ERBOLARIO
Definizione di FARFARACCIO
Farfaraccio.
Tussilago Farfara L.
COMPOSITE.
Il piccolo Farfaraccio, o anche Farfarello e Pie d'asino, è uno dei primi fiori a comparire nell'anno. Tra febbraio e marzo, nei luoghi freschi, questa pianta mette fuori dei capolini composti da un gran numero di ligule sottili (fiori femminili) che circondano dei fiori maschili intubati, solitari su fusti squamosi, sprovvisti di vere foglie. Dopo la fioritura spuntano le foglie, grandi, quasi rotonde, ampiamente e superficialmente dentellate, biancastre al di sotto, disposte a cuore alla base, dando l'idea di uno zoccolo, perciò è chiamata anche Pie d'asino. Per la curiosa inversione di metter fuori i fiori prima delle foglie, il Farfaraccio in antico era chiamato Filius ante patrem. Cresce comunemente nei luoghi argillosi umidi, dalla pianura alle regioni montane nella penisola e nelle isole.
I fiori del Farfaraccio vanno colti al loro primo sbocciare, quando il bottone lascia apparire una piccola macchia gialla, e devono essere essiccati molto rapidamente ed accuratamente, in un luogo asciutto ed areato oppure, se la stagione è poco clemente, in un forno la cui temperatura non dovrà sorpassare i 30°. Chi abita in casa singola e possiede il riscaldamento centrale, la cui caldaia è situata di solito in uno scantinato bene asciutto, potrà essiccare i fiori stendendoli a qualche distanza dalla caldaia, su di una tela tesa per aria o sopra un graticcio, ad una certa altezza dal suolo. Le foglie richiedono minori precauzioni. Vanno sparse su graticci dopo averle private dei piccioli: si deve sceglierle ben sane, nei luoghi soleggiati (la pianta è vivace ed è facile coglierla ogni anno nei luoghi dove abbonda).
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Tussilagine (viene chiamata così anche tra noi) da Tussis, tosse, ed agere, cacciare; il Farfaraccio ci indica con ciò il suo primo uso. Utilizzato dall'antichità nelle affezioni di petto, è un Semplice che si avrebbe torto di trascurare. L'infuso delle foglie o dei fiori (si impiegano soprattutto quest'ultimi: 5 grammi per una tazza d'acqua bollente. Poiché il sapore non è tra i migliori, addolcire con miele, con sciroppo di Liquerizia, o mascherarlo con un pizzico di Anice o di Puleggio: tre o quattro tazze al giorno) danno un buon risultato nella tosse, le bronchiti, i raffreddori, le tracheiti. Le foglie secche, fumate come il tabacco, hanno dato sollievo a più di un asmatico: si possono consigliare anche ai fumatori inveterati quando sono raffreddati, e che non temono di perpetuare l'infiammazione delle mucose nasali. Tournefort consigliava, per la tosse stizzosa, di far infondere in una pentola fino al raffreddamento, quattro manciate di foglie di Farfaraccio e tre prese dei suoi fiori, due manciate di sommità di Issopo, un'oncia (30 grammi) di Uva passa e tre cucchiai di miele. La grande efficacia del Farfaraccio nelle manifestazioni più gravi della diatesi scrofolosa è curiosamente ignorata oggi, almeno in Francia. Diversi medici eminenti, del XVIII e XIX secolo, hanno tuttavia pubblicato su questo argomento delle osservazioni di un grande interesse. Le foglie e le radici, in decozione concentrata, sono in questo caso le parti impiegate. Dopo il medico inglese Fuller, Cullen (1787), Hufeland (1785) e Bodard (1870) hanno sottolineato la loro efficacia. Hufeland («Traité de la Maladie scrophuleuse») scrive: «l'esperienza mi ha insegnato che il Farfaraccio produce molti buoni effetti sull'infiammazione delle glandole, nelle eruzioni cutanee, la tigna, e principalmente nella tosse e le affezioni polmonari di natura scrofolosa». Quanto a Bodard («Cours de Botanique medicale comparée»), riferisce, tra l'altro, la guarigione miracolosa di una donna di trent'anni, entrata all'ospedale di Pisa, in condizioni compassionevoli. Unico, il fitoterapeuta tedesco contemporaneo Bohn, sembra essersi ricordato di queste proprietà del Farfaraccio, che richiederebbero studi più approfonditi.
USI DIVERSI.
Il Farfaraccio è un sostituto passabile del Tabacco, del quale non ha gli inconvenienti. Per quest'uso è bene sovrapporre le foglie una sull'altra e lasciarle fermentare un po', prima di farle essiccare. Botan (1935) consiglia ai fumatori un miscuglio in parti uguali di foglie secche di Farfaraccio, di Ippocastano e di Asperula: farle macerare in acqua molto addolcita con miele, poi essiccarle all'aria, comprimerle e tagliarle come il Tabacco. Si può anche mescolare foglie di Betonica e foglie di Farfaraccio: due parti di queste ultime, bene essiccate e tritate e una parte di Scarfelati comune compongono un tabacco poco nocivo che, personalmente, io trovo delicato.
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