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La chiesa dei Frari

LA STORIA.
Sotto il dogato di Pietro Ziani, i primi frati francescani, giunti a Venezia nel secondo decennio del 1200, furono benevolmente accolti e "...faceano fatiche di sua mano, e con quelle e con le limosine viveano", dando buon esempio a tutti e "...dormivano bene spesso ne' sottoportici delle Chiese ...finche' cominciavano ad aver notturno alloggio nelle case .
Ma e' al tempo del doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) che nell'anno 1231 "...Alli Fratti poi Minori fu similmente donado dal Comun un terren vacuo posto in Contra' de San Stefano Confessor detto de San Stin, dove fu anche intitola' una Giesa de Santa Maria de' Frati Minori, e ghe fu fatto un Monastero".
Il vasto stagno, conosciuto come "lago Badoer", in cinque anni di assiduo lavoro fu prosciugato e, con l'aggiunta di terreni donati dal doge Ranieri Zen (1253-1268), divenne il locus su cui i frati eressero il primo convento e la chiesa dedicata alla Madonna, e che i veneziani subito chiamarono Santa Maria dei Frari o piu' semplicemente "Frari".
Nel "sestiere" di San Polo, ancor oggi e' ricca di vita "l'insula dei Frari" che ha come centro artistico e spirituale la maestosa Basilica dei Frari addossata all'antico convento dei Frati Minori Conventuali, che, dopo la soppressione napoleonica, venne adibito ad "Archivio di Stato".

