ERBOLARIO
Definizione di ERINZI
Erinzi.
Eryngium (Toumefort) L.
OMBRELLIFERE.
Ombrellifere mascherate da Composite, gli Erinzi hanno bisogno di un attento esame per essere attribuiti alla loro famiglia originale (vedere alla voce Cardi la chiave che vi consentirà di differenziare queste diverse piante spinose). Sono piante vivaci, a foglie pungenti, dai fiori bianchi o bluastri riuniti in teste tonde, circondate da un ampio involucro di tre, sei brattee coriacee, più o meno lobate e spinose, dalle foglie a tessuto uniforme, con i lobi che finiscono in una spina. Esse crescono in cespi più o meno ramificati e preferiscono i luoghi asciutti e aridi. Qui studierò le due specie principali.
Cardo stellato.
Eryngium campestre L.
OMBRELLIFERE.
Questo Erinzio, in genere molto comune nelle regioni calcaree, colpisce lo sguardo per il suo aspetto fronzuto: i suoi fusti aggrovigliati raggiungono i 60 centimetri, e portano moltissimi capolini circondati da tre, sei brattee sottili e acute, disposte a stella, donde il suo nome di Cardo a cento teste, con cui meritatamente viene chiamato dai francesi. È una pianta detestata dagli agricoltori, che invade spesso i vecchi prati dai quali è ben difficile estirparla. In autunno, i capolini secchi si staccano e sospinti dal vento arrivano dovunque. Nelle pianure rumene. Questi Erinzi si muovono in folla portati dal vento forte e Panait Istrati, ne «Gli Erinzi del Baragan» (Editore Grasset) ha molto bene descritta questa curiosa migrazione vegetale: «Con tutto lo slancio di cui un cavallo è capace, il Crivatz galoppa sopra l'impero degli Erinzi, sconvolge il cielo e la terra, mescola le nubi con la polvere, annienta gli uccelli, ed eccoli partiti, gli Erinzi! Partiti per diffondere il loro seme malvagio. Il piccolo fusto si spezza di colpo, falciato alla radice. Il globi spinosi si mettono a rotolare a mille e mille. È la grande partenza degli Erinzi "che vengono da Dio sa dove e vanno Dio sa dove", dicono i vecchi, guardando fuori dalle finestre». Il suo nome francese di Chardon Roland, semplice alterazione di Chardon roulant, deriva dalle sue abitudini vagabonde. Esso fiorisce tutta l'estate sui pendii asciutti, lungo le strade, nelle sodaglie. Non è raro altro che nelle regioni dal terreno siliceo.
Erinzio marittimo.
Eryngium maritimum L.
OMBRELLIFERE.
Questo magnifico Erinzio è l'ornamento delle nostre dune marittime. È chiamato spesso Cardo azzurro, ma è molto diverso dal vero Cardo azzurro (Eryngium alpinum L:), bella pianta delle praterie alpine. Vivace e pungente come il Cardo stellato se ne differenzia soprattutto per il suo colore generalmente molto glauco (la pianta è alle volte bluastra nella sommità), per il suo contesto più coriaceo, per le sue foglie meno dentellate, molto innervate, per il suo involucro di brattee assai più larghe, per i suoi fiori di un bell'azzurro. È una pianta che si è adattata all'aridità delle dune sabbiose, che va a cercare l'umidità necessaria alla sua vita mediante una radice estremamente lunga e strisciante. Essa fiorisce tutta l'estate.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE DEGLI ERINZI.
La radice, la cui utilità è nota da secoli, è notevolmente diuretica. Le ricerche di Touchard (1925) sull'Eriinzio marittimo, hanno dimostrato la sua utilità nella nefrite cronica. In decozione molto concentrata (30 grammi per 15 grammi d'acqua) essa triplica il volume delle orine, favorisce l'eliminazione dei cloruri, abbassa il tasso d'urea e la tensione arteriosa, fa riassorbire l'edema. Ledere (1939) ha lui stesso osservato i buoni effetti del Cardo stellato in un soldato colpito da reumatismo, con stato congestizio del fegato e dei reni. Olivier de Serres, quasi quattrocento anni fa, diceva già che esso «serve contro la renella, la difficoltà d'orinare, l'indisposizione dei reni», riferendosi in parte alle indicazioni di Matthiole.
Grossa e lunga, la radice deve essere estirpata in autunno. Bisogna sceglierla giovine e non legnosa. Nel XVIII secolo, la si usava candita nello zucchero nei mali segnalati prima: questa ricetta è sempre raccomandabile ai reumatici, che potranno, d'altronde, utilizzare le parti sotterranee del Cardo stellato mischiate con le piante che entrano nello sciroppo delle Cinque radici (vedere la voce Sedano). Le foglie giovani del Cardo stellato, colte quando in primavera sono ancora tenere, possono essere candite all'aceto. Le radici colte in autunno o durante l'inverno, sono commestibili bollite, come pure i fusti, a quanto sembra. In qualche paese del Nord si candisce con lo zucchero la radice giovane.
Poiché l'Erinzio marittimo va scomparendo un po' ovunque, bisogna rispettarlo e non cogliere per l'uso medicamentoso che il Cardo stellato.
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