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Chiesa di Sant'Alvise

Sul margine estremo della città rivolto verso Murano sorse a partire dal 1388 un piccolo romitorio legato alle vicende famigliari di un'anziana nobildonna, Antonia Venier, e alla sua devozione personale per il francescano San Ludovico da Tolosa, venerato a Venezia con il nome di Sant'Alvise.

Nel 1402 è testimoniata una chiesetta affiancata da poche celle in legname. Pochi anni dopo questa comunità stava per estinguersi con la morte della fondatrice. Qui trovarono rifugio nel 1411, a causa dell'invasione degli Un-gheri, le monache agostiniane di Santa Giustina di Serravalle (Vittorio Veneto) e la loro badessa, la veneziana Orsola Longo, guidò lo sviluppo del monastero. Nel 1430 è in costruzione la chiesa attuale, assieme al vicino grande complesso agostiniano.
La dedica a Sant'Alvise sopravvisse ad Antonia e alle sue compagne: il santo aveva ormai dato nome alla zona e con la chiesa gli era stata intitolata anche una "Scuola", termine veneziano per una confraternita. Il monastero agostiniano acquisì nel 1456 tre importanti "reliquie" della Flagellazione. Il significato attribuito per secoli alle reliquie della Terrasanta è un prezioso aspetto di quel vissuto, lontano dal nostro modo di rapportarci con il passato e dal nostro senso moderno della storia. Qualunque fosse la loro origine o la forma della loro trasmissione, le reliquie erano prima di tutto una testimonianza.
Ottenere un panno o un frammento di marmo che avevano toccato il Santo Sepolcro, era riferimento presente e diretto ai contenuti della fede.
Nel tempo le reliquie acquistavano un chiesa e valore proporzionale alla devozione di cui erano state ed erano oggetto. Erano tanto più vere quanto più coinvolgevano mente e cuore sull'amata presenza di Cristo. Nelle forme storiche caratteristiche di ogni epoca, Egli fu sempre vissuto come vivo e presente, come il Risorto. Oggetti fisici assunsero in passato il ruolo di testimoniare la sua venuta, di meditare il suo essersi fatto uomo.
In Sant'Alvise furono conservate le reliquie:

"parte della porpora posta sulle spalle di Cristo dopo che fu flagellato";
"parte della pietra sopra la quale stava Gesù quando venne flagellato";
"parte della colonna alla quale Gesù fu legato quando fu flagellato".

A queste si aggiunse, nel 1595, la reliquia della Sacra Corona di Spine.


La Passione di Cristo ispirò negli anni il patrimonio artistico della chiesa.



Sul Cenacolo, sul pretorio di Pilato e sul Calvario, luoghi della Passione di Cristo, si configurarono i locali del monastero in cui si svolgeva la vita quotidiana della comunità religiosa. Fedeli a quella tradizione, nel 1735 le monache commissionarono a Giambattista Tiepolo la Salita al Calvario. Altri due capolavori dell'artista raffigurarono Cristo sofferente nei momenti testimoniati dalle reliquie da sempre venerate. Nello splendore dell'arte trovò così coerente espressione l'anima secolare di un monastero che su quel tema aveva basato la propria rigorosa austerità.

Facciata
La semplice facciata in mattoni presenta un profilo caratteristico, unico a Venezia Il tradizionale prospetto a capanna è interrotto sui due lati da due brevi tratti orizzontali. Essi non fanno parte, tuttavia, dell'originario prospetto quattrocentesco. Nel 1678 si volle ricoprire l'interno con un ampio soffitto affrescato e fu necessario alzare le pareti laterali. Sulla facciata fu necessario interrompere la pendenza degli spioventi e allineare i due tratti laterali su un piano orizzontale.
Il risultato complessivo rimane fedele alla originarie forme gotiche conventuali: una semplice facciata a capanna è scandita da lesene e archetti pensili ogivali, è commentata da quella molto simile del vicino monastero. Il portale è stato ripristinato nei pinnacoli e nella cuspide centrale da un restauro del primo dopoguerra (1919-1922). Con le sue linee semplici ed eleganti impreziosisce il simbolismo della soglia, la pone sotto la protezione della bianca statua del santo, attribuita al fiorentino Agostino di Duccio, presente a Venezia intorno al 1442.

In fondo al campo sorge il sobrio edificio della Scuola di Sant'Alvise, ricostruita nel 1608. La prima sede era sorta nel 1444, addossata alla chiesa. La porta originaria è tuttora riconoscibile dall'immagine del santo scolpita sugli stipiti inseriti in ciò che resta dell'antica facciata.
Proseguendo per la calle si raggiunge il retro della chiesa e la vista sull'abside. Vi riconosciamo il profilo di cinque finestre gotiche murate nel Settecento, accanto a due ancora aperte. Camminando lungo l'alto muro della clausura, si entra in un ampio spazio aperto, in parte occupato da un campo sportivo. Era l'"orto" delle monache messo a giardino, a verdura, a lunghi filari di gelsi. Il complesso conventuale, schierato sul fondo, trova il suo perno visivo nei trentadue metri del campanile gotico, sorto con la chiesa. I quattro pinnacoli angolari e la cuspide a pigna sono opera di fedele restauro. (1919-1921).
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