ERBOLARIO

Definizione di FELCI

Felci.
Circa un quarto di miliardo di anni fa, secondo gli scienziati, nelle brume dell'epoca carbonifera, il popolo delle Felci era al suo apogeo: Calamiti alte trenta metri, antenate della nostra Coda cavallina e delle Felci, e Felci arborescenti riparavano sotto le loro umide ombre i primi grandi animali terrestri. È nota l'importanza di questi vegetali primitivi nella formazione del carbone fossile. Secondo Grand-Eury, i carboni del bacino di Saint-Etienne sono formati da essi per due quinti (le ricerche dei paleobotanici moderni hanno dimostrato che i fossili, dei quali non si conoscevano nel secolo scorso che le foglie, dissimulano in realtà, sotto l'apparenza di Felci, sia delle Felci quanto delle Pteridosperme, antenate delle Gimnosperme e Conifere: queste ultime erano forse le più abbondanti durante il Carbonifero). Dopo questi lontani tempi, si sono assai poco trasformate: certi generi esotici sono ancora assai simili ai loro antenati dell'Era primaria. Nei nostri climi le Felci non sono lussureggianti quanto le loro sorelle delle foreste tropicali. La flora nostrana, come quella francese, ne conta meno di un centinaio di specie, mentre, per fare un esempio, la Nuova Caledonia, la cui superficie è pressappoco quella della Bretagna, ne annovera più di duemila. Tuttavia la maggior parte delle nostre Felci non hanno da invidiare per nulla la bellezza delle loro lontane parenti. Molte di esse meriterebbero di essere coltivate nelle case e nei giardini. Per di più, sebbene siano numericamente limitate, esse sono suddivise in un numero relativamente importante di generi, che ci offrono un buon campionario delle Criptogame vascolari della terra.

ORGANIZZAZIONE.
Le Felci sono piante senza fiori o Criptogame (vale a dire "nozze nascoste"), e questa caratteristica le imparenta ai Muschi e ai Funghi. Esse possiedono per contro un sistema vascolare che le avvicina alle Fanerogame, o piante con fiori. La riproduzione delle Felci è assai curiosa. Essa ha luogo in due tempi. Prendiamo per esempio la Felce maschio, assai comune nei boschi e nei luoghi ombreggiati di tutta la penisola, dove cresce in bei cespi rotondi. Le grandi foglie (chiamate fronde) dal contorno lanceolato, doppiamente dentellate, rette da un peduncolo il cui prolungamento fra i lobi si chiama rachide (i grandi segmenti attaccati direttamente sul rachide si chiamano penne, e le loro divisioni pinnule), nascono da un rizoma grosso e un po' strisciante, che è il vero fusto della pianta, della quale solo le foglie stanno all'aria libera. Picciolo e rachide sono più o meno ricoperti di squame fulve e translucide.
Verso la metà dell'estate guardate bene queste fronde: sulla faccia inferiore di un gran numero di pinnule vedrete disposte regolarmente delle piccole bolle, dapprima ricoperte di una specie di pelle grigio-bluastra a forma di rene, poi, quando quella pelle di protezione (chiamata indusio) si ritrae, esse appaiono brune e formate da un gran numero di minuscoli piccoli grani appena visibili ad occhio nudo. Questi grani, chiamati sporangi, si schiudono alla maturazione e liberano delle spore microscopiche; il loro raggruppamento sotto l'indusio si chiama soro. Le fronde delle Felci portano dunque a maturità numerosi sori composti da sorangi che contengono le spore; non esiste nessun altro esempio di fenomeni sessuali come nella Felce (per poter osservar bene la produzione delle spore, fate essiccare una fronda ben carica di sori maturi fra due giornali, deponendo un foglio di carta bianca sotto il lato fertile della fronda. Qualche giorno dopo esaminate con un semplice piccolo microscopio da studente la polvere bruna che si sarà depositata sul foglio: voi ci vedrete dei sori staccatisi dalla fronda e le innumerevoli spore che essi avranno liberato). Che cosa diventeranno queste spore secondo natura? Se troveranno le condizioni necessarie di umidità e di temperatura, esse germineranno delle piccole lamine di qualche millimetro, verdi e appiattite, a forma di cuore, il protallo. Nella sua faccia inferiore, vale a dire quella rivolta a terra, il protallo porta degli organi maschili e femminili, e la fecondazione si compirà per mezzo dell'acqua: degli anterozoidi ciliati, prodotti da organi microscopici (anteridi) avanzeranno in una goccia d'acqua verso l'uovo contenuto in fondo ad una protuberanza del protallo, chiamato archegonio, che si apre per effetto dell'umidità, onde riceverli. Dopo la fecondazione, la cellula-uovo si dividerà, dando luogo ad una prima radice ed una prima foglia. Così nasce una Felce. Il ciclo vitale di una Felce maschio (e di tutte le Criptogame vascolari) avviene dunque in due fasi: una fase asessuata ben visibile, rappresentata dalle fronde produttrici di spore, e una fase sessuata occulta, rappresentata dal protallo portatore di archegoni e anteridi. Questo fenomeno è chiamato alternativa delle generazioni. Nelle piante con fiori, al contrario, la fase sessuata (fecondazione dell'ovulo contenuto nel pistillo dagli spermatozoidi del polline) ha come conseguenza la produzione diretta del seme, che contiene in potenza una futura pianta ugualmente sessuata.
Sarebbe vano descrivere le Felci isolatamente, e solo una descrizione dettagliata vi permetterà di riconoscere quelle di cui si parlerà più avanti. Queste piante un po' misteriose, spesso molto eleganti, meritano veramente di essere coltivate in casa o in giardino, ed ho insistito su questo punto anche per specie che non presentano quasi nessun interesse dal punto di vista medico.
Ho raggruppato alfabeticamente, una di seguito all'altra, delle specie molto diverse, che era inutile sparpagliare qua e là in questo volume, ma che sono tutte delle Felci, in senso botanico. Ricordo infine che la foglia o fronda della Felce è la totalità di ciò che sporge dalla terra.

