ERBOLARIO
Definizione di GENZIANA GIALLA
sGenziana gialla.
Gentiana lutea L.
GENZIANACEE.
A cominciare da giugno nelle pianure, più tardi, quando cresce più in alto, sui pendii erbosi, nei prati magri, perfino tra le rocce dei massicci montani, la Genziana maggiore accende il suo unico cero. Questa bella e curiosa pianta è immediatamente riconoscibile dal suo fusto alto e robusto, semplice, che ha delle grandi foglie ovali opposte, con cinque o sei nervature longitudinali, quelle della sommità sessili e avvolgenti, che sostengono come delle coppe di numerosi fiori gialli peduncolati a cinque, nove petali stretti (spesso sei) un po' uniti alla base, mentre quelli della base hanno un picciolo. Alla maturazione l'ovario si muta in una capsula ovoidale acuta, mentre i gruppi di fiori che si trovano sulla parte superiore del fusto, rassomigliano a nidi di strani animali. Queste capsule rinchiudono numerosi piccoli semi: una pianta ne può dare parecchi migliaia ogni anno.
La Genziana è una pianta vivace (essa raggiunge anche i cinquanta anni e più), che non fiorisce altro che dopo alcuni anni, raramente prima dei dieci allo stato naturale. Essa è assai comune nei pascoli submontani e montani delle Alpi e degli Appennini, fino al monte Pollino e in Sardegna, di preferenza su terreni calcarei. Tuttavia la raccolta abbondante che se ne compie, basta a farle regredire un po' dovunque.
Pagando talvolta a caro prezzo il diritto di raccoglierla in montagna, gli uomini specializzati nel duro lavoro di sterrare le radici, spesso più lunghe di un metro, giungono ad estrarne da 100 a 200 chili al giorno, che rappresentano diverse centinaia di piante. Poiché la crescita della pianta è molto lenta e la si svelle frequentemente avanti della prima fioritura, essa finisce col diminuire e con lo scomparire dal suo habitat naturale. Favarger, nel suo libro già citato, assicura che nel Giura svizzero essa è tuttavia «assai abbondante perché si possa attualmente paventare una regressione». La regressione di questa pianta preziosa è tanto più allarmante in quanto la sua coltivazione, molto delicata, non oltrepassa lo stadio sperimentale (quale sarebbe il coltivatore disposto ad attendere dieci o venti anni il frutto del suo lavoro?). Bisogna augurarsi che una legislazione intelligente protegga un giorno questa benefica pianta, cui è legato anche un interesse economico, in tutti i paesi alpini.
N.B. - I raccoglitori inesperti dovranno guardarsi dal confondere la Genziana con l'Elleboro bianco {Veratrum album L. Liliacee), pianta estremamente velenosa, che le rassomiglia nel portamento e nel tratto e che cresce nei medesimi luoghi. La si distinguerà senza fatica per le sue foglie alterne e pelose al di sotto, dai suoi fiori bianchi in grandi pannocchie e per il suo odore sgradevole. È soprattutto nella sua prima età, prima di aver fiorito, e quando le sue foglie ovali, nervate longitudinalmente possono dargli l'aspetto delle giovani Genziane, che l'Elleboro è un temibile veleno. Esaminate attentamente la disposizione delle foglie sul fusto: nella Genziana esse sono sempre opposte.
RACCOLTA DELLE RADICI.
Molto ardua, essa è praticamente riservata a coloro che abitano in montagna. Lo strappo deve essere fatto in autunno e soltanto dalle piante più anziane, le cui radici hanno diversi centimetri di spessore. Occorre usare uno strumento adatto, che è nello stesso tempo usabile come zappa e leva. Pulite e lavate, le radici vengono dapprima essiccate all'esterno, poi sotto ad un ricovero. Gli erboristi vendono generalmente un prodotto di buona qualità (esigete radici recenti, che devono essere spugnose, internamente gialle e molto amare). Evidentemente per l'abitante di pianura sarà più facile rivolgersi all'erborista, che organizzare una spedizione in montagna per procurarsele.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
La Genziana è una tra le nostre medicine vegetali più importanti. Essa era l'erba febbrifuga, prima dell'introduzione della China in Europa (1639). La sua radice è il nostro migliore tonico-amaro e uno dei nostri febbrifughi più attivi. Ogni farmacia di famiglia ne deve dunque possedere una piccola provvista.
Uso tonico.
