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![]() Opera di Andrea Tirali (1688), restaurato nel 1794. Tirali conservò l'antico disegno, come appare nella pianta prospettica del De Barbari (1500). Il ponte dei Tre Archi è uno dei maggiori ponti di Venezia, insieme al ponte delle Guglie e dopo i quattro ponti sul Canal Grande (Rialto, Scalzi, Accademia e al ponte che ha il nome provvisorio di Ponte di Calatrava). Esso attraversa il Canale di Cannaregio all'incirca a metà della sua lunghezza ed è caratterizzato da una struttura a tre arcate, due laterali di piccole dimensioni e una centrale di ampie dimensioni. La forma atipica, e unica in Venezia, del ponte dei Tre Archi – un arco centrale a tutto sesto e due più piccoli ai lati – non ci deve far pensare ad un’originalità dell’architetto. Della medesima forma a tre arcate fu il ponte di San Lorenzo rappresentato nel celeberrimo quadro di Giovanni Bellini il Miracolo della reliquia della croce al ponte di San Lorenzo e nell’altrettanto famosa veduta a volo d’uccello di Jacopo de Barbari, ambedue del 1500. Inoltre gli architetti Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi presentarono nel 1587 un progetto per la realizzazione del ponte di Rialto – la cui costruzione terminò nel 1591 – con una struttura a tre archi. Tuttavia ambedue i progetti non furono accolti poiché la costruzione riduceva il passaggio alle grandi imbarcazioni. Proprio per la stessa causa si è avanzata l’ipotesi che il ponte dei Tre Archi sia stato costruito come una strozzatura per impedire l’accesso a barche nemiche di grosse dimensioni provenienti dal lato meno difeso della città, ossia dal canale di San Secondo, ma è più probabile che la scelta sia stata dettata semplicemente da ragioni stilistiche e statiche allo scopo di evitare pesanti solidificazione alle basi delle fondamenta, spostando il peso sui già esistenti piloni centrali. Il ponte dei Tre Archi, ad ogni modo, rappresenta un dignitoso portale d’accesso alla città per i viaggiatori che provenivano dalla terraferma dal lato nord occidentale. La prima versione lignea del ponte, progettata attorno al 1445 è attestata dalla planimetria quattrocentesca in cui viene raffigurato con un’apertura sulla sommità – forse per permettere il passaggio dell’albero delle barche a vela – e già nel 1462 si doveva procedere con urgenza al restauro. La prima variante in pietra invece fu terminata nel 1503, molti anni prima del ponte delle Guglie ultimato nel 1580. La versione definitiva viene eseguita nel 1688. Nei registri del Magistrato alle Acque dello stesso anno viene notificato dal Proto della Cassa della Laguna Domenico Marguti il pericolo del ponte in rovina “quasi intransitabile e cadente”. Allo stesso viene affidato dai savi del Magistrato l’incarico ad “assistere alla restaurazione”, i quali ordinano al Murer Mastro Alessandro di “restaurar detto ponte disfacendo dalla parte di Palazzo Valier, che minaccia di cadere”. Sempre nel 1688 si decise di abbattere il ponte ed ricostruirlo su progetto del Proto Andrea Tirali. Con disegni non completamente estranei ai progetti presentati cento anni prima per la costruzione del ponte di Rialto. Il Proto decise di sfruttare le basi dei piloni centrali, conservando così la forma a tre arcate del precedente ponte in pietra, con mattoni in cotto provenienti dalle migliori fornaci di Padova. Il ponte venne costruito senza bande laterali , come del resto lo furono molti ponti di Venezia, aggiunte durante i lavori di risanamento nel 1794 sotto la direzione del Perito Giuliano Zuliani. Successivi restauri furono compiuti nel 1835 e nel 1979 |
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