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DOGI IN ORDINE CRONOLOGICO
  ANNI 697-827.
le brevi biografie sono di Franco Prevato



1°. PAULICIO ANAFESTO (697-717).

Chiamato anche Paoluccio fu, probabilmente eletto DOGE dai "venetici", a seguito di situazioni politiche e belliche in atto nei territori limitrofi alla gronda lagunare veneziana in contrapposizione con la presenza romana, longobarda e romano-cattolica . La leggenda vuole che da Anafesto (forse tra i primi secondi nomi o cognomi qual dir si voglia), sia discesa la famiglia Falier, ma questo viene riportato nella "cronaca" del diacono Giovanni, solamente nell'anno 1000. Non si conosce il luogo reale dove il "primo" DOGE insediò il suo enclave. Sicuramente erano già sorte da molti secoli città peninsulari come, Adria, Altino, Chioggia, Este, Oderzo, Padova, Treviso e Vicenza (per rimanere ai limiti della gronda lagunare). Ma anche altre città insulari erano sorte come: Eraclea, Grado, Malamocco, Mazzorbo, Murano, Pellestrina, Rialto, San Pietro e Torcello.

2°. MARCELLO TEGALLIANO (717 - 726).

La leggenda vuole che sia succeduto a Paoluccio Anafesto nel 717 ovvero, lo stesso "magister militum" che firmò il trattato con LIUTPRANDO (re dei Longobardi) assieme al suo predecessore. Probabilmente, come Anafesto, Marcello è solo un frutto postumo della "serenissima" macchina propagandistica. C'è chi sostiene che sia morto ad Eraclea nel 726 avendo dato origine alle famiglie Fonicalli e Marcello, chi invece, non sia mai esistito. Una cosa è certa che il "dux" romano, in quei tempi si stava trasformando in - "doge"- "duca" secondo l'etimologia fin qui adottata. Sull'etimologia mi è però sorto un dubbio, come dire, se invece fosse derivato da un latino più tardo "doga"? il significato sarebbe diverso perchè deriverebbe dal greco "doxi" che significa ricevere...
come infatti accade alla doga di una botte che, assieme ad altre ricevono il vino. Mi è sorto questo dubbio perchè il "dux" era il condottiero imposto, mentre il "doge" veniva eletto (nei primi tempi) dopo aver ricevuto il consenso della popolazione o di una parte di essa. 

3°. ORSO IPATO (726 - 737).

Nel clima di rivolta esploso in varie zone della penisola italica, a seguito degli editti iconoclastici proclamati dall'imperatore Leone III, tra i venetici presero il sopravvento forze antagoniste. Tra tumulti, guerriglie e scorribande non poteva certamente regolarizzare la situazione il popolo suddito; infatti furono gli uomini armati ad intervenire, così come imposero il nuovo doge. Fu rotto il "trattato Anafesto" di pacifica convivenza con i longobardi, firmato dall'omonimo doge e fu espressa una propria indipendenza. Nel 729 Ravenna occupata dai longobardi, dopo l'assalto a tutto l'Esarcato e la Pentapoli, venne liberata dalle forze venetiche. L'azione bellica trova l'ammirazione di Bisanzio ed Orso riceve la nomina di "IPATO" (console). Con gli anni le cose cambiano e mutano le alleanze anche per la crescita d'immagine che Venezia inizia a crearsi.

4°. DIODATO ORSO IPATO (742-756).

Dopo il "giallo" nella morte di "Orso", suo predecessore, torna a farsi presente il regime dei "magistri militum". Evidentemente i venetici dopo le prime affermazioni, non erano ancora pronti al totale controllo del territorio. Lo sbando è testimoniato dall'alternarsi al potere di Leone Domenico, Felice Corniola, Orso Diodato e Gioviano. La storia, non più leggenda, è ingarbugliata perchè il popolo venetico, l'impero romano e quello bizantino, vennero continuamente sottoposti a scorribande, saccheggi ed imposizioni da parte delle orde provenienti dai quattro angoli della terra. Non ultimi arrivarono i franchi di Pipino. Ravenna fu più volte presa e saccheggiata, resa dimora ed abbandonata dai longobardi ora sotto il regno di Astolfo. Così come molteplici furono le alleanze e le ripudie dei venetici. Finchè non emerse una figura risolutiva nei confronti della politica del doge Diodato Ipato (il significato di ipato è console di Bisanzio... e quindi si possono trarre le dovute conseguenze sul tipo di alleanze) , quella del suo successore Galla più propenso verso i nuovi "franchi" invasori. Diodato Ipato fu deposto ed abbacinato nel 756.