Presa prima dei pasti macerata nell'acqua o nel vino, la Genziana stimola l'appetito eccitando la secrezione salivare. Presa dopo i pasti, essa facilita la digestione, combatte la costipazione e la diarrea (di origini digestive). Le sue indicazioni sono dunque quelle della Centaurea, ma su di questa ha il vantaggio di non irritare le vie digestive, quand'è presa con moderazione (è tuttavia conveniente spaziarne le cure, poiché un suo uso eccessivo può dar luogo a malesseri: mal di capo, agitazione, nausee, ecc). Essa ha d'altro canto il notevole potere di accrescere il numero degli eritrociti (globuli aroissi) e Lère (1902) le assegna appunto questo compito ponendola sullo stesso piano di una dieta ricca di carne.
Essa è dunque particolarmente raccomandata nell'anemia, assieme a un'altra Genzianacea importante, il Trifoglio fibrino, ricostituente dei globuli rossi, e altresì ai convalescenti, agli affaticati, ai linfatici. Le dosi sono le seguenti: macerazione a freddo delle radici stritolate da 10 a 20 grammi per litro; lasciare a contatto per parecchie ore quindi filtrare: un bicchiere da vino (molto amaro) prima o dopo i pasti. Vino: da 15 a 30 grammi di radici macerate per una notte in un litro di vino bianco: da uno a due bicchierini ai pasti, oppure un bicchierino prima e uno dopo il pasto. Sciroppo (per i bambini): far macerare 10 grammi di radice in un litro d'acqua durante la notte, poi filtrare e aggiungere un chilo di zucchero: da prendersi uno o due bicchierini due volte al giorno.
Nell'anemia alternare il vino di Genziana e l'infusione di Trifoglio fibrino: un piccolo bicchiere da vino del primo, al mattino; una tazza della seconda, alla sera.
Uso febbrifugo.
Le virtù febbrifughe della Genziana, messe in dubbio nel secolo scorso da Trousseau e più recentemente da Schultz, sono pertanto ben reali, se si deve credere alle molteplici osservazioni accumulate da Matthiole ai nostri giorni. «Prima della scoperta della china», dice Chomel, «ci si serviva comunemente di questa pianta: ma essa ha perduto molto del suo credito, dopo l'introduzione della droga straniera. I nostri montanari delle Alpi e dell'Alvernia se ne servono tuttavia nelle loro febbri, e quasi sempre con successo.» Infatti, senza avere l'efficacia del chinino, la Genziana si è spesso dimostrata attiva nelle febbri intermittenti, in special modo sotto forma di polvere. Le osservazioni di Tanret (1905) in Corsica, hanno dimostrato il reale potere della pianta contro le ricadute delle febbri palustri. Mescolata in parti uguali con la Camomilla e la corteccia di Quercia, la Genziana si dimostra regolarmente attiva. Questo "febbrifugo francese" è stato utilizzato con successo da Cazin.
USI TRADIZIONALI.
La Genziana godeva e gode ancora in montagna la fama di panacea. Nelle Alpi la si usava una volta, macerata nell'aceto, contro tutte le malattie contagiose. Si diceva ancora che bastasse masticare un pezzetto ogni giorno per godere lunga vita e una verde vecchiaia. Questo sistema, in ogni caso, fa venire appetito e non è sgradevole come potrebbe sembrare. La pianta entrava anche nella formula dello Sciroppo di Lunga vita, e nelle grandi composizioni farmaceutiche del passato: Teriaca di Andromaca e di Charas, Orvietano, Diascordium, Oppiato di Salomone, ecc.
USI DIVERSI.
La Genziana è alla base di un certo numero di aperitivi in commercio. I montanari lasciano fermentare in fascio le radici fresche (ricche di zuccheri) e ne ricavano poi, distillandole a vapore, un'acquavite leggermente amara, che non ha nulla da invidiare ai nostri migliori alcolici (essa poi è venduta a buon prezzo). I montanari l'usano contro l'atonia intestinale e le febbri, ciò che non va esente da rischi, poiché essa ha una gradazione di circa 50°.
Due altre Genziane alpestri, la Genziana porpurea {Gentiana porpurea L.) e la Genziana punteggiata {Gentiana punctata L.), esclusivamente alpine, hanno le stesse proprietà della Genziana maggiore, ma sono anch'esse minacciate dalla distruzione. Quanto alle meravigliose piccole Genziane azzurre, autentiche coppe di nettare per gli insetti delle altitudini, bisogna accontentarsi di ammirarle nel loro ambiente naturale e non strapparle per portare a casa e trapiantarle in giardino, come fanno molti amatori dei "giardini alpini", le cui spedizioni collettive di raccolta, attualmente molto in voga, costituiscono un vero disastro per le poche stazioni di piante rare che ancora esistono nelle nostre montagne.
Indice degli argomenti
Indice Generale
Home-Page