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SANTA MARIA DI NAZARETH DETTA ANCHE DEGLI SCALZI (SEC. XVII) In Campo S. Giovanni e Paolo si ergono l’omonima Chiesa e il monumento equestre di Bartolomeo Colleoni realizzato dal Verrocchio. La Chiesa di San Giovanni e Paolo, costruita nel 1368, senza dubbio, è uno stupendo esempio di architettura gotico-veneziana. Vero e proprio pantheon della città, ospita le spoglie di numerosi Dogi e condottieri e opere di artisti come Bellini, Vivarini, Palma il Giovane, e Veronese. Ci troviamo nel sestiere di Cannaregio, la cui denominazione forse deriva da “Canal Regio”, cioè il canale che attraversa il sestiere e che unisce la laguna al Canal Grande, anche se più probabilmente il nome deriva da una corruzione dell’antico Cannarecium, cioè luogo dove crescevano canne in grande quantità. Qui, tra i monumenti e le stupende opere architettoniche, troviamo stupende opere pittoriche tra cui gli affreschi di Giovan Battista Tiepolo nella Chiesa degli Scalzi e nel Palazzo Labia. La chiesa barocca di Santa Maria di Nazareth detta degli Scalzi perché eretta per l’ordine dei Carmelitani è spesso ignorata dalla moltitudine frettolosa diretta alla Stazione ed è tanto decorata all’interno da dare l’impressione di entrare in una grotta fatta di fregi e pinnacoli. Incastonate tra le pareti si ammirano sculture e pitture dei grandi maestri del Sei-Settecento. Progettata da Baldassarre Longhena, con facciata ideata da Giuseppe Sardi ed è l’unica in marmo di Carrara presente a Venezia. Costruita tra i il 1660 e l'inizio del XVIII secolo, fu arricchita da una immagine proveniente dal Lazzaretto Vecchio, a quei tempi chiamato anche isola di S.Maria di Nazareth, e con quel nome consacrata nel 1705. L'istituto dei Carmelitani Scalzi si stabilì la prima volta in Venezia nel 1633 per opera del padre Agatangelo di Gesù e Maria, che con un compagno prese a pigione una casa a S. Girolamo. Nel 1635 i Carmelitani passarono in un'abitazione più capace alla Giudecca, e nel 1647 nell'Abbazia di S. Gregorio col desiderio di acquistarla, ma il costo era troppo alto. Nel 1649 edificarono un convento, ed una piccola chiesa, che intitolarono di S. Maria in Nazareth per una sacra immagine della Beata Vergine, portata dall'isola di S. Maria in Nazareth detta poi, per corruzione, il «Lazzaretto Vecchio». Verso il 1656 la chiesa venne demolita per innalzare l'attuale sul disegno del Longhena, nel 1705 venne consacrata. La facciata è del Sardi, e sorse a spese di Girolamo Cavazza. All'interno si conservava il celebre affresco di GB Tiepolo "Il trasporto della casa di Loreto", andato perduto nel bombardamento austriaco del 27 ottobre 1915. Si salvò, ed è tuttora visibile, "Santa Teresa in gloria", importante affresco giovanile databile 1720-25 dello stesso Tiepolo. Dell’affresco di Tiepolo rimangono il bozzetto e alcuni frammenti conservati presso le Gallerie. Nella parte centrale della volta realizzata nel 1745, come risulta dai documenti, veniva celebrato il miracoloso Trasporto della santa casa di Nazareth a Loreto, mentre in quelle parietali vi erano riportate scene dell’Antico Testamento. I sette frammenti sopravvissuti vennero rimossi nel 1916: tre pennacchi laterali con Mosè e Aronne, L’annuncio del profeta Nathan e Davide risponde alla moglie Mikal che lo rimproverava per aver danzato dinanzi all’arca di Dio, e quattro balconate, tre con fedeli ed una vuota, che costituivano gli angoli ricurvi del soffitto. I frammenti, recuperati dai depositi, con un restauro effettuato nei laboratori delle Gallerie dell’Accademia, sono ritornati nel 1996 alla loro forma originale e hanno ritrovato quella leggibilità che ha permesso di esporli. Alle Gallerie dell’Accademia è conservato anche uno dei bozzetti preparatori per la parte centrale del soffitto. L’affresco del soffitto, del 1934, Proclamazione della maternità di Maria al Concilio di Efeso di Ettore Tito, sostituì quello di Tiepolo del Trasporto della Santa Casa di Nazareth a Loreto (1743-45), distrutto dai bombardamenti austriaci del 1915. Nella seconda navata di sinistra, si conserva la tomba di Ludovico Manin, ultimo doge della città. Dal 1853 al 1862 se ne operò un radicale restauro a spese del governo austriaco. Soppresso il convento nel 1810, parte ne fu ridotta a privata abitazione e parte, cioè quella riguardante la «Fondamenta», venduta alla società imprenditrice della «Stazione Ferroviaria». ![]() |
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