mattino, però dopo che la rugiada si sia asciugata, e di preferenza quella che cresce nei luoghi asciutti e bene esposti. L'essiccazione si compie facilmente sopra un graticcio, in granaio. Conservate la pianta, diventata estremamente leggera, in scatole o in vasi ben chiusi. Dove sia possibile e poiché la pianta è molto comune, rinnovate la vostra provvista ogni anno.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
L'Edera terrestre è una delle poche piante ancora usate correntemente nelle campagne. Io ho veduto dei contadini impiegarla in Bretagna e nel Berry. È una pianta bechica e tonica, i cui effetti sono simili a quelli del Marrubio, con una azione più essiccante, ciò che l'avvicinerebbe all'Issopo.
Rinomata durante il XVI secolo contro le piaghe esterne ed anche quelle interne, più tardi contro la pazzia (si imbevevano dei fogli di carta bibula con il suo decotto, che venivano applicati sul capo dei disgraziati dementi!), l'Edera terrestre non venne celebrata che più tardi per la sua azione salutare sulle mucose delle vie respiratorie, sebbene Olivier de Serres affermasse, già nel 1600, che il suo succo, introdotto per il naso «guarisce il puzzo e il deflusso da esso» e «purga anche il cervello». Nel XVII secolo diversi medici affermavano di aver guarito dei tisici col solo ausilio di questa pianta, ma la critica moderna ha ridotto questi pretesi casi di tubercolosi polmonari a catarri cronici più o meno gravi (non dimentichiamo che i medici di quei tempi non disponevano di nessuno dei nostri mezzi di investigazione, che lo stetoscopio non era ancora stato inventato, e che il valore di una diagnosi dipendeva solo dal fiuto del medico). Ciò nonostante rimane certo che l'Edera terrestre è una pianta utile nei catarri cronici dei bronchi, nella broncor-rea, nell'asma, nella bronchite, nella tosse. Il suo impiego è soprattutto indicato nelle affezioni di petto distinte da una forte espettorazione; che è controindicata nelle irritazioni accompagnate da tosse secca. Si utilizzerà l'infusione delle sommità nella dose da 10 a 30 grammi per un litro d'acqua.
Questa pianta assai trascurata dai contemporanei, ha una reale efficacia: Cazin (1850), uno tra i più sicuri e illuminati sperimentatori moderni, scrive: «Ho guarito, col solo uso di una forte infusione di Edera terrestre, dei catarri polmonari cronici che, senza l'esplorazione degli organi respiratori, sarebbero stati considerati come tisi ben caratterizzate». Chomel, che dice di aver ottenuto buoni risultati collo sciroppo nell'asma (una parte di succo fresco spremuto per uno di sciroppo semplice: da due a tre cucchiai da minestra al giorno per gli adulti; altrettanti da dolce per i bambini), «nelle vecchie tossi e il catarro», consiglia questo miscuglio che piacerà agli amatori di tisane composte: «Prendete Edera terrestre, Issopo, una manciata di ognuno: Polipodio due once (60 grammi); fiori di Rosolaccio, un pizzico; Liquerizia un'oncia (30 grammi); Sassifraga, mezza oncia (15 grammi), il tutto infuso in una pinta (circa un litro) d'acqua calda: aggiungete un pezzo di zucchero da mezza libbra (250 grammi circa) e fate prendere (di questo infuso) mattino e sera un piccolo bicchiere, e anche nel corso della notte». (Il Polipodio può senza inconvenienti, essere ridotto a 30 grammi e la Sassifraga, pianta americana dagli effetti sudoriferi, sostituita con la Borragine). Un metodo più semplice ed altrettanto efficace, consiste nel far bollire per qualche minuto e lasciare in infusione per un quarto d'ora, 30 grammi di sommità di Edera terrestre in un litro di latte: da due a tre tazze al giorno addolcite col miele. L'uso prolungato dell'Edera terrestre può dar luogo a diarree, l'ho provato su me stesso; la pianta ha d'altronde un'azione conosciuta sulle mucose delle vie digestive, ma il suo effetto, qui, deve essere precisato: certi autori la consigliano nella debolezza di stomaco, nella dispepsia, quando le secrezioni hanno bisogno di essere stimolate, altri invece quando è il caso di moderarle.

Uso esterno.
L'Edera terrestre veniva comunemente usata dai contadini, sulle ulcere, le piaghe tarde a cicatrizzarsi, ecc. Il suo succo è stato vantato (cotto nel grasso d'oca, particolarmente) contro le scottature: vai meglio in questi casi fidarsi di Semplici più sperimentati.

USI DIVERSI.
Bauhin afferma che l'Edera terrestre, polverizzata e mischiata alla profenda scaccia i vermi dai cavalli, e guarisce coloro che sono bolsi.

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