Ben presto la prima chiesa si dimostro' troppo piccola per accogliere i fedeli ed il 28 aprile 1250 dal legato pontificio, il cardinale diacono Ottaviano Ubaldini, fu posta la prima pietra della nuova, la seconda chiesa, dedicata a Santa Maria Gloriosa, che aveva una "cappella granda" con ai lati "do capellette".
Era a tre navate, lunga una cinquantina di metri e le fondamenta delle absidi lambivano il "rio dei Frari" nel punto dove oggi sorge il ponte di pietra costruito successivamente dai frati nel 1428.
Anche questa chiesa, nel giro di ottant'anni, risulto' troppo piccola e si penso' di costruirne una terza piu' larga e lunga il doppio.
Il progetto della nuova costruzione prevedeva di capovolgere l'orientamento:
le absidi sarebbero sorte al posto del vecchio sagrato, mentre la facciata sarebbe stata elevata nell'ampio spazio di fronte al rio ed al ponte di pietra.
Di lato fu creato il "campo dei Frari", con il pozzo per attingere l'acqua dolce, e sul lato destro gli edifici della Scuola dei Fiorentini e della Scuola di Sant'Antonio.
A sinistra del campo vennero erette le sedi della Scuola di San Francesco e, adiacente, la Scuola della Passion.
Accanto alla cappella di San Pietro, era stata costruita la Scuola dei Milanesi.
Attorno all'anno 1330 iniziarono i lavori con l'innalzamento delle absidi in modo da poter usufruire, nel frattempo, della seconda chiesa.
Si continuo' con la costruzione del transetto e delle tre navate caratterizzate dal caldo colore del cotto, intercalato dal bianco della pietra d'Istria.
Accanto alla chiesa, si andava erigendo la poderosa ed ardita mole quadrata del campanile di stile romanico in cotto con abbellimenti in pietra d'Istria:
la costruzione fu iniziata da Jacopo Celega nel 1361 e terminata dal figlio Pier Paolo nel 1396.
Originariamente la nuova chiesa aveva tre navate, un transetto e sette absidi.
Nel 1420, accanto all'ultima cappella absidale del transetto sinistro, venne addossata, con i finanziamenti del facoltoso Giovanni Corner, la cappella di San Marco con l'aggiunta dell'ottava abside.
Nel 1478, alla potente famiglia Pesaro, quale cappella gentilizia di famiglia e luogo di sepoltura, fu concessa la sacrestia.
Il locale fu ampliato con la costruzione di una nuova abside pentagonale:
la nona.
Altra aggiunta negli anni 1432-34:
ai piedi del campanile, in campo dei Frari, con un lascito di Pietro Miani, vescovo di Vicenza, verra' costruita la cappella di San Pietro per accogliere la tomba sepolcrale del vescovo.
Fu abbellita da un altare con una pala marmorea scolpita dai "tajapiera" della scuola dei "Dalle Masegne" e raffigurante la Vergine attorniata da nove santi.
La fabbrica della chiesa, purtroppo per mancanza di fondi, procedeva molto a rilento per cui solo nel 1440 la costruzione raggiunse la facciata.
L'altare maggiore fu consacrato nel 1469, ma la cornice, composta da due maestose colonne scanalate unite da una elegante trabeazione e sormontata da tre statue, opera di Lorenzo Bregno, venne fatta innalzare solo nel 1516.
Questa terza chiesa venne consacrata il 27 maggio 1492 e dedicata alla Vergine Assunta in cielo con il titolo di Santa Maria Gloriosa dei Frari.
Nei secoli successivi fu arricchita di innumerevoli capolavori d'arte in parte dispersi dalle espropriazioni causate dalla caduta della repubblica veneta sotto la spinta di Napoleone.
Anche i frati risentirono dello scossone napoleonico:
il 12 maggio 1810 la comunita' religiosa fu sciolta e la chiesa divenne parrocchia comprendente le vecchie e soppresse parrocchie di San Stin, San Toma', San Polo, San Agostin, e affidata a preti diocesani.
Nel 1922, il patriarca, card. Pietro La Fontaine, essendosi dimesso per anzianita' l'ultimo parroco diocesano, mons. Paolo Pisanello, ottenne da Roma il passaggio della parrocchia dal patriarcato di Venezia all'ordine dei Frati Minori Conventuali.
La chiesa, nel corso del nostro secolo, fu sottoposta a radicali interventi di restauro per garantirne la staticita' e riportarla alla sua bellezza primitiva.
Nel 1926 il papa Pio XI la elevo' a Basilica minore.
E' a forma di croce latina, classico esempio dello stile gotico, di un gotico che potremmo definire "francescano" perche', evitando lo sfarzo di guglie, pinnacoli ed archi rampanti ed usando materiali usuali, quali il cotto, sottolinea l'armonia, la bellezza e la semplicita' delle linee.
Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su sei poderose colonne per lato tra loro collegati da "catene" rivestite da casse lignee.
Misura 102 metri di lunghezza, 48 nel transetto ed e' alta 28 metri, ed ha, oggi, 17 altari monumentali.
Addossata alla chiesa era sorta prima abitazione dei frati:
un piccolo convento ad un piano in legno e mattoni.
Dopo il funesto incendio del 1369, il convento venne ricostruito ed ampliato.
L'antico convento dei Frati Minori Conventuali era chiamato Magna Domus Venetiarum o Ca' Granda dei Frari sia per l'imponenza della mole (piu' di 300 stanze), sia per distinguerlo dagli altri conventi francescani della citta' e, principalmente, dal convento attiguo di San Nicoletto dei Frari o della Lattuga.
Con la soppressione napoleonica (1810) i frati furono cacciati ed il convento, per qualche tempo, fu adibito a caserma.
Nel 1815, fu trasformato in Archivio di Stato.
Per l'enorme raccolta di documenti e' uno dei piu' famosi archivi del mondo.
In esso sono raccolti tutti i documenti della Repubblica di Venezia dal secolo IX fino alla sua caduta (fine del 1700).
Possedeva due grandi chiostri.
Infatti, ancor oggi dal portale gotico e dalle trifore della Sala del Capitolo si puo' ammirare quello detto della Trinita', disegnato da Andrea Palladio, ma realizzato dopo la sua morte, verso il 1589.
Il grandioso porticato quadrato e' sostenuto da 44 colonne sorreggenti arcate a tutto sesto con terrazza balaustrata in pietra bianca d'Istria che gira tutto intorno con grazia.
Negli anni 1713-14 Padre Antonio Pittoni fece innalzare da Giovanni Trognon il pozzo monumentale ornato da varie statue scolpite da Francesco Penso detto Cabianca.
In alto: la Santissima Trinita' (da cui prende il nome il chiostro); ai lati: San Pietro e San Paolo.
Oltre al chiostro della Trinita', esiste anche un secondo chiostro, detto di Sant'Antonio.
L'attuale forma e' dovuta al Sansovino (1486-1570). E' sostenuto da 32 eleganti pilastrini.
Il pozzo, con la statua di Sant'Antonio, fu fatto erigere da P. Giuseppe Cesena nel 1689.
Nella seconda meta' del '700 gli edifici che circondavano i due chiostri furono rifatti o restaurati dall'architetto Bernardino Maccaruzzi.
Per circa tre secoli (dal XVI al XVIII) fu sede di una tipografia alla quale il P. Vincenzo Coronelli aggiunse una zincografia, creando anche un centro internazionale di scienze idrauliche e cartografiche con la fondazione dell'Accademia degli Argonauti (1684).
Attiguo al secondo chiostro, si comincio' ad erigere un piccolo conventino, detto di San Nicoletto della Lattuga.
Convento per anziani benemeriti, fu eretto in esecuzione testamentaria del procuratore di San Marco, Nicolo' Lion, rogato il 13 febbraio 1354.
Ampliato alla fine del trecento, fu restaurato ed abbellito nel 1582.
Sopraelevato di un piano nel 1660, venne distrutto da un incendio nel 1746.
Rifabbricato piu' bello di prima, fu soppresso da Napoleone nel 1806 ed abbandonato dai religiosi il 27 settembre.
Aveva una sua chiesa, restaurata nel 1561 e consacrata nel 1582, con cinque altari con inestimabili opere d'arte di Donato Veneziano, del Tiziano, del Veronese, di Alvise Benfatto, di Palma il Giovane, di Marco Vecelli ed un prezioso coro intagliato nel 1583 da Girolamo da Feltre, ceduto nel 1809 per trenta soldi.
Capolavoro assoluto era la pala dell'altar maggiore:
"La Vergine con bambino e sei santi" di Tiziano portata in Vaticano.
A detta degli studiosi, in relazione con l'Assunta "...qui troviamo una tavolozza piu' ricca, un maggior impasto, piu' fusione e vigoria nelle tinte e tanta perfetta armonia, da sembrare all'occhio una cosa vera e sfidare ogni analisi piu' accurata".
La chiesa fu demolita, come tante altre in Venezia per ordine di Napoleone, nel 1809.
Dietro il convento c'era un vasto appezzamento di terra adibito a coltivazione del vigneto, degli ortaggi, delle piante officinali, delle piante odorose e aromatiche e da piante da frutto.

