ERBOLARIO
Definizione di GINESTRA DEI CARBONAI
Ginestra dei carbonai.
Sarothamnus Scoparius (L.) Wimmer.
PAPIGLIONACEE.
Fra le Papiglionacee legnose arbustive, riconoscerete la Ginestra dei carbonai dai seguenti caratteri: foglie (poco numerose) a tre foglioline; calice con due labbra distinte, corte, quello superiore a due denti, l'inferiore a tre denti; stilo assai lungo; carena pendente; ramoscelli sottili e flessibili, molto lunghi e molto angolati. È una pianta vivace che può oltrepassare i due metri.
Essa è comune, talvolta comunissima e invadente nei terreni silicei, mentre è rara nei terreni calcarei (benché sia frequente nei terreni decalcificati delle stesse zone).
La vera Ginestra (genere Genista) ha delle foglie semplici, non suddivise in tre foglioline, ma con un calice a due labbra ben distinte; alcune sono spinose. I Giunchi (genere Ulex) hanno tutte le loro foglie trasformate in spine; il loro calice a due labbra separate fino alla base, uguaglia quasi la corolla.
Della Ginestra dei carbonai, si utilizzano i ramicelli freschi, la cenere dei fusti bruciati e soprattutto i fiori, che devono essere colti appena sbocciati, prima che l'ovario maturi accennando a diventare baccello, ed essiccati al più presto possibile.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Se uno dei principi attivi isolati della Ginestra, la sparteina, si è dimostrato ipertensivo e cardiotonico, la medicina moderna ritiene la Ginestra dei carbonai come uno dei migliori diuretici indigeni, dotato inoltre di una proprietà vasocostrittrice molto pronunciata.
Azione diuretica.
Da quando un vino di ceneri di Ginestra, raccomandato dalla signora Fouquet, sbarazzò, nel 1701, il maresciallo di Sassonia da una idropisia, contro la quale la scienza dei migliori medici dell'epoca si era dimostrata vana, questa pianta è considerata a giusto titolo come un'arma di primaria importanza quando si tratta di accrescere il volume delle orine e di combattere la ritenzione dei cloruri. I fusti, essendo la parte più attiva della pianta, quando sarà possibile si utilizzerà un vino diuretico, ottenuto facendo infondere a freddo durante ventiquattro ore da 30 a 60 grammi delle loro ceneri setacciate in un litro di buon vino bianco. Se ne possono bere da tre a cinque bicchieri da vino al giorno.
Si ottengono le ceneri della Ginestra, accendendo un fuoco con i suoi ramoscelli verdi in un luogo pulito dove si possano poi raccogliere le ceneri senza mescolanza con corpi estranei. Sebbene i principi attivi della pianta scompaiano con la combustione, le ceneri, molto ricche di potassa, hanno un effetto diuretico palese. L'infusione dei fiori è ugualmente molto efficace (25 grammi in un litro di acqua bollente: da due a quattro tazze al giorno, magari zuccherate se necessario). L'azione dei fiori della Ginestra sulla secrezione urinaria si combina con leggeri effetti cardiotonici e analgesici. Queste preparazioni vengono raccomandate soprattutto nell'idropisia, l'edema, la nefrite, la renella, l'albuminuria, il reumatismo, la gotta, le malattie del fegato, le dermatosi ribelli (vino di ceneri, infuso di fiori, decotto dei getti freschi fioriti: da 30 a 60 grammi per ogni litro d'acqua). Nelle affezioni polmonari acute: pleurite, polmonite, broncopolmonite, così come nella influenza e nelle febbri eruttive, l'infuso di fiori è di grande utilità per sbarazzare l'organismo dai cloruri, il cui accumulo è un seguito frequente di queste malattie. Col loro impiego, il volume delle orine aumenta, il loro tenore di sale si accresce, la respirazione viene facilitata, il muscolo cardiaco è sostenuto.
La Ginestra dei carbonai è una delle piante indispensabili nella farmacia di famiglia. Essa può essere raccolta dovunque abbondantemente, e deve essere rinnovata al ritorno d'ogni buona stagione.
Uso esterno.
