La gondola
Il felze

L'etimologia di felze è oscura

Alcuni vorrebbero farla derivare dal fatto che originariamente esso fosse costituito da un baldacchino di frasche (felci, appunto, da cui la forma veneziana "felze"). Secondo il Devoto, invece, deriverebbe dal bizantino "phylas-akos" (=protezione). Amore, intimità e mistero sono ingredienti essenziali dell'immagine della gondola coperta, frequentissima fino ai primi decenni del nostro secolo. La gondola col "felze" (così è chiamata la copertura) diventa del tutto simile ad una carrozza, liberata però dalle scomodità delle strade ed ingentilita dal confortevole scivolare sull'acqua. Se si aggiunge che il colore dominante era il nero e che la luce penetrava solo attraverso delle piccole finestrelle, ben si comprende come questo componente della gondola si prestasse a creare un ambiente riparato sì dalle intemperie, ma anche adatto, se usato "chiuso", a tutto ciò che si può fare al riparo da sguardi indiscreti. Nel corso di questo secolo, dopo periodi di grande fortuna, il felze è caduto totalmente in disuso.
Il felze della gondola
Il felze della gondola

Il felze "chiuso": usi più o meno leciti

Lo spazio, all'interno del felze, non era certo vasto, eppure sembra che consentisse un buon numero di "agi", a giudicare da quanto afferma Charles De Brosses: “Si sta lì come in camera propria, a leggere, a scrivere, a carezzare la propria amante, a mangiare, a bere… mentre si vanno a far visite in città”. Charles De Brosses (1709 - 1777), fu magistrato e scrittore francese, viaggiatore ed acuto osservatore, celebre per le sue "Lettere familiari scritte dall'Italia nel 1739 e 1740". E il suo contemporaneo Carlo Goldoni (1707 - 1793), insigne commediografo veneziano, aggiungeva: "Comodo come sdraiato a letto, potete andare in giro notte e dì, leggere, bere, mangiare... si fa di tutto!". La gondola col felze, dunque, poteva essere "garçonnière", luogo per colloqui riservati o incontri segreti, spazio per attività lecite e illecite. E', quindi, evidente che il "felze" dovesse essere spesso usato "chiuso" e, a tutela della sua riservatezza, stanno varie sentenze governative, nelle quali si afferma che "in barca ciascuno deve ritenersi al sicuro come a casa propria ". "Barca xe casa" (la barca è come la propria casa) si diceva a Venezia e, in base a questo principio, il felze diventava anche area di immunità diplomatica: gli sbirri che, nel 1777, cercarono di molestare l'ambasciatore imperiale che viaggiava in gondola furono severamente puniti. Ma a dispetto delle norme la gondola coperta fu anche mezzo privilegiato per fughe e delitti: vi sono casi di evasioni, rapimenti e persino omicidi compiuti al riparo del felze. Riguardo, invece, al suo uso come "alcova", ne "La venetiana", opera licenziosa del '600 si dice esplicitamente: “… abrazzève pur, vegnì pur zoso, che la gondola sta salda: bor su, zili, signori, fè elfato vostro, che questo xe ‘l vero campo franco de far divente ogni dona da ben puttana, e la vera quintana dove se rompe le lanze amorose” .

Il felze "aperto": fresco e mondanità

Al di là degli aspetti descritti, il felze aveva anche usi meno... avventurosi, come il semplice riparo dalle intemperie o dal sole cocente, dal godersi il fresco nei celebri "freschi" notturni veneziani ad ogni altra occasione di riunione nei canali più ampi. Si trattava di appuntamenti, momenti d'incontro per la nobiltà veneziana. Le signore vi partecipavano sfoggiando trucchi, gioielli, acconciature, abiti eleganti o sfarzosi. I "felzi", allora, venivano usati con la massima apertura, proprio per consentire lo sfoggio e le conversazioni. Nelle serate festive, dal lunedì dopo Pasqua ad ottobre, si svolgevano i "freschi", sorta di passeggiate in gondola ove imperavano lo sfoggio e la conversazione. Sembra che queste occasioni fossero talmente ambite da far sì che le dame veneziane disertassero le splendide ville in campagna, pur di parteciparvi. L'elemento maschile non era del tutto estraneo: al di là dei corteggiamenti, le conversazioni potevano assumere il tono di veri e propri colloqui d'affari tra i nobiluomini-mercanti. Simili ai "freschi" erano i "corsi", dove però le gondole si radunavano per dar prova di abilità dei vogatori, una sorta di "regate", in pratica, ma con forte accento mondano. Un'altra occasione mondana di uso del felze era il matrimonio: dopo la cerimonia, le spose avevano l'abitudine di recarsi in gondola con le amiche (e altro codazzo su altre gondole) a far visita alle parenti monache (quelle che non avevano la fortuna di poter godere di una dote adeguata e, pertanto, venivano "monacate"). Fino al XVI secolo le spose erano "esposte" su una panchetta fuori del felze, ma dagli inizi del '600 venivano adagiate su un ricco tappeto all'interno del felze, tenuto ben aperto, naturalmente!.

Evoluzione e declino del "felze"

Che il felze sia nato per riparare da intemperie e calura, è testimoniato anche dalle prime documentazioni visive di questo accessorio. Nei dipinti del '400 lo vediamo come un baldacchino formato da due archetti in legno, uniti superiormente da listelli longitudinali e ricoperti da un telo, che poteva fermarsi alla parte superiore o scendere a chiudere i lati, evidentemente secondo il clima. Nel corso dei secoli questo semplice riparo si irrobustisce ed arricchisce. Nel '500 la copertura comincia a diventare generalmente nera e prolungata a coprire i lati. Agli inizi del XVIII secolo i felzi appaiono, nei dipinti dell'epoca, più solidi e compatti, ma è solo apparenza dovuta al largo impiego di panno nero di lana, la cosiddetta "rassa ". Dalla metà del '700, invece, troviamo "felzi" completamente chiusi, più solidi e con aperture laterali chiudibili. Durante l'Ottocento il felze cambia leggermente, per poi stabilizzarsi fino alla sua definitiva scomparsa: aumentano ancora un po' le dimensioni e la costruzione si irrobustisce. La parete posteriore viene chiusa, ma rimane comunque uno sportello apribile per comunicare col gondoliere. Nel nostro secolo la gondola è soppiantata da altri mezzi di trasporto e il felze, legato ad un uso quotidiano dell'imbarcazione, viene progressivamente a scomparire.
Indice Venezia