5°. GALLA LUPANIO - (756-757).

Dopo aver tradito "deusdeit (diodato) ipato" e dopo averlo fatto abbacinare (accecare) (*), si impone alla volontà del popolo venetico, con una elezione pilotata, Galla Lupanio. Anch'egli finisce accecato e condannato all'esilio. Di questo "condottiero" poco si sà, qualche storico lo vuole come fondatore della famiglia "Barozzi". Ancora oggi esiste il detto popolare sinonimo di "voltagabbana": voltabaròssi. 
(*) il martirio dell'abbacinatura spettava ai traditori ai quali veniva consentito il diritto alla vita ma non ai beni terreni dei quali venivano privati, ivi compreso quello della vista. Consisteva in due modi diversi di "operare" sulla pubblica piazza: il primo a "valve chiuse", ovvero sulle palpebre abbassate veniva posta una lama resa incandescente e, a secondo del tempo impiegato, avveniva l'incollatura delle palpebre stesse con opacizzazione totale o parziale del cristallino; il secondo più cruento a "valve aperte", dove poteva accadere anche l'esplosione del bulbo).

6°. DOMENICO MONEGARIO ( 757 - 764). 

Il clima politico dell'epoca non deve essere stato dei migliori e, le verità tornano ad ingarbugliarsi. L'impero romano è ormai diviso da secoli. Purtuttavia i legami con le terre orientali del mediterraneo continuano a permeare la vita di tutti i giorni. si creano fazioni in appoggio alla "nuova " realtà, quella dell'indipendenza dagli uni e dagli altri e, come è nella natura dell'uomo altre fazioni sorgono in contrapposizione. Sono anni..., che diventeranno secoli, durante i quali si discuterà molto della questione "iconoclasta". Per mascherare, come spesso accade le rivendicazioni di chi non possiede nulla, rispetto a chi ha già anche il superfluo dell'epoca. Il dogado di Domenico Monegario è anch'esso permeato da una sorta di contraddizioni pro e contro Bisanzio.
Così come subisce l'influenza di Desiderio, (re dei longobardi, salito al trono con l'appoggio del papa Stefano II , che lo preferì a Rachi, altro nobile longobardo. Astolfo morì senza avere eredi). Anche questa cronaca non finisce bene. 
Domenico Monegario finirà abbacinato e deposto nel 764 come i suoi ultimi predecessori. Venezia ed i suoi mercanti, nel frattempo cominciava ad espandersi, al di là delle beghe e delle questioni di corte, fossero esse laiche od ecclesiastiche. 

7°. MAURIZIO GALBAIO (764-787).

Eletto subito dopo il suo predecessore, il suo dogato sarà uno dei più lunghi nella storia della Serenissima "Repubblica" Veneta, durerà ben 23 anni che per quei tempi non era poco.
La cronaca lo vuole nato ad Eraclea, cittadina a nord della laguna veneta più vicina ai longobardi che non ai franchi e quindi Bisanzio che riscontravano invece, simpatie più verso sud ovvero: Malamocco e Clodia.
Ma con l'elezione di Maurizio Galbaio vi è una sorta di colpo di scena: l'immediata nomina di Ipato e Magister Militum da parte di Bisanzio che provoca la reazione di Desiderio re dei longobardi.
Il papa Adriano I spera che sia giunta l'ora di mettere le mani sulle terre veneitiche e sprona le velleità di Desiderio in nome dell'"Eclesia Defensor". Ma Desiderio non onora i patti sottoscritti da Carlo Magno e mette a ferro e fuoco tutte le terre dell'esarcato Ravennate.
Carlo Magno interviene, fino a cingerlo d'assedio a Pavia e nel 774 ottenerne la resa. 
Carlo Magno diviene re dei franchi e dei longobardi e si autonomina esarca di Bisanzio, quindi imperatore.
Il doge Maurizio Galbaio si sa barcamenare tra tutte le turbolenze in atto e a mantenere salde le redini del commercio con Bisanzio, muore nel suo letto nel 787.

8°. GIOVANNI GALBAJO ( 787-804).