La liscivia di ceneri, in compresse calde, è di reale efficacia negli ingrossamenti delle glandole linfatiche, in quelli delle mammelle, nella scrofola, negli edemi articolari, negli ascessi freddi. I giovani ramicelli fioriti, possono essere usati in decozione nei tumori scrofolosi e nelle malattie sopra menzionate.
I pastori dell'Alvernia in Francia, osservavano una certa immunizzazione contro il morso delle vipere nelle pecore che brucavano le Ginestre, e Billard di Clermon-Ferrand, ha recentemente dimostrato che il solfato di sparteina aveva un certo potere anti velenoso. Binet (già citato) ha sperimentato l'azione della polvere dei fiori contro il veleno del cobra, del quale i topi riescono a sopportare una volta e mezza la dose mortale, mentre il quaranta per cento di essi sopravvivono con dose doppia. È inutile sottolineare l'estremo interesse di queste scoperte.
In caso di urgenza, quando il medico è lontano, che manca il siero e che si abbiano delle Ginestre sottomano, non sarebbe inutile di applicare sul morso immediatamente inciso, un impiastro di fiori, frantumati fra due sassi, per esempio.
USI DIVERSI.
In campagna si fabbricano ancora delle scope con i ramicelli della Ginestra. Nei paesi poveri se ne facevano delle fascine, utilizzandole per la costruzione di capanne e di ricoveri. Si riscaldava il forno da pane con i suoi ramicelli secchi, che danno una cenere ricca di potassa. La Ginestra è molto utile per l'agricoltore. Pianta miglioratrice, poco esigente sulla natura del suolo, può servire per rimettere in coltivazione delle terre sabbiose (seminare senza interrare sopra della Festuca o dell'Orzo lanoso, che daranno alle giovani piante un'ombra favorevole)-.
Nei dintorni di Pisa, si otteneva dalla Ginestra, dopo macerazione, una stoppa molto solida, appropriata alla filatura di tela. Aggiungo infine che i germogli della Ginestra possono essere messi in aceto come dei capperi (gli Olandesi nel secolo scorso li apprezzavano molto) e che i fiori, sbarazzati del calice, sono commestibili aggiunti alle insalate.
Coltivata in macchia o ad arbusti isolati, la Ginestra è una pianta molto decorativa, che si riproduce facilmente con i semi raccolti un poco prima della maturazione (quando il legume è ben secco, esso scoppia proiettando lontano i suoi semi: in certi luoghi, di luglio, si sente un crepito di innocua mitraglia). I semi vanno lasciati per uri po' di tempo all'aria, nel granaio. Bisogna seminarli al volo, sulla superficie di un terreno pulito, poi trapiantare le piante migliori, quando hanno raggiunto un certo sviluppo.
N. B. - La Ginestra di Spagna, o Ginestra odorosa {Spartium junc-eum L. ) piccolo e bell'arbusto comune nei luoghi sterili o boscosi della penisola e delle isole dal mare alla zona montana, non deve essere confuso con la Ginestra dei carbonai: infatti essa è molto tossica, soprattutto i suoi fiori e i suoi semi. Essa è facilmente identificabile dai suoi ramicelli cilindrici, molto allungati come Giunchi, glauchi, con poche foglie (foglie semplici), dai suoi grandi fiori di un vivo color giallo, profumati, a grappoli finali, sostenuti da un calice ridotto al solo labbro inferiore.
Questa Ginestra ha diversi impieghi nell'industria: con i suoi ramicelli duttili vengono intrecciate delle calzature, dei panieri, degli oggetti diversi. Con le lunghe fibre che se ne ricavano si fabbricano cordami, oppure si tesse una grossa tela molto solida. La struttura delle fibre della Ginestra di Spagna, la rende inoltre molto adatta alla fabbricazione della carta. Tante terre aride potrebbero produrre questa pianta migliorandole, ed è spiacevole invece vederla coltivata soltanto per ornamento. L'industria della carta divora oggi le foreste con un appetito che va sempre più crescendo (un solo numero domenicale di un giornale americano inghiotte un peso di carta uguale al legno che si ricava da sessanta ettari di bosco. Negli Stati Uniti escono duemila quotidiani...); prima che il potere della stampa non declini per mancanza di materia prima, sarebbe tempo di pensare, non soltanto al rimboschimento, ma a trovare dei succedanei degni d'interesse.
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