|
La grande pestilenza del 1575 giunse a Venezia improvvisamente, cogliendo la città di sorpresa. E mentre il morbo imperversava mietendo migliaia di vittime, nell'estate del 1576, nel Ghetto erano solo i bambini a morire, e in numero sempre maggiore. Nell'aria si sentiva in continuazione il pianto dei genitori, e poiché solo il quartiere ebraico era preda di questa strana, spaventosa selezione, tutti i rabbini, sotto la guida del capo della comunità, rabbi Jacob Sterchel, si riunirono e disposero che si facessero digiuni e speciali preghiere per fermare la peste e riconciliare gli abitanti del Ghetto col Signore. Ma non servì a nulla. Inutilmente rabbi Sterchel cercava nei suoi libri la soluzione per porre fine alla tremenda piaga finché, una notte, sognò il profeta Elia che in piedi vicino al suo letto gli diceva: "Alzati e vieni con me". Il rabbino ubbidì, e fluttuando sulle acque della laguna seguì il profeta fino al Lido, ove si trova il beth-chaim (la casa dei vivi), il cimitero ebraico di Venezia. Qui il rabbino vide gli spiriti dei bambini morti che correvano qua e là, giocando e ballando tra le tombe. Egli avrebbe voluto chiedere al profeta cosa significasse quella visione, ma in quel momento si svegliò. Pensando comunque che l'apparizione fosse un suggerimento divino, aspettò il mattino successivo, e convocato un suo discepolo gli disse: "Se vuoi contribuire a scacciare la peste, recati al cimitero a mezzanotte. Lì, vedrai i bambini morti giocare. Strappa a uno di essi i tachrichim (i teli mortuari) e portameli subito". Il discepolo ubbidì. Di notte si recò al cimitero con una piccola imbarcazione e si nascose tra le lapidi ad aspettare i rintocchi della mezzanotte. A quell'ora, gli spiriti dei bambini cominciarono a uscire dalle tombe, avvolti nei tachrichim. I piccoli si misero subito a giocare e correre di qua e di là e quando uno di essi gli fu abbastanza vicino, il discepolo gli strappò di dosso i teli mortuari e fuggì a casa del rabbino. Nella notte, rabbi Sterchel sentì un tenue picchiettio alla finestra. Guardò fuori e vide il bimbo che implorava con voce fievole: "Rabbi, restituiscimi i miei tachrichim. Senza tachrichim non posso fare ritorno". Ma il rabbino rispose: "Non te li restituirò finché non mi dirai perché nel Ghetto la peste colpisce solo i nostri bambini ". Sul momento il piccolo si rifiutò di rispondere, ma vista la fermezza del rabbino spiegò subito che la causa di tutto era una madre che aveva ucciso il figlio appena nato. Poi, riavuti i suoi veli, fece ritorno al cimitero per coricarsi con gli altri nel sonno eterno. L'indomani, saputo di chi si trattava, rabbi Sterchel convocò tutti i rabbini del Ghetto e ordinò che gli fosse condotta davanti la donna assieme al marito, il quale era a conoscenza del delitto. I due, smascherati, confessarono tutto e furono consegnati alla giustizia. Da quel momento cessò la moria di bambini ebrei, e fino alla fine dell'epidemia nessun altro abitante del Ghetto ebbe a morire di peste. |