LA SCULTURA.
Opere marmoree.
La stessa basilica potrebbe essere definita un miracolo di scultura che si erge, quasi emergendo da un sogno, per addobbare il "campo dei Frari".
Materia fittile, quale il cotto, si amalgama alla pietra d'Istria dando movimento e slancio alla costruzione che all'esterno e' arricchita da portali archi acuti finemente traforati in pietra rossa di Verona con pilieri e pinnacoli bizantineggianti in pietra bianca d'Istria.
Incastonano i portali antichi bassorilievi.
La grandiosa e caratteristica facciata, in stile tardo gotico, e' tripartita da tenui pilastri, ornati alla sommita' da edicolette con colonnine e capitelli di stile veneto-bizantino.
La porta di San Marco conserva uno splendido bassorilievo che rappresenta la Vergine in trono che trattiene il Bambino ed e' attorniata da due angeli ricciuti.
E' attribuita al Maestro della Cappella dei Mascoli di San Marco.
Sulla porta, che immette nella Cappella di San Pietro, domina l'apostolo Pietro e, sul vertice il Redentore, opera attribuita ai Dalle Masegne che scolpirono anche la pala marmorea per l'altare.
Il grande portale archiacuto, formato da fasci di colonne e da pilieri, e' un bell'esempio dell'arte gotico-fiorita veneziana.
Sulla sommita' la bella statua del Cristo Risorto di Alessandro Vittoria (1581); sul piliere sinistro la Vergine e su quello destro San Francesco, opere vigorose di Bartolomeo Bon (sec. XV).
Nella lunetta un deteriorato e quasi scomparso affresco di Gaetano Zompini (sec. XVIII) rappresenta l'Immacolata in mezzo ad uno stuolo di angeli.
Corrispondenti alle tre navate si aprono tre finestroni circolari in pietra d'Istria; piu' grande quello della navata centrale, quello di sinistra con sulla cornice scolpito il leone di Venezia e il giglio di Firenze, quello di destra con mezza figura di Sant'Antonio.
Una ricca cornice in cotto, sostenuta da archetti a sesto acuto, corre lungo i fianchi della basilica.
Al di sopra della cornice sulla facciata si innalza un coronamento a lobi di dolcissima curva poggianti su pilastrini.
Il coronamento, comune anche ad altre chiese della citta', ingentilisce ancor piu' la grandiosa mole della facciata.


