ERBOLARIO
Definizione di GRAMIGNA
Gramigna.
Agropyrum repens (L.) P.B. e Cynodon Dactylon (L.) Pers.
GRAMINACEE.
Sebbene si confonda spesso col nome di Gramigna un certo numero di Graminacee indesiderabili nelle coltivazioni, è alle due specie soprannominate che i giardinieri e gli erboristi pensano, i primi maledicendo, i secondi benedicendo, quando parlano di piante che hanno dei fusti sotterranei (rizomi) tanto difficili da estirpare dalle aiuole. Sarebbe un po' eccessivo voler descrivere delle piante che soltanto i confronti diretti dei trattatti dettagliati consentono d'isolare nella loro estesa famiglia: le nostre due Gramigne possono tuttavia essere riconosciute senza troppa fatica dai seguenti caratteri: Gramigna, Dente Canino {Agropyrum repens). Pianta a radice gracile, bianca, strisciante a lungo, che emette dei rampolli sotterranei molto allungati. Stoppie da 40 centimetri a un metro di altezza, che escono qua e là dal suolo, senza far cespi, con delle foglie piatte, verdi o talora glauche, finemente nervate nella faccia superiore, lisce in quella inferiore, che finiscono in una sola spiga come appiattita, a spighette sessili, corte, piatte, formate da quattro o cinque fiori posti su due fila contrarie. Questa Graminacea è comune ovunque, soprattutto nei terreni coltivati.
Gramigna, Erba Canina {Cynodon Dactylon). Molto più facilmente riconoscibile, questa Gramigna possiede una radice due volte più grossa della precedente, ma ugualmente strisciante e lunghissima, delle stoppie più corte (da 10 a 40 centimetri), rigide, coricate alla base, con foglie strette e corte, glauche, molto numerose sui fusti senza fiori, e a quattro o sette spighe molto strette, spesso violacee, che partono da uno stesso punto e che si aprono come le dita di una mano (di qui Dactylon, dal greco dactylos: dito, mentre Cynodon significa "dente di cane"). Questa pianta è comune in tutti i terreni dove si coltiva la vite, salvo sui terreni silicei: essa cresce nei vigneti, nelle terre incolte, sui pendii e invade volentieri i giardini, e, come la sua omonima, è difficile da estirpare.
PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Le due Gramigne hanno le medesime proprietà. Si utilizzano i rizomi, di preferenza freschi, o essiccati dopo mondatura e conservati al riparo dell'aria (i vermi ci si trovano bene). In campagna è sufficiente prendere la zappa e andare a cavarne a seconda delle necessità. La Gramigna è diuretica, rinfrescante, emolliente. La sua infusione, senza essere molto energica, è una bevanda raccomandata ai malati, che disseta mentre favorisce l'azione renale, il cui buon andamento è un fattore di miglioramento nelle malattie acute con alte temperature febbrili (nella influenza si potrà associarla alla Borragine e al fiore del Girasole: un cucchiaio da minestra del miscuglio di queste due piante in infusione per dieci minuti in una tazza di decotto di Gramigna. Addolcire col miele e bere molto caldo; tre tazze al giorno). I gottosi e i reumatizzati dovrebbero fare uso costante di Gramigna: favorendo la eliminazione dell'eccesso di acqua, può alla lunga sollevarli, soprattutto se accompagnata con i fiori della Regina dei prati, i quali attivano notevolmente l'eliminazione dell'acido urico.
Emollienti, i rizomi di Gramigna vengono raccomandati in tutte le infiammazioni delle vie digestive e urinarie (coliche nefritiche, epatiche, emorroidi, diarree). Ledere consiglia, per ridurre l'asprezza della decozione, di prepararla come segue: far bollire 30 grammi di Gramigna per un minuto in una quantità d'acqua sufficiente. Gettare quest'acqua, schiacciare i rizomi e rimetterli a bollire in un litro e un quarto d'acqua fino a ridurla ad un litro. Alla fine dell'ebollizione, aggiungere 8 grammi di Liquerizia e uno spicchio di Limone.
USI DIVERSI.
I rizomi freschi sono commestibili e sono stati usati (soprattutto quelli del Cynodon Dactylon) dopo essiccazione e macinazione, mescolati col Frumento per fabbricare pane in periodo di carestia. Tritati e arrostiti, i suoi fusti sotterranei possono servire anche a fabbricare un surrogato del Caffè. Lo zucchero che contengono spiega come siano stati trasformati in un alcool, pare di eccellente qualità, e che si possa impiegarli per produrre una birra gradevole, economica e salubre. Eccone la ricetta:
Birra di Gramigna: in un recipiente assai grande e aperto, porre 5 chili di rizomi di Cynodon Dactylon ben lavati e tritati, e annaffiateli con acqua tiepida per conservarli umidi, senza ricoprirli. Dopo qualche giorno, i frammenti sviluppano delle gemme bianche: quando hanno raggiunto un centimetro, versate la Gramigna in un barile con un chilo di bacche di ginepro schiacciate, 60 grammi di lievito di birra e 2 chili di zucchero. Cospargete su tutto 8 litri di acqua molto calda e mescolate con un bastone. L'indomani aggiungete altri 8 litri di acqua calda, sempre mescolando. Ripetete l'operazione il terzo giorno, aggiungendo 9 litri d'acqua. Chiudete allora il barile, lasciandovi un piccolo foro per l'areazione, e lasciate riposare per una settimana. Dopo di ciò, travasate in un barile pulito: due giorni dopo la birra è pronta per essere bevuta.
La Gramigna piace molto ai suini. Un buon sistema per sbarazzare il terreno dei suoi rizomi è quello di farli cavare dai maiali. Somministrata, fresca o essiccata, ai cavalli in luogo dell'avena (da 2 a 3 chili mattino e sera) è molto salubre per essi, e in un paio di settimane fa diventare brillante e lucido il loro mantello (Fleury de la Roche).
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