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Sorge sul campo omonimo, lungo la Strada Nova, la bella Chiesa dei Santi Apostoli di Cristo. Più volte rimaneggiata e ricostruita a partire dal 1575, della costruzione cinquecentesca rimane conservata la sola Cappella Cornaro, probabile opera di Mauro Codussi, dove riposava il corpo di Caterina Cornaro Regina di Cipro, morta nel 1510. Molte le opere pittoriche che abbelliscono gli altari: Veronese, Tiepolo, Diziani, Maffei e altri. La leggenda vuole che questo tempio sia stato eretto dal vescovo di Oderzo San Magno che un giorno, mentre pregava, vide apparire l’intero coro glorioso dei dodici apostoli che gli ordinò di erigere una chiesa nel luogo dove egli avesse incontrato un gruppo di dodici gru. Il luogo individuato si trova proprio in questo punto del quartiere di Cannaregio, dove storicamente si insediò uno dei primissimi nuclei di abitatori delle isole veneziane. La chiesa era presente fin dal 1021 quando subì una radicale ricostruzione. Nuovi interventi avvennero nei secoli successivi e in particolare nel Quattrocento quando venne costruito un porticato a protezione della facciata laterale, la sacrestia e la cappella della famiglia Corner. Nel 1575 la chiesa venne ricostruiti quasi in toto, vennero riutilizzati i muri portanti, salvati parte dei trecenteschi affreschi e la cappella Corner. Incaricato dell'opera Alessandro Vittoria. Quando nel 1489 Caterina Cornaro donò i suoi posseddimenti alla Repubblica di Venezia portò con sè la salma di Sant'Ametisto, santo cipriota, e la fece tumulare nella chiesa, tanto cara ai suoi antenati e dove lei stessa venne tumulata quando morì il 10 luglio 1510, per doja di stomaco. Nel 1575, quando la chiesa venne riedificata, anche il suo corpo venne spostato nella Chiesa di Chiesa di San Salvador, dove tuttora riposa. Delle modifiche subite dalla chiesa oggi non rimane quasi nulla fatta eccezione per la Cappella Corner la cui edificazione venne affidata all’architetto Mauro Codussi. Sull’altare si impone il bellissimo capolavoro di Giambattista Tiepolo raffigurante La Comunione di Santa Lucia una delle opere più ricca di spiritualità del pittore databile al 1746-48. All’interno si trova anche un’altra opera importante attribuita a Paolo Caliari detto il Veronese che rappresenta un episodio biblico La Caduta della Manna . Nella Vita dei Dogi l’opera scritta da Martin Sanudo, importante cronachista veneziano, si racconta che fu in questa chiesa che, nel 1105, scoppiò quel terribile incendio che distrusse non solo tutta la contrada ma anche gran parte della città. Nella Parrocchia dei Santi Apostoli abitò per un certo periodo il poligrafo dissacratore e libertino Pietro Aretino e tra le sue mura tenne più volte i suoi sermoni il Padre Generale dei Cappuccini Bernardino Ochino, campione delle idee religiose riformate che nel 1542 fu costretto a fuggire a Ginevra in Svizzera per sfuggire all’Inquisizione Romana. L'interno è costituito da una navata a doppio ordine di pilastri. Subito sulla destra l'altare con la pala "Cristo tra gli Angeli" di Sebastiano Sarti, 1828 circa, segue la quattrocentesca cappella Corner, con marmi e decorazioni molto pregiati ospitano i monumenti funebre, con le salme, di Marco e Giorgio Corner, rispettivamente padre e figlio di Caterina Corner, regina di Cipro. Bellissimao l'altare con la "Comunione di Santa Lucia" di Giambattista Tiepolo, circa del 1748. Il secondo altare del lato destro ospita la pala "La nascita della Vergine", del 1599, di Francesco Montemezzano, mentre nel presbiterio si ergono le statue di San Pietro e di San Paolo, entrambe di Francesco Lazzari. Ai lati di questo l'"Ultima Cena" di Cesare da Conegliano, 1583, e "La caduta della manna" di Paolo Veronese. Nelle due cappelle laterali si sono salvati gli affreschi trecenteschi, purtroppo non intatti. Sul comparto centrale del soffitto le opere di Fabio Canal, "Comunione degli Apostoli" e "Esaltazione dell'Eucarestia", VII secolo. Il Campanile è del 1672 ma venne finito da Andrea Tirali nel XVIII secolo, che progetto la cella campanaria e la cuspide. |
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