All'interno la basilica contiene numerose opere scultoree che vanno dai monumenti trecenteschi ad Arnolfo d'Este ( 1337), e a Duccio Alberti (1336) per proseguire con il primo esempio di monumento equestre dedicato a Paolo Savelli ( 1405) ed attribuito al senese Jacopo della Quercia.
Spiccano sui due lati del presbiterio ,a sinistra, il rinascimentale monumento funebre in onore del doge Nicolo' Tron scolpito dal veronese Antonio Rizzo; mentre, a destra, lo splendore del gotico fiorito si sposa stupendamente con l'armonia del Rinascimento nel monumento per il doge Francesco Foscari.
Il monumento, realizzato alla fine del sec. XV e' opera di Nicolo' di Giovanni Fiorentino.
Lorenzo Bregno curo' la cornice e le statue sovrastanti la pala dell'Assunta di Tiziano.
In basilica lasciarono opere importanti anche Pietro e Tullio Lombardo, Baldassarre Longhena che progetto' ben tre costruzioni:
l'altare di Sant'Antonio, del Crocifisso ed il grandioso monumento barocco al doge Giovanni Pesaro.
Decorarono la basilica con opere illustri anche Baccio da Montelupo, Nanni di Bartolo detto il Rosso, che e' autore del monumento in cotto al beato Pacifico; Bartolomeo Bellano, Giammaria Mosca, Giovanni Buora, Girolamo Campagna e Francesco Penso detto Cabianca.
Due grandiosi monumenti ottocenteschi, che nel bianco candore del marmo, sono poco in sintonia con la calda tonalita' del cotto, ricordano il sommo Tiziano e lo scultore Antonio Canova.
Due pregevoli opere si distaccano con un colpo d'ala artistico dalla miriade di altre sculture che disseminano la basilica e sono meritevoli d'attenzione:
il San Giovanni Battista di Jacopo Tatti detto il Sansovino, opera firmata dal grande maestro fiorentino (1554), ed il San Girolamo (1564) di Alessandro Vittoria definita dal Fogolari "...una delle opere piu' famose del cinquecento" per l'espressione michelangiolesca, il realismo anatomico, la forza.

