ERBOLARIO
Definizione di SPINA BIANCA
Spina bianca.
Onopordon Acanthium.
COMPOSITE.
L'UOnopordon (da Onos, asino, e pordé, peto: "peto d'asino"), comune un po' dovunque, specialmente sui terreni calcarei, preferendo le terre concimate e le vicinanze dei luoghi abitati, merita d'essere classificate come ornamentale. Biennale, di facile coltivazione (lo si riproduce dai semi raccolti a maturazione: essi sono grigi e maculati di nero), lo si pianterà a piedi isolati in un prato o in una grande aiuola, e dalla magnifica rosetta biancastra del primo anno, manderà in alto fino a 2 metri un bel fusto alato che recherà dei grossi capolini di fiori rossi. Questa bella pianta serve a più cose. Dapprima medicamentosa: la radice sarebbe soprattutto aperitiva e stomatica, avvicinandosi alle Carline. Il suo decotto è stato usato nelle malattie veneree. All'esterno, il suo succo è stato utilizzato nelle malattie cutanee di origine parassitaria e anche sulle ulcere, sembra con successo, ma noi siamo privi di dati recenti sopra i suoi precisi effetti. Più interessanti sono le altre sue proprietà. L'Onopordon è commestibile, i suoi capolini bolliti si mangiano come il Carciofo, del quale hanno quasi il sapore (il solo ricettacolo è utilizzabile, perché le brattee non sono polpute!). Le radici giovani sono buone lessate nell'acqua e poi passate al burro. Gli acheni sono un eccellente nutrimento per il pollame. Essi sono ricchi di un olio buono per essere bruciato, che non ghiaccia che a meno tredici gradi. Una volta, gli spagnoli, raschiavano leggermente i peli delle foglie, e dopo averli messi a seccare, ottenevano una specie di esca che prende facilmente fuoco con l'acciarino. Con questi peli e con i pennacchi che sormontano i frutti, si sono anche ricavate delle stoffe setose (Dragendorff).
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