Capelvenere.
Adiantum Capillus Veneris L.
Vicino alle fonti calcaree, all'ingresso di grotte umide, sulle rive rocciose dei fiumi delle zone in pianura e submontane di tutta la penisola, si possono ammirare spesso i cespi leggeri di questa Felce delicata, molto facilmente riconoscibile dai suoi piccioli neri e sottili, dalle sue pinnule a forma di ventaglio, che portano sulla parte inferiore dei sori ricoperti da una piega della foglia.
Il Capelvenere è comunemente coltivato come pianta da appartamento (esso esige terra carcarea e frequenti annaffiature, il vento e le correnti d'aria gli nocciono), dopo aver goduto, come pianta medicinale, di una certa fama. Esso è, in realtà, leggermente bechico e lo sciroppo di Capelvenere, ottenuto aggiungendo 640 grammi di zucchero all'infusione di 340 grammi d'acqua con 20 grammi di Capelvenere, può essere utile nelle tossi, le affezioni bronchiali dei bambini.
Questo sciroppo era soprattutto conosciuto al principio del XVIII secolo poiché, diluito nel tè infuso nel latte caldo, costituiva la Bavarese, bevanda preferita dai frequentatori del famoso café Procope, durante la Reggenza, messa in voga da principi bavaresi.

Altri Capelvenere.
Asplenium.
Queste piccole Felci, non hanno altro in comune con l'Adiantum Capillus Veneris che il nome popolare, poiché esse appartengono al genere Asplenium, caratterizzato dai sori allungati collocati sotto le pinnule, che possono esserne interamente coperte alla maturazione. Per uso pettorale, si potrà sostituire al Capelvenere la Ruta muraria {Asplenium trichomanes L., l'Asplenium Ruta-muraria L., o VAsplenium Adiantum-nigrum L.).
Un medico di Montpellier, Formius, ha pubblicato nel 1644 un trattato in cui vanta le virtù di quest'ultima Felce, considerata una vera panacea... La nostra flora ha, per fortuna, altri vegetali bechici più attivi di queste piante, delle quali l'eleganza è pressappoco l'una virtù.