Opere lignee.
Al centro della chiesa, tra il quarto e il sesto pilone della navata centrale, si trova l'antico coro dei Frati, unico esempio in Venezia rimasto nella sua originaria posizione e struttura.
E' un capolavoro di una famiglia di intagliatori, i Cozzi di Vicenza, famosi a Venezia per altri importanti lavori a San Zaccaria, a San Zanipolo e a Sant'Elena.
L'opera porta la firma di uno solo: Marco Cozzi, che fini' il lavoro nel 1468 (vedere l'iscrizione sulla testata del primo stallo verso la sacrestia).
Luca Pacioli, frate vissuto in quel tempo nel vicino convento, ci assicura che a questa grandiosa opera lavorarono anche i fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi di Lendinara.
E' alto m. 4,50; largo m. 13,70 e lungo m. 16; ci sono 124 stalli, 50 nell'ordine superiore, 40 nel medio e 34 nell'inferiore. Gli stalli piu' in alto sono i piu' preziosi, "...esempio superbo dell'arte del legno a Venezia".
In essi sono incastonati due ordini di specchi, quelli inferiori sono lavorati ad intarsio, nei cui disegni il Seguso vede la mano del Giambellino; quelli superiori invece, entro eleganti cornici, racchiudono 50 figure ad intaglio di stile gotico tedesco.
Nel 1475 la parte esterna anteriore e le laterali del coro vennero cinte con pietre d'Istria.
Questo septo marmoreo e' diviso in tanti specchi i cui bassorilievi rappresentano patriarchi e profeti dell'Antico Testamento.
Sotto gli amboni sono rappresentati i quattro dottori della Chiesa: San Ambrogio, San Gregorio Magno, San Agostino e San Girolamo.
Sopra il coronamento son poste statue di otto apostoli, di Sant'Antonio e San Francesco e, ai lati del grande crocifisso centrale di Andrea Verrocchio (1436-1488), la Madonna e San Giovanni Evangelista.
Due busti: San Bernardino e San Lodovico d'Angio', appoggiano sui due pilastrini che reggono l'arco.
Questi due e i quattro dottori della Chiesa sono opera di Pietro Lombardo, tutto il resto della sua bottega.
Le due porticine con meravigliosi lavori d'intarsio che portano agli amboni, sono probabile opera di Lorenzo Canozi da Lendinara ( 1477).
E' diviso in 21 scomparti da colonnine a spirale e uniti nella parte superiore da un lungo ramo di quercia.
Anche le numerose "Scuole" che officiavano in basilica, per riporre le varie e preziose suppellettili, vesti, damaschi, libri, fecero costruire dei meravigliosi banconi che vollero finemente intarsiati.
Da poco restaurati splendono sotto i due barchi della cantoria quelli appartenenti alla "Scuola di San Francesco" del XVII secolo, opere della bottega dei Pianta che, nel frattempo, lavoravano anche nella vicina Scuola di San Rocco.

La pittura.
Tre perle preziose brillano di prima grandezza tra le opere pittoriche contenute in basilica.
Tiziano,per l'altare consacrato il 13 febbraio 1469, il 19 maggio 1518, due anni dopo l'inizio dell'opera commissionatagli dal superiore del convento, Fra Germano da Casale, colloco' la grandiosa pala dell'Assunta, che il Canova definiva il piu' bel quadro del mondo.
Lo stesso Tiziano dipinse tra il 1519 ed il 1526 la Madonna di Ca' Pesaro definita "...uno dei capolavori dell'arte tizianesca", "...una delle pietre miliari nel cammino della pittura veneziana", "...un miracolo della pittura" per la genialita' della prospettiva, lo splendore del colore, la perfezione del disegno e la potenza espressiva dei ritratti.
La terza perla si puo' gustare nella sagrestia della basilica.


Nella bellissima cornice lignea, intarsiata da Jacopo da Faenza,
lo sguardo e' attratto dall'incantevole trittico di Giovanni Bellini posto sull'altare.
E' firmato e datato Joannes Bellinus F. 1488.
Una Madonna con il bambino e, nei due scomparti laterali, quattro santi.
Due bellissimi e riccioluti angioletti sembrano allietare la composizione pittorica con i loro strumenti musicali.
Una maternita' definita "...l'opera piu' dolce che sia stata fatta per gli altari".
Rimanendo nella sagrestia si puo' ammirare una pregevole opera di Paolo Veneziano (attivo tra il 1320 ca. ed il 1362) che rappresenta San Francesco e San Elisabetta d'Ungheria che presentano alla Vergine il doge Francesco Dandolo e la dogaressa (1339).
Sulla parete sinistra tele della scuola di Bonifacio de'
Pitati (sec. XVI), un orologio intagliato in legno di cipresso di Francesco Pianta ed una Pieta' del tizianesco Nicolo' Frangipane.
Nella parete destra, dopo un lavabo di scuola lombardesca, una pregevole tavola che rappresenta Maria, madre della Misericordia (anonimo veneziano del 1400).
La basilica possiede 17 altari abbelliti da pale di artisti illustri.
Spiccano, oltre le citate, il Trittico della cappella di San Marco (1474) ed il polittico della cappella Bernardo (1482) dipinti da Bartolomeo Vivarini, opere di "...forte stilizzazione e di vigorosa policromia".
Grandiosa la pala d'altare della Cappella dei Milanesi dipinta da Alvise Vivarini, ma terminata, in tono minore, da Marco Basaiti.
Andrea Michieli, detto il Vicentino e scolaro di Palma il giovane, qui ha lasciato innumerevoli tele.
Il capolavoro di Bernardino Licinio (1524) fa da cornice all'altare di Santi Francescani raffigurante una Madonna con il Bambino in braccio ed attorniata da numerosi Santi.
Capolavori che non devono distrarci da altre belle tele.
Jacopo Palma il Giovane ha raffigurato il "Martirio di San Caterina d'Alessandria"; Giuseppe Nogari dipinse "San Giuseppe da Copertino in estasi"; Giuseppe Porta detto il Salviati firmo' la tela "Presentazione di Gesu' al tempio" (1548).
Francesco Rosa rappresenta, su una parete della cappella di Sant'Antonio, un Miracolo di Sant'Antonio.
Sulla facciata interna, libera dai monumenti, otto tele di Flaminio Floriani, imitatore del Tintoretto, narrano alcuni miracoli di Sant'Antonio.
Altro pezzo raro, totalmente ricuperato con un accurato restauro in questo scorcio di secolo, e' il crocifisso duecentesco, probabile opera pittorica commissionata dai frati nella seconda meta' del 200 per essere appesa al centro del presbiterio della seconda chiesa.
Oggi e' posto a sinistra dell'altare maggiore.

