ERBOLARIO

Definizione di ISSOPO

Issopo.
Hyssopus officinalis L. 
LABIATE.

Sotto diverse forme che non hanno interesse altro che per il botanico, il bell'Issopo, erba santa e virtuosa che i nostri antenati veneravano, cresce nei luoghi sassosi qua e là nella zona submontana e montana della penisola. È spesso coltivato.
L'Issopo è una Labiata a fiori bianchi, piccoli, riuniti in spighe di solito compatte, allungate e, caratteristica immediatamente visibile, girate da un solo lato del fusto. La pianta è di taglia media (da 20 a 60 centimetri) con i fusti legnosi alla base, che formano dei piccoli, fitti, cespugli. Essi hanno delle foglie strette, talvolta verdi, altre volte biancastre. L'Issopo è molto aromatico, soprattutto quando lo si coglie nelle sue stazioni naturali.
Raccogliete le sommità fiorite di preferenza all'inizio della fioritura, ed essiccatele presto nel granaio. Il profumo della pianta si attenua con l'essiccazione, ma le sue qualità persistono per parecchio tempo, se la si tiene al riparo dell'aria e dell'umidità.

PROPRIETÀ MEDICAMENTOSE.
Dell'Issopo, le cui proprietà toniche e stomatiche sono pressappoco quelle del Timo, della Santoreggia, del Rosmarino, ci soffermeremo sulle sue virtù bechiche, che sono notevoli. Da questa pianta tanto profumata, si ricava per distillazione un'essenza, il cui effetto sui centri nervosi, studiato da Cadéac e Meunier nel 1891 e da Caujolle nel 1945, può trasformarsi in vere crisi epilettiche.
Questa essenza si trova in quantità minima nei preparati eseguiti con la pianta intera, e non può provocare incidenti, ma i soggetti nervosi devono tuttavia usarli con prudenza (e associando ad essi, per esempio, dell'Asperula, del Biancospino, della Lavanda, o altri antispasmodici vegetali). Fatte queste riserve, l'Issopo è uno dei Semplici più efficaci nelle affezioni bronchiali, trascorso lo stato irritativo, quando l'indicazione maggiore è quella di fluidificare le secrezioni che ingombrano le vie respiratorie. (Niente Issopo nelle tossi secche con sensazione di bruciore. Preferire in questo caso il Marrubio e altri bechici come il Verbasco, il Farfaraccio, le Malve e l'Altea, la Liquerizia). La pianta, per il suo principio aromatico, agisce sia sulle mucose che deterge e asciuga, e sui centri nervosi della respirazione, che così viene sensibilmente agevolata. Il modo più semplice di assunzione è l'infusione con 10 o 20 grammi per ogni litro d'acqua bollente (lasciare in infusione per un quarto d'ora: da due a tre tazze al giorno, addolcire con miele), oppure lo sciroppo, che si ottiene facendo macerare 100 grammi di Issopo in un litro d'acqua bollente: poi filtrare, aggiungendo 1.600 grammi di zucchero, e prenderne cinque cucchiai da minestra al giorno.

Uso esterno.
L'Issopo viene usato come il Rosmarino nei bagni tonicizzanti. Come gargarismo è utile nei mal di gola, nelle tonsilliti. Il suo decotto ha un'azione sulle ecchimosi assai palese. Si sono vedute guarire prontamente delle contusioni violente (calci di cavallo). Simon Pauli raccomandava l'Issopo nei versamenti sanguigni in seguito ad urti tra l'iride e la cornea. Chomel e Cazin, l'hanno visto impiegare con successo in quest'ultimo caso contro le echimosi delle palpebre. Si utilizzi un piccolo sacchetto di tela pieno di Issopo pestato e fatto bollire nell'acqua, applicandolo poi sull'occhio. Il decotto è inoltre vulnerario e cicatrizzante.

USI DIVERSI E COLTIVAZIONE.
L'Issopo potentemente aromatico, non è usato nella cucina moderna. È tuttavia un buon condimento delle carni, dei pasticci, nei passati di verdure amidacee, quando sia usato con moderazione (vedere la voce Origano, la ricetta di spezie combinate di Lémery). I suoi infusi leggeri sono eccellenti e digestivi.
Nel giardino, la sua coltivazione per uso medico e aromatico può anche prestarsi ad interessanti effetti decorativi, in gruppi isolati, come bordure e negli ammassi di rocce, l'Issopo rallegrerà tanto l'occhio quanto l'odorato, e se siete il gentile padrone di un alveare, le api andranno ad attingere dai suoi fiori un nettare eccellente. Secondo quanto scriveva Olivier de Serres, l'Issopo andrebbe seminato con l'ultimo quarto di luna di marzo e trapiantato il mese dopo, sempre nello stesso periodo lunare, ma è più sicuro e facile piantare le barbatelle o scheggie di radice in primavera o in autunno, che mettono rapidamente radici. Per avere dei bei gruppi o delle bordure, conviene ringiovanire le piantagioni ogni tre o quattro anni, spezzando i cespi e piantandoli in terra nuova. Circa le semine, gli autori moderni consigliano, con ragione, di non trapiantare le giovani piante che nella primavera dell'anno seguente.
L'Issopo chiede una terra calcarea, ricca di humus e ben drenata. È una pianta ideale da far crescere tra i gruppi di rocce decorative dei giardini. L'Issopo coltivato, se guadagna in vigore, perde spesso i suoi fiori azzurri sostituendoli con corolle bianche o rosee, le quali tuttavia conservano la loro attrazione per le api, fornendo sempre un buon nettare. Gli orticultori ne vendono le barbatelle.

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