ERBOLARIO
Definizione di ERBA BENEDETTA
Erba benedetta.
Geum urbanum L.
ROSACEE.
L'Erba benedetta, chiamata da noi anche Ombretta selvatica, è una parente prossima della Fragola e dei Rovi. Voi la coglierete agevolmente negli stessi luoghi dell'Agrimonia, e anche, come specifica il suo nome latino, nella vicinanza delle abitazioni. I suoi fiori gialli a cinque petali arrotondati, dagli stami numerosi, con calice a cinque petali doppiato da un calicetto ugualmente a cinque divisioni, sono isolati su dei peduncoli quando sono sessili, e in spiga nell'Agrimonia. Gli stili, persistenti e a gomito, che si ingrandiscono dopo la fioritura, fanno di questi fiori, alla maturità, delle piccole teste irsute e sferiche ben riconoscibili. L'Erba benedetta ha delle foglie foggiate in cinque, sette lobi, più o meno profondamente incisi. Due grandi stipule dentellate circondano la base dei piccioli. Fioritura da maggio a settembre. Viene utilizzata soprattutto la radice, grossa uno o due centimetri, la quale, se fresca, premuta fra le dita, esala dopo un istante un forte profumo di Garofano. Anche se Roques raccomanda di coglierla in giugno o luglio, è preferibile strappare la pianta in primavera («Verso nostra signora di marzo» dice un anonimo del XVIII secolo), e di scegliere di preferenza quelle che crescono su un terreno montuoso, asciutto e bene esposto. L'essiccazione si compie all'ombra.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Uso interno.
Ritenuta da gran tempo come febbrifuga, l'Erba benedetta si può usare in decozione vinosa all'inizio di stati febbrili lievi, però essa trova miglior impiego come tonico-astringente, utile nell'atonia del sistema digestivo. In questi casi si utilizza sia l'infuso al sessanta per mille, sia la macerazione di una settimana delle medesime quantità di radice in un litro di vino rosso (un bicchiere da vino prima dei pasti). L'infuso viene anche raccomandato nella diarrea cronica, fra cui quella dei tubercolosi, e nella dissenteria.
Si ottiene un liquore digestivo di Erba benedetta nel modo seguente: mettere in un litro d'acqua 30 grammi di radice secca, e far bollire fino a ridurre di metà. Aggiungere poi, dopo filtraggio, 100 grammi di alcool a 80° e 200 grammi di sciroppo di Angelica.
Uso esterno.
Le proprietà astringenti dell'Erba benedetta, raccomandano l'uso del suo decotto all'esterno, nei mali di gola e della bocca (debolezza delle gengive). La si impiega come l'Agrimonia. Il suo decotto o la sua macerazione vinosi, si usano nelle ulcere varicose e nelle piaghe torpide.
USI DIVERSI.
L'Erba benedetta avrebbe un favorevole effetto sull'allattamento dei ruminanti. La radice, è stata utilizzata per aromatizzare i liquori, il vino e la birra. Le foglie giovani sono commestibili in insalata.
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