Gli organi storici della basilica.
Nella basilica dei Frari la musica ha sempre svolto un ruolo importante:
le prime notizie riguardanti un organo ai Frari sono del 1400.
Uno dei più grandi suonatori di questi antichissimi organi, fu probabilmente è Giovanni Picchi, che fu organista della chiesa dal 1607 al 1623.
L'organo di sinistra fu costruito, come sembra probabile, da Giovan Battista Piaggia; se, come si è visto, l'anno 1732 è quello della costruzione, questo strumento dovette essere una delle sue prime opere.
Infatti l'attività sin qui nota di quest'organista veneziano si estende dal 1740 al 1760; risale a quest'ultima data l'organo da lui costruito per la chiesa veneziana di San Giovanni Evangelista e conservatosi finora pressoché inalterato.
Esso è quindi servito come termine di confronto per convalidare l'attribuzione di quello dei Frari e, soprattutto, per permetterne il ripristino del 1970.
Infatti, dopo che Gaetano Callido ebbe costruito l'organo di fronte (1795), questo strumento fu progressivamente abbandonato sì da giungere ai primi anni Settanta quasi completamente spogliato delle canne metalliche.
L'organo di destra fu costruito, come si è detto, da Gaetano Callido nel 1795/96.
Una documentazione pressoché ininterrotta fino ai primi decenni del Novecento ci permette di conoscere come questo strumento, a differenza dell'altro, sia stato affidato a organari qualificati per l'ordinaria amministrazione, e, di tanto in tanto, restaurato con sostanziale rispetto della sua autenticità.
Il problema del ripristino dei due antichi organi fu affrontato soltanto nel 1969:
infatti dopo la costruzione del nuovo organo pneumatico Mascioni (1928) collocato nell'abside a ridosso dell'Assunta di Tiziano, l'impiego dell'organo Callido scemò negli anni, e perciò, dal 1929 al 1969 non vi furono interventi di manutenzione.
Grazie all'interessamento del Conte Giovanni Volpi di Misurata, furono possibili i lavori, che vennero eseguiti nel 1970 dalla Ditta Francesco Zanin di Codroipo (Udine).
Per l'organo di destra si è trattato di un intervento di straordinaria manutenzione, date le buone condizioni di conservazione e di integrità.
Più radicale è stato il lavoro per l'organo di sinistra.
In pratica si è trattato di una ricostruzione in senso stretto, dato che mancavano sette canne di facciata, tutte le meccaniche interne, nove canne complessive di legno e un mantice.
Sono stati utilizzati tutti gli elementi superstiti, e sulla base di questi, confrontando anche l'organo di San Giovanni Evangelista - come si è accennato -, sono state stabilite le misure delle canne.
Il risultato sonoro è stato di gradita sorpresa, soprattutto se confrontato a quello dell'organo Callido:
mentre questo è caratterizzato da sonorità rotonde e robuste, il Piaggia, invece, per la delicatezza del timbro, sembra ancora legato a modelli sonori rinascimentali.
Gli strumenti sono stati infine accordati all'unisono per poter essere suonati assieme.
A distanza di più di trent'anni, grazie all'interessamento del Parroco P. Leopoldo Fior e dell'organista della basilica Margherita Gianola, è stato promosso un nuovo lavoro di revisione che, affidato alla Ditta Zanin, è stato magistralmente portato a termine nei mesi di aprile e maggio 2004 e che ci ha restituito integra la voce dei due antichi strumenti, in tutte le loro peculiari pregevoli qualità.
Nella basilica dei Frari viene riproposta la prassi, un tempo gloriosa, del doppio coro, imperniata sull'esistenza dei due organi contrapposti e così tipica dello stile musicale a Venezia dei secoli XVI e XVII.
Anzi, quello dei Frari è l'ultimo esempio superstite a Venezia - e uno dei rarissimi in Italia, ormai - di due cantorie con organi storici funzionanti.

