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Il fantasma del garibaldino

Venezia ha dedicato un monumento a Giuseppe Garibaldi (1807-82), padre in armi della nazione italiana.
Le sue leggendarie battaglie contro le dominazioni austriaca e francese - iniziate fin dal 1833 - culminarono nel 1860 con quella che negli annali è conosciuta come "la spedizione dei Mille". Imbarcatosi il 5 maggio nel nord Italia con mille uomini armati ai suoi ordini, vestiti tutti di camicie rosse (le uniche trovate in così vasto numero nel magazzino di una fabbrica), il generale sbarcò in Sicilia e, in poche settimane, la conquistò. In settembre anche Napoli era nelle sue mani. Il 26 ottobre consegnò le sue conquiste a re Vittorio Emanuele, riunificando di fatto la penisola. A Venezia bisognerà aspettare fino al 1866 perché le truppe italiane possano entrare in città. E in quello stesso anno che viene decisa la dedicazione del viale, mentre la statua sarà inaugurata successivamente. La statua del soldato di guardia alle spalle di Garibaldi non era presente all'inizio, fu aggiunta in seguito all'incredibile storia popolare. Si narra di un uomo, gran lavoratore, padre di cinque figli e che godeva a Castello la reputazione della persona onesta incapace di mentire, che un giorno si presentò all’osteria peno di lividi, dando una spiegazione alquanto bizzarra: "Ve l'ho già ripetuto cento volte! Era un fantasma! Io stavo solo girovagando per il giardino in cerca di lumache per il pranzo di oggi, come ogni venerdì sera. Solo che stavolta, appena arrivato vicino al monumento, eccoti quest'ombra che sbuca fuori così e mi colpisce sul braccio! Eppure lo sapete anche voi che la statua è lontana dagli alberi. Vi giuro che non c'era nessuno: e poi, dove sarebbe potuto scappare? Così come era comparsa, l'ombra è sparita nel nulla. Un'ombra rossa! ".
La notizia suscitò un certo scalpore nel quartiere, quel settembre del 1921, e divise gli abitanti tra quelli che credevano all’uomo quelli che, ironizzando, spiegavano come le uniche "ombre rosse " che aveva visto erano quelle dell'osteria (a Venezia l'ombra o ombreta è il bicchiere di vino che si beve, sfuso, nei locali). In un modo o nell'altro, dopo un paio di giorni la notizia passò in secondo piano, anche perché nelle serate successive nessuno si recò nel viale alberato, forse proprio per timore di un altro incontro sgradito. Ma a una settimana esatta dalla prima apparizione, una coppia che si era appartata in prossimità del monumento venne malmenata da "un'ombra rossa, rapida come il fulmine" e la sera successiva anche un pescatore, pure lui colpito da un "essere soprannaturale, come un'ombra rossa", si ritrovò un brutto bernoccolo sulla testa per essersi avvicinato troppo alla statua di Garibaldi.
Il fenomeno non poteva più essere ignorato, così nella zona venne subito costituito un comitato di vigilanza. La sera successiva all'aggressione del pescatore, una quindicina di uomini si appostarono sul viale in prossimità della statua del generale. Tutto andò bene fino all'una, una e mezza di notte, finché due degli uomini non decisero di ispezionare il monumento da vicino, non ebbero nemmeno il tempo di poggiare la mano sulla ringhiera, che un lampo rosso li investì stendendoli in men che non si dica.
Fu mentre gli altri prestavano soccorso agli sventurati che, proprio davanti al monumento, l'ombra si fermò acquistando forme e proporzioni umane. Era in tutto e per tutto bardata come una "camicia rossa", e guardava il gruppo con aria di sfida, senza parlare. "Ma quelo xe Bepi, Bepi el garibaldini" (è Giuseppe il garibaldino) disse un ragazzo "Bepi el vecio quelo che se sentava davanti a la statua e diseva, serio serio: Guarderò sempre le spalle al mio generale! E quando non ci sarò più, continuerò a farlo anche dal Paradiso. No vede che xe lu?". Giuseppe Zolli era nato in città nel lontano luglio del 1838 e avendo vissuto con occhi di bambino i moti rivoluzionari del 48, si era unito alla leggendaria spedizione garibaldina. Morto da poche settimane, il vecchio aveva mantenuto il giuramento di fedeltà al grande eroe di tutta la sua vita. Nel giro di qualche settimana, per volontà popolare, una nuova statua fece la sua comparsa sul complesso monumentale: quella del garibaldino, che alle spalle del generale sembra vigilare sulla sua incolumità. Le fattezze del soldato sono quelle del giovane Zolli. I resti mortali del garibaldino sono ancora conservati a Venezia, nel suggestivo settore cinerario del cimitero di San Michele in Isola. "Fedele alle dottrine mazziniane - dice il suo epitaffio - e alle aspirazioni del suo duce Garibaldi, con la mente e il core rivolti alle terre nostre irredente ". Accanto alla sua urna vi sono quelle dei due figli, Euclide e Mameli.
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