COLTIVAZIONE.
Il Capelvenere nero e quello delle muraglie sono delle piante molto graziose, che starebbero meglio nei gruppi rocciosi del vostro giardino o sui vostri muretti fioriti, che in una tazza di tè. Poiché è partita dei floricultori esperti di riprodurle dalle spore, queste Felci è meglio raccoglierle dove crescono in natura, con la massima cura, strappandole con un po' della terra che avvolge le loro radici. Esse chiedono un'esposizione abbastanza ombrosa. Sono rustiche, ma esigono in periodo di siccità qualche annaffiatura. Un miscuglio di terriccio e di terra d'Erica è conveniente per esse: badare che il terreno sotto sia drenato.

Ceterach officinarum L.
Questa bella piccola Felce è un diuretico efficace. La si è impiegata con successo nella renella, la nefrite, la cistite, nelle malattie delle vie urinarie (infuso al 10-20 %; aromatizzare con l'Asperula 5 grammi, o l'Anice, un pizzico per tazza: due o tre tazze al giorno). Essa conviene in modo particolare a coloro che hanno dell'ossaluria. La sua abbondanza in certi luoghi ne fa consigliare veramente l'impiego.

COLTIVAZIONE.
La Cedracca, chiamata anche Erba dorata, deve questo nome alle scaglie rossastre e lucide, che coprono per intero la faccia inferiore delle sue graziose foglie strette e lobate. I suoi piccoli cespi ornano comunemente i vecchi muri e le rocce. Pianta vivace, sempre infogliata, essa è indispensabile nei gruppi di roccia nei giardini, specialmente se sono rocce calcaree. L'esposizione a mezzo sole la ingrossa, mentre all'ombra essa si allunga e i suoi cespi diradano.

Felce aquilina
Pteridium aquilinum (L.) 
Kuhn.
(Pteris aquilina L. dalla Flora del Bonnier).

Questa Felce, le cui grandissime foglie triangolari (fino a 3 metri di altezza), dentellate parecchie volte, rette da un picciolo liscio e coriaceo, sono così abbondanti in alcune regioni silicee da poter diventare un flagello, invadendo i prati abbandonati dai greggi o mal tenuti (è vero però che essa non fa che preparare l'arrivo della foresta poiché, alla sua ombra le piante giovanissime trovano, in estate, un buon riparo contro il sole che è loro pregiudizievole), è una pianta che il coltivatore scaltrito non deve trascurare. Tagliata di preferenza alla fine di giugno e trattata come la paglia, essa fornisce un'eccellente lettiera con un notevole contenuto di potassa, che arricchisce la terra anche di acido fosforico, di azoto e di magnesio. Essa ha un potere assorbente assai vicino a quello della paglia di frumento (può contenere due volte e mezzo il suo peso d'acqua, secondo Garola). Falciata nella stessa epoca, mezzo essiccata e bruciata molto lentamente in una fossa due volte più profonda che larga (onde evitare le fiamme bisogna ricoprire di continuo il focolaio con nuovo combustibile: la combustione deve essere la più lenta possibile), essa da una cenere molto ricca di potassa, in parte sotto forma di solfato, stando agli esperimenti compiuti nel secolo scorso da d'Arcet. Queste ceneri possono essere distribuite facilmente con i soliti mezzi meccanici.
Infine, le stesse foglie essiccate formano la migliore copertura che si possa immaginare, per proteggere durante l'inverno le piante delicate.

Felce maschio.
Polystichum Filix mas (L.) 
Roth.
Il rizoma di questa bella e grande Felce (descritta più sopra nelle sue generalità) è l'arma classica della terapeutica moderna contro uno dei parassiti più sgradevoli del nostro intestino: la tenia. Quest'uso risale del resto alla più remota antichità: gli antichi greci, conoscevano l'efficacia della pianta contro i vermi.