Elenco Opere d'arte.
Giovanni Bellini (Madonna e Bambino con i Santi Nicola di Bari, Pietro, Marco e Benedetto, nella sacrestia)
Bottega di Bartolomeo Bon (figure della Vergine e di San Francesco nella parete Ovest)
jubè (1475) di Bartolomeo Bon e Pietro Lombardi;
Antonio e Paolo Bregno (tomba del Doge Francesco Foscari (attribuita; potrebbe tuttavia essere opera di Niccolò di Giovanni Fiorentino)
Lorenzo Bregno (tomba di Benedetto Pesaro nei pressi dell'ingresso della sacrestia; tomba di Alvise Pasqualino nella parete Ovest)
Girolamo Campagna (statuette di Sant'Antonio da Padova e Santa Agnese nella navata)
Marco Cozzi (stalli del coro)


Donatello (figura di San Giovanni Battista
nella prima cappella Sud del coro; è il primo lavoro veneziano documentato di Donatello)
Tullio Lombardo (tomba di Pietro Bernardo nella parete Ovest (attribuito; potrebbe essere opera di Giovanni Buora)
Antonio Rizzo (tomba del Doge Niccolò Tron nel presbiterio)
Jacopo Sansovino (figura danneggiata di San Giovanni Battista di fronte alla cappella Corner)


Tiziano (Assunzione, la pala dell'altare pricipale,
che è la pala d'altare più grande di Venezia; Madonna di Ca' Pesaro sulla parete Nord della navata)


Paolo Veneziano (Il Doge Francesco Dandolo e la moglie presentati alla Vergine dai Santi Francesco ed Elisabetta
nella sacrestia)
Alessandro Vittoria (figura del Cristo Risorto sul fronte Ovest; figura of San Gerolamo nel muro meridionale della navata)
Alvise Vivarini (Sant'Ambrogio e altri Santi nella cappella Nord del transetto, l'ultimo lavoro dell'artista)
Bartolomeo Vivarini (San Marco assiso in trono nella cappella Corner nel transetto; Madonna e Bambino con Santi, pala d'altare nella terza cappella del coro Sud)

Monumenti funerari.
Antonio Canova (solo il suo cuore è qui tumulato, in una tomba realizzata da allievi di Canova, basata su disegni del maestro per una tomba per Tiziano mai realizzata)
Pietro Bernardo (1538) (senatore)
Federico Corner
Doge Francesco Dandolo (nella sala capitolare)
Doge Francesco Foscari (1457)
Jacopo Marcello
Claudio Monteverdi (1643)
Beato Pacifico (fondatore della chiesa attuale)
Alvise Pasqualino (1528) (Procuratore di Venezia)
Benedetto Pesaro (1503) (generale)
Doge Giovanni Pesaro
Vescovo Jacopo Pesaro (1547)
Paolo Savelli (condottiero) (il primo monumento veneziano ad includere una statua equestre)
Melchiorre Trevisan (1500) (generale)
Doge Nicolò Tron
Tiziano (1576)
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