Giovanni figlio di Maurizio non ebbe difficoltà ad assumere la massima carica dei venetici, ovvero quella di "DUX", con il padre era già reggente del piccolo impero che si andava sviluppando verso oriente.
L'Esarcato di Ravenna (gli esarcati non erano altro, in sostanza, che delle grandi Diocesi) era già stata trasferita da Ravenna a Grado e i quattro esarchi, di Alessandria, Antiochia, Aquileia e Grado furono definiti "Patriarchi".
Giovanni tentò in qualche maniera di mantenere gli equilibri tra franchi, papato ed impero d'oriente e forse ci riuscì, quello che fa supporre la fine del suo potere non derivò da fatti politici esterni (il popolo venetico, in sè, stava più per mare e a commerciare più che attendere le questioni di casa). La sua malaugurata idea fu, piuttosto quella di farsi affiancare dal figlio Maurizio (II ?) nei compiti di stato.
Dopo Maurizio e Giovanni , ancora un Maurizio Galbajo o Galbajione avrebbe potuto significare una monarchia anzichè una repubblica, ancorchè oligarchica. Giovanni ed il figlio Maurizio furono esiliati.

9°. OBELERIO ANTENOREO ( 804-810).

Le ambiguità dei venetici si manifestano a tutto tondo e sono rappresentate in pieno da questa famiglia, probabilmente proveniente da Asolo e stabilita a Malamocco. Obelerio, filo -franco venne eletto ma gli fu affiancato il fratello Beato, filo-bizantino. Il suo dogado se pur breve fu molto travagliato. 
Le dispute territoriali e gli intrighi cortigiani si risolsero con la distruzione di Eraclea e la conquista dell'Istria bizantina.
I franchi di Carlo Magno divennero quindi, sovrani su tutto l'alto Adriatico. Ma Niceforo, Imperatore Romano d'Oriente inviò una flotta, capitanata dal patrizio Niceta che produsse un vero e proprio blocco navale davanti alla laguna veneta.
Obelerio ritornò sui propri passi, anche perchè i franchi non disponevano di una flotta per fronteggiare il nemico, giurò fedeltà a Costantinopoli e Beato riaccompagnò Niceta in patria.
La vendetta di Carlo Magno non si fece attendere e nel 809 inviò il figlio Pipino che riuscì a costituire una flotta imponente tanto da far capitolare tutte le città rivierasche.
Il Consiglio non più venetico, ma VENEZIANO da qui in avanti si ritirò a "Rivoalti" (l'attuale Rialto) e predispose il "ricevimento" della flotta di Pipino in seno alla laguna, attirata da piccole imbarcazione sin dentro a quello che, ancor oggi viene chiamato il "Canale dell' Orfano" e distrutta. 
Il Canale dell'Orfano attraversa la laguna a nord di Burano e probabilmente collegava l'Adriatico ad Altino.
  Con Rivoalti si era nel frattempo costituito anche un altro insediamento molto importante, ovvero quello dell'Olivolo", oggi San Giuseppe di Castello che assieme costruirono i primi nuclei abitativi e consiliari di VENEXIA.
Obelerio fu deposto ed esiliato nel 810, probabilmente perché avversò la decisione di ritirare il Consiglio all'interno della laguna.
Nel 831 tentò una sorta di rivolta, fu sconfitto e fatto decapitare dal suo successore. 

10°. ANHELO PARTICIACIO
- Particiaco- Angelo Partecipazio ( 810-827).


I partecipazi si distinsero in tre dinastie, quella di Angelo fu la prima.
Angelo, protagonista nella difesa di Venezia, grande possidente di Eraclea, fu eletto doge al posto del suo predecessore in quanto aveva intuito l'unica strategia possibile nei confronti della flotta carolingia.
Il suo dogado fu, seppur contrastato dagli ormai consueti ondivaghi andirivieni della nobiltà elettrice, abbastanza tranquillo.
Le isole veneziane cominciarono ad essere rafforzate e rinforzate con materiali di risulta dagli scavi di parecchie "velme" (velma è il termine veneziano usato per definire le venature prodotte naturalmente dalle correnti di marea sul fondo fangoso e semi-affiorante, quindi paludoso).
Rivoalto venne consolidato e così come la parte occidentale dell'Olivolo, dove fu eretto il primo bastione con ponte levatoi e che divenne successivamente il palazzo dogale.
Con la benedizione di Ludovico il Pio ( ancorchè da Fortunato, patriarca di Grado insediatosi all'Olivolo), sotto Angelo nasce la prima zecca veneziana e le monete riportano la scritta "RIVOALTI" .
Costantinopoli tacque.
Angelo o Agnello morì nel 827 e sepolto a Fusina, lasciando in eredità il dogado al figlio Giustiniano. 
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