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![]() La sua costruzione rappresentò una radicale trasformazione dei trasporti e delle vie d'accesso a Venezia da sempre dirette verso il bacino di San Marco, determinando così anche la fine della secolare tradizione dei traghetti che da San Giobbe trasportavano i passeggeri a Marghera e Mestre. Nel 1837 Ferdinando I, Imperatore d'Austria, acconsentì la costruzione del tratto ferroviario che univa le due capitali del nuovo Regno Lombardo-Veneto: Milano e Venezia. Il primo tratto, da Mestre a Padova venne inaugurato nel 1842, ma per i passeggeri che dovevano raggiungere l'acquatica capitale era ancora obbligo, come da sempre, salire a bordo delle gondole che attraverso il canale di San Secondo giungevano alle rive di Venezia. La posa della prima pietra avvenne nel 1841 e terminò l'11 gennaio del 1846, Venezia così venne a perdere per sempre la sua unicità millenaria, sconvolgendo nel bene e nel male l'economia e la vita quotidiana dei veneziani. Non più sufficiente per lo sviluppo dei trasporti nazionali, il ponte ferroviario venne allargato nel 1970 con la costruzione di un nuovo ponte in cemento armato che affiancò il vecchio in pietra rossa. Il 1933, invece, è l'anno di apertura del secondo ponte automobilistico, progettato nel 1931 dall'ingegnere Eugenio Miozzi ed inaugurato da Benito Mussolini nel 1933 con il nome di Ponte Littorio. Al termine della seconda guerra mondiale è stato ribattezzato con il nome di Ponte della libertà in onore della liberazione dal nazi-fascismo. Il ponte, tratto finale della ex Strada Statale 11 Padana Superiore, è lungo 3,850 km ed è costituito da due corsie per senso di marcia e privo di corsia di emergenza. |
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