RACCOLTA.
È preferibile utilizzare il rizoma fresco e ciò è possibile quasi dovunque. Per l'essiccazione, si sradica il rizoma, meglio se durante l'inverno, badando di non far confusione con altre specie sprovviste di attività (qualche fronda resiste anche durante l'inverno, ed esaminate anche quelle morte che cospargono il suolo attorno alla pianta). Ma è bene far presente che con la conservazione esso perde parecchio della sua 
proprietà.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La Felce maschio è una pianta tossica, che occorre adoperare con prudenza. È meglio prima di ricorrere ad essa, di provare con i semi di Zucca (vedere a questa voce), non pericolosi e con un potere tenifugo pronunciato; almeno con i bambini bisogna provarli, prima di usare la Felce maschio. Quest'ultima, ben usata, rimane tuttavia lo specifico contro il verme solitario: gli adulti possono usarlo senza rischio, attenendosi alle seguenti indicazioni: dieta lattea il giorno prima del trattamento; polvere recente del rizoma mescolata al miele: 30 grammi (meglio però se è polpa fresca: 2 o 3 grammi per i bambini, 12-20 grammi per gli adulti; triturare il rizoma assieme al miele) e prenderlo al mattino a digiuno. Un'ora dopo prendere questa decozione di Ontano nero preparata prima: 2-5 grammi di vecchia scorza essiccata bollita in 150 grammi d'acqua per venticinque minuti. Lasciar infondere da quattro a sei ore (mai olio di Ricino); continuare con la dieta lattea per due o tre giorni; non ricominciare il trattamento prima di qualche settimana.
N.B. - È sempre preferibile rivolgersi al medico per utilizzare la Felce maschio. I medici consigliano di solito l'estratto etereo in capsule gelatinose. Esso è di sicura efficacia, ma gli vengono imputati già alcuni casi di avvelenamento grave, di cui qualcuno mortale, dovuti certamente all'inosservanza delle prescrizioni.

Uso esterno.
Le foglie fresche della Felce maschio si applicano con utilità contro i dolori della gotta e della sciatica. Sono consigliati anche i bagni in cui sia sciolta la decozione del rizoma, sempre nelle stesse malattie.

ALTRI USI.
Sebbene vecchie tradizioni assicurino che coloro che riposano sopra un mucchio di Felci possano provare degli stordimenti e dei mal di capo, e anche cadere in un sonno mortale, le fronde secche della Felce maschio si usano correntemente nelle campagne per confezionare materassi e cuscini per i bambini. Questi materassi sono assai più igienici di quelli di piuma, ed essi convengono particolarmente ai bimbi malaticci, rachitici come ai reumatizzati. Le estremità dei fusti giovani di questa Felce sono stati mangiati in tempi di carestia. Coloro che raccomandano questo uso alimentare della Felce non l'hanno senza dubbio mai sperimentato (potrebbe d'altro canto manifestarsi pericoloso!). Bisogna anche possedere dei buoni denti e uno stomaco vuoto da parecchi giorni per mangiare il rizoma assieme al pane, come un tempo si faceva nell'Alvernia, stando a quanto ne dice Duchesne.

COLTIVAZIONE.
La Felce maschio è spesso coltivata negli angoli ombrosi dei giardini e dei parchi, dove si riproduce spontaneamente. Si può moltiplicarla facilmente col trapianto dei rizomi. Con una terra ricca di humus, esposta a nord, essa può dare cespi enormi dal più bell'effetto. Si potrà coltivare nello stesso modo VAspidium angulare Kit {Aspidium aculeatum Doell, nel manuale di	Gaston	Bonnier) dal fogliame più fine ed elegante.

SUPERSTIZIONI.
La Felce maschio, dalle belle fronde scagliose emergenti in cerchio dall'humus dei boschi, non poteva passare inosservata ai felici tempi delle fate e degli gnomi. Ancora verso il 1880 i ceppi che avevano cinque fusti, erano venduti in Germania col nome di Mano di San Giovanni: servivano a proteggere contro la mala sorte. Durante il Rinascimento, si credeva con tanta convinzione che il possesso delle spore raccolte nella notte di San Giovanni poteva rendere invisibile il raccoglitore, che la Chiesa, nel Sinodo di Ferrara (1612), dovette colpire con l'interdizione queste raccolte notturne.
Leproux riferisce questa curiosa pratica comune nel dipartimento della Charente (l'analogia tra il fusto arrotolato della giovine Felce e il corpo arrotolato d'un rettile è evidente): per proteggersi dai morsi dei serpenti, occorre tagliare con i denti e poi gettare sopra la testa, senza usare le mani, la prima Felce che si incontra in primavera. In Bretagna, come nella Franca Contea, secondo Delatte, bisognava essere in stato di grazia per cogliere questa Felce.

Polipodio.
Polypodium vulgate L.
Ornamento dei vecchi muri, dei quali ricopre spesso il colmo, il Polipodio, dalle belle fronde piumate che di volgare non ha che il nome, è anche chiamata Felce Quercina perché cresce spesso sotto ai vecchi alberi e anche Felce dolce dai ragazzi che ne masticano il rizoma dolce, che sa di Liquerizia. Questa Felce è una pianta molto trascurata, che può tuttavia rendersi realmente utile e che si ha sempre sottomano. Si utilizza il suo rizoma, che è possibile cogliere in qualsiasi momento (e a metà estate per conservarlo).

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Il Polipodio è un leggero purgante, sprovvisto di ogni efletto irritante, e che è adatto specialmente per i bambini e agli stitici cronici, soprattutto quando la loro condizione è causata da una insufficente secrezione biliare. Lo si impiega in decozione alla dose di 20-50 grammi per un litro d'acqua; far bollire un quarto d'ora; aromatizzare se possibile con una presa di Finocchio o un po' di Angelica. Una tazza al mattino, a digiuno.
È l'azione colagoga del rizoma che deve essere considerata come la sua prima virtù, dalla quale proviene la sua facoltà lassativa. Il Polipodio è indicato nell'itterizia, nella colemia, l'insufficenza epatica, e i malati di fegato dovrebbero pensare, nel corso delle loro passeggiate campestri, al sollievo che può loro recare questa pianta amica dei muri. Il rizoma del Polipodio possiede infine delle virtù bechiche da non trascurarsi: i contadini lo impiegavano una volta con successo contro la tosse, il catarro cronico, i vecchi raffreddori.
Il Polipodio delle vecchie Querce si è visto una volta attribuire delle particolari virtù, come succede a tutto quanto è vicino a quest'albero sacro.
In Francia, col nome di Erba da guadagno godeva la reputazione di portar fortuna (nelle lotterie!) e si diceva che proteggesse durante le epidemie coloro che lo portavano indosso, però all'insaputa. Il Polipodio, dal fogliame persistente, è uno dei nostri rari vegetali "epifiti" (che crescono sugli alberi) e questa sua particolarità può essere sfruttata nell'orto-giardino per decorare i vecchi meli mezzi sterili, per esempio. Basta staccarlo con delicatezza dai tronchi dove è nato allo stato selvatico, con la maggiore porzione possibile del muschio che gli serve da suolo, collocandolo sopra un grosso ramo o ad una biforcazione, legandolo un poco perché non cada, dove il suo rizoma non tarderà a riprendere, soprattutto se gli si mette nel muschio un po' di terriccio. Usare lo stesso sistema per i vecchi muri. Questi trapianti devono essere compiuti non nei periodi di siccità.

Felci diverse.
La Lingua cervina {Scolopendrium vulgare Sm.) che ci fa vedere dovunque le sue lingue lunghe e lucenti sui muri umidi e nei vecchi pozzi, non richiede, per prosperare, che un luogo ombreggiato e frequenti annaffiature. Meriterebbe di essere coltivata nelle parti meno esposte dei gruppi di rocce nei giardini, e soprattutto in casa. Voi non vi stanchereste di ammirare, in primavera, lo straordinario svolgimento delle sue giovani fronde (la Medicina delle "rassomiglianze", notando una rassomiglianza tra la forma di questa Felce con la milza, ne aveva fatto uno specifico delle malattie di quest'organo e, per analogia, di quelle del fegato).
L'Osmunda {Osmunda regalis L.) formerà dei cespi superbi sulle rive dei vostri laghetti e dei vostri ruscelli. Perché il suo attecchimento sia assicurato, è necessario trapiantarla, preferibilmente al principio della primavera, quando le nuove fronde stanno spuntando, con la maggior parte possibile della radice con tutte le sue barbe. Questa Felce esige un terreno